I mercati agroalimentari e la città: dalla storia al futuro prossimo
Colloquio con Paolo Lombardi, presidente della SO.GE.M.I.
Mediolanum, toponimo originale di Milano, significa “luogo di mezzo in un territorio” e bene descrive il ruolo chiave, funzionale e simbolico, che la città ha sempre avuto nella pianura padana fino oltre i confini nazionali: da questa collocazione geografica così centrale sono derivate molte delle sue caratteristiche peculiari e, tra queste, la vocazione al commercio e allo scambio delle merci. Dalla cosiddetta rivoluzione commerciale del Medioevo, che Milano ancora ricorda nei nomi delle sue piazze e vie (Mercanti, Speronari, Orefici, Spadari, Molino delle Armi, etc,), fino ad oggi, tale vocazione ha da sempre influenzato fortemente la forma e gli usi della città. Ed è soprattutto la vicenda dei continui spostamenti nella città dei mercati generali (tra le più importanti strutture-monumento del paesaggio urbano della città industriale) che testimonia questo rapporto così ancora vivo per Milano e la Zona 4: basta vedere il polo agroalimentare della SO.GE.M.I. con i suoi 5 mercati che, a cavallo della via Lombroso, occupano una superficie di circa 813.000 metri quadri.
Il punto è che Milano ha già vissuto almeno tre rivoluzioni storiche per quanto riguarda i mercati generali e oggi si appresta, forse, a vederne una quarta: nel 1860 vennero, infatti, costruiti per la prima volta vicino all’attuale carcere di San Vittore e, tra il ’62 e l’88, nacquero i mercati della frutta e verdura (al Verziere), del pesce (in piazza Santo Stefano) e dei formaggi (in piazza Vetra). All’inizio del ‘900 il mercato di frutta e verdura si spostò nell’attuale largo Marinai d’Italia e il Pubblico Macello si localizzò dov’è ora dietro allo scalo di Porta Vittoria. Negli anni ’70, infine, venne costruito l’Ortomercato in via Lombroso intorno al quale si è andato consolidando il polo agroalimentare che oggi conosciamo. In breve, un processo evolutivo che ha visto il continuo allontanamento di queste funzioni dal centro urbano mentre la città si espandeva. Nel frattempo la società e la stessa città hanno comunque continuato a modificarsi così come sono cambiate anche le necessità funzionali di un mercato annonario, tanto che oggi le strutture della SO.GE.M.I. hanno una doppia anima: da un lato, offrono servizi innovativi ai cittadini (basti pensare alle modificazioni sociali indotte dal “mercato del sabato” aperto al pubblico) ma, dall’altro, traspare anche una certa aria di dismissione, soprattutto della parte a nord di via Lombroso, nei pressi dei viali Mugello/Molise.
Per cercare di capire la situazione attuale dei mercati milanesi e le ragioni che, in prospettiva, potrebbero far pensare ad una quarta rivoluzione nel loro rapporto con la città, siamo andati ad intervistare Paolo Lombardi, il presidente di SO.GE.M.I., il quale ci ha ricevuto con il suo staff, l’avv.Stefano Zani, direttore operativo, e Lidia Lupi, responsabile delle Relazioni Istituzionali e Iniziative speciali.
Quali ruoli strategici mantiene ancora oggi il mercato all’ingrosso in Milano? Quali sono i vantaggi offerti ai cittadini?
Bisogna sempre distinguere la funzione annonaria rispetto a quella strettamente commerciale. Per quanto riguarda la prima, si tratta di una funzione indispensabile: ieri sera abbiano fatto tardi in uno studio televisivo parlando di influenza aviaria e di tutto ciò che vi sta dietro. Le carni che passano nel nostro mercato Avicunicolo sono delle carni di cui abbiamo la tracciabilità e di cui diamo delle garanzie: ci sono i regolamenti comunali, la presenza di veterinari comunali e presso le aziende, la presenza continua delle ASL. Tutto ciò è un elemento fondamentale: dal punto di vista annonario siamo dunque solidissimi e all’avanguardia. Per quanto riguarda il Pubblico Macello abbiamo visto che la funzione è meno strategica in questa zona centrale della città, per cui stiamo lavorando per una sua dismissione ovvero all’affidamento di un altro macello in un altro luogo ad un soggetto terzo che stiamo individuando. Poi c’è l’altro aspetto, quello dello scambio commerciale: il nostro è un mestiere legato alla società e al mondo che cambia e quindi va tenuto in manutenzione aggiornata. La strada è aperta: si tratta di restare aggiornati, essere attrattivi per gli operatori che oggi vivono sul mercato e offrire loro un luogo e dei servizidove le transazioni possano realizzarsi in modo efficace con l’incontro tra la domanda e l’offerta. Questo è un discorso che vale per Milano e il suo hinterland con un bacino d’utenza di 10 milioni di abitanti che dipendono dalle nostre forniture.
Quali criticità pone una localizzazione così centrale nella città?
Siamo in un quartiere dove credo che i cittadini siano di cattivo umore con noi e forse non hanno tutti i torti. Per fare un esempio d’attualità, il polo mercatale pone dei problemi alla città così come avveniva per Fiera Milano nell’ambito del viale Monte Rosa e via Domodossola. Si tratta, in altre parole, di strutture con un bacino d’utenza e con un indotto tale che sono difficilmente mantenibili nel centro.
C’è anche (interviene su questo l’avv. Zani, n.d.r.) un problema strutturale: la realtà è che questo mercato necessita di spazi diversi da quelli che ha attualmente.
Se questa è la situazione attuale, quali scenari futuri sono dunque ipotizzabili?
Si tratta di lavorare in un doppio scenario temporale. Nel lungo periodo, diciamo tra i 7 e i 10 anni, l’indicazione che sta emergendo è quella di un unico polo mercatale fuori città: il meno fuori possibile e ben collocato rispetto alla rete dei trasporti.In prospettiva, dunque, SO.GE.M.I. è chiamata a realizzare la delocalizzazione dei mercati in modo da garantire a tutti gli addetti una struttura mercatale nuova e d’avanguardia, che incorpori le migliori soluzioni logistiche proposte a livello internazionale. L’avvenire di un centro commerciale plurifiliera come quello che la città di Milano può proporre è una struttura che sta in mezzo alla pianura all’incrocio tra nord-sud e est-ovest, quindi i corridoi comunitari intermodali ‘5’ e ‘1’. Il punto di incrocio e il momento di contrattazione tra l’insieme di paesi che vanno da Lisbona a Kiev e dal sud Italia verso nord, restando solidamente radicata alla città di Milano.
C’è poi anche un futuro immediato, cioè oggi e fino a quando non ci saranno le condizioni per costruire le nuove strutture. C’è da gestire l’oggi e l’immediato domani, per anni: e questo va fatto mantenendo il livello di efficienza di ciò che hai. E su questo ci stiamo impegnando con forza: ri-asfaltature, nuovo sistema di illuminazione e progetto di canalizzazione del traffico all’interno con l’obiettivo di togliere i TIR dalla strada e anche un nuovo centro ristoro. L’obiettivo è guadagnare spazi per le attività e per i parcheggi, migliorare l’efficienza, la sicurezza ed anche il livello di ospitalità a chi arriva. Nel breve periodo, in altre parole, il tema è lavorare tutti i giorni per migliorare il quotidiano.
Visto questo doppio scenario, a breve e a lungo termine, è possibile pensare ad una progressiva restituzione alla città di una parte delle strutture SO.GE.M.I. a nord di via Lombroso, anche visto ciò che sta accadendo nell’ex-scalo di Porta Vittoria?
Credo che il punto non sia solo quello che SO.GE.M.I., in quanto società concessionaria delle aree, diventi l’unico attore: ma che sia anche la città che possa venire incontro ai Mercati. L’ambito, del resto, è un luogo ben servito dalla rete dei trasporti e molte cose potrebbero accadere.
In parte è un processo che sta già accadendo: una parte dell’area scoperta a nord, ad esempio, viene utilizzata dal Comune di Milano per il deposito delle auto sequestrate. Questo avviene provvisoriamente ed è un aiuto che abbiamo dato al Comune e all’ATM. Poi ci sono altri spazi in quell’area che vanno ristrutturati dove prima c’era un “cash and carry”: una funzione che potrebbe tornarci forse anche occupando uno spazio più grande. Altre ristrutturazioni potrebbero inoltre essere fatte. Stiamo valutando, ad esempio, come iniziare a recuperare le palazzine liberty su viale Molise: non tutte sono libere, alcune sono occupate dall’ASL e altre necessitano di ristrutturazioni molto importanti. In generale su tutta l’area verso nord, che non riguarda solo le palazzine ma che arriva fino a dove c’è il Pubblico Macello che oggi occupa un’area più ristretta di qualche anno fa, l’idea è comunque prevedere un utilizzo diverso. Gli scenari percorribili sono molti anche se le strutture esistenti sono molto compromesse. Vito Redaelli
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