LE PICCOLE CANAGLIE CRESCONO
La gatta Bianca, assurta con felina determinazione dalla vita incerta del cortile ai fasti del focolare domestico, per tutto poteva essere scambiata fuorché per un neonato intento a sottrarre attenzioni e affetto a chi lo aveva preceduto; ma tant’è, la gelosia è tale una brutta bestia che la ciclonica Sammy, che come tutti i figli unici consolidati avrebbe accolto un fratellino usandolo come ricetta da fast food, s’era messa a farle la guerra. Bianca s’era trovata così a dover fronteggiare dispetti che avrebbero messo in difficoltà qualsiasi gatto cresciuto nella bambagia, ma che per lei, che aveva randagiato ed elemosinato per dieci anni, rappresentavano semplici divagazioni esistenziali da fronteggiare soffiando ad artigli spianati. Giudicando di poca soddisfazione e troppo rischio prendersela con la gatta, Sammy aveva allora guardato meglio intorno a sé, per scoprire verità da sempre evidenti, ma che una somma di necessità, convenienza e amore verso il quieto vivere le aveva fino allora occupato soltanto i recessi meno sondabili della bellicosa anima.Tanto per dirne una, Sammy non solo non aveva un padre da esibire, ma neppure sapeva chi questo padre fosse.Come non bastasse, capitava che certe sere Mary, la madre, figlia di Luiss e, per sua fortuna, del tutto dissimile dal medesimo, la portasse due piani sotto, dai nonni, per uscire con le amiche, e capitava anche che, in seguito ad attenta e furtiva verifica, saltasse fuori che ciò che era stato dato come “amiche” in realtà fosse “amico”, e periodicamente mutasse identità e connotati. In un paese mediterraneo, intriso di atavismi e cultura cattolica, un uomo che cambia donna ogni tre mesi viene considerato in gamba, mentre una donna che fa altrettanto gode di considerazione meno goliardica e più compromessa, e a Sammy la cosa, trattandosi della madre, non poteva andare giù. Il guaio era che Mary, davvero bella ragazza, bionda di un biondo capace di reggere a ogni verifica, desiderava rifarsi una vita, ma aveva un’indole malinconica e sensibile, e malinconia e sensibilità piacciono agli uomini fino al momento in cui ti hanno sfilato gli slip, dopo è meglio non tirarle più in ballo. Sammy stava spostando la propria gelosia dalla gatta alla madre, così che presentarle qualcuno diventava pericoloso, poiché la pargola, degna nipote del proprio nonno, sapeva bestemmiare come un camallo in cassa integrazione a zero ore, insultare come un automobilista in Lamborghini incenerito al semaforo da una vecchietta in Panda 650, e sputare come un lama appena importato dal Perù con i quarti di luna per traverso per via del fuso orario. Dopo qualche tentativo Mary aveva lasciato perdere, anche perché le sue storie, con il piombo nelle ali di malinconia e sensibilità, duravano già poco senza che Sammy ci mettesse del proprio. Ma Sammy si inaspriva, e quando, una o due sere a settimana, Mary la portava dai nonni, dove del resto passava già l’intera giornata, accampava ogni sorta di scusa per ostacolare la transumanza. Finché una sera esplose: <<Tu non vedi le amiche, tu vedi quel polpo lesso di Nicola!>> Mary, presa alla sprovvista, si disse ma sì, una bambina del giorno d’oggi a otto anni è scozzonata abbastanza per capire che una poveretta avrà ben il diritto di cercare di costruirsi un futuro; e aveva ammesso: <<D’accordo, esco con Nicola.>> Ma Sammy era Sammy. <<Eh no, tu con Nicola mica esci, tu fai finta di uscire, poi torni su con lui e rimanete a casa, mentre io sto qua a grattarmi!>> era riesplosa. E giù lacrime. Mary s’era ricordata di essere malinconica e sensibile, e, accarezzandole la testa, aveva iniziato quella che, a suo avviso, sarebbe dovuta essere un’edificante chiarificazione familiare:<<Vedi, Sammy…>> Ma Sammy, sia pure in lacrime, restava Sammy. <<Tu con quello zombi ci vai a letto, ecco perché mi butti fuori di casa!>> Mary cominciò a temere che malinconia e sensibilità la stessero portando verso lo svenimento. <<E con quale gusto non so, visto che quel pirla ce l’ha anche piccolo!>> stava intanto rincarando Sammy. Mary ormai sentiva di essere a un solo passo dallo svenimento.Artigliò la spalliera della poltrona alla quale s’era appoggiata. Luiss cercò di sdrammatizzare, e di metterci da par suo una pezza:<<E tu come lo sai che ce l’ha piccolo?>> domandò incautamente. <<Perché gliel’ho visto da buco della serratura!>> ruggì Sammy. Allora Mary svenne davvero, a corpo morto, franando sulla incolpevole Bianca che stava ronficchiando sopra la propria poltrona preferita. Giovanni Chiara
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