Il sottomarino Toti, ovvero l’ospite estivo della Zona 4

 

Per i cittadini milanesi della Zona 4 rimasti in città durante il mese di agosto un evento straordinario non potrà che rimanere a lungo impresso nella memoria collettiva: l’approdo del sottomarino Toti, “parcheggiato” in via Toffetti dal 12 al 13 agosto per poi essere trasportato nella notte del 13 verso la sua destinazione finale, il Museo della Scienza e della Tecnologia in via Olona, attraversando trasversalmente quasi tutta la nostra zona (vie Tertulliano, Bonfadini, Cadibona, Molise, Anfossi, Regina Margherita, Caldara).

La cronistoria dell’evento che ha occupato saltuariamente le pagine milanesi del Corriere negli ultimi tre anni è presto detta: il Toti, primo sottomarino costruito in Italia nel dopoguerra, della lunghezza di 48 metri e che è stato “pensionato” nel 1999 dopo lunghi anni di onorevole servizio, venne donato dalla Marina Militare al museo meneghino. Il progetto è rimasto tuttavia a lungo nel cassetto dei sogni per una serie di problemi logistico-economici e, nonostante lo sforzo di chi come il sottoscritto ha cercato a lungo di aprire un dibattito pubblico sul Toti, fino al fatidico 12 di agosto 2005, ben pochi sembravano interessarsi al tema. Visti i problemi che la città ha avuto in agenda negli ultimi tempi, l’evento non rappresentava evidentemente la notizia dell’anno eppure ci era sembrata fin dall’inizio un’occasione interessante, oltre che curiosa, per ragionare sulle pratiche di comunicazione culturale della città e per avanzare, con un po’ di fantasia, una possibile proposta progettuale innovativa: ma il clima estivo, si sa, e le scarse occasioni di vita culturale della città nel mesi di vacanza risvegliano gli interessi più profondi di una città.

La risposta della cittadinanza è stata infatti straordinaria, ben oltre le più rosee previsioni. I due giorni durante i quali il Toti è stato ospite della zona 4 in via Toffetti hanno già visto un afflusso di gente notevole, con chiusura delle strade, vigilanza urbana e servizi navetta di bus dedicati: la curiosità nel vedere la sagoma del sommergibile nero nel paesaggio periferico è stata tanta. Ma la vera esperienza straordinaria è stata quella del trasporto notturno del sommergibile nelle strade della città fino al museo: in uno dei passaggi chiave il Toti è emerso dalla via Anfossi verso viale Montenero svoltando sul viale Regina Giovanna tra una folla straripante, luci da set cinematografico e applausi nei momenti più difficili. Un’esperienza surreale di felliniana memoria che ha monopolizzato per una notte intera la città, concludendosi solo alle 6 del mattino in via Olona.

Se questa, in estrema sintesi, è la cronaca, passiamo ora ad una valutazione critica dell’evento, concentrandoci su due questioni nodali. La prima, di tipo generale: il notevole successo dell’iniziativa dimostra come i cittadini milanesi, di ogni età e sesso, abbiano bisogno di eventi di questo genere normalmente poco disponibili nel ventaglio di un’offerta culturale della città. Tale domanda è a tal punto diffusa che un buon numero milanesi non ha esitato a trascorrere una notte insonne pur di seguire le peripezie del sommergibile: il caso in esame rappresenta dunque uno stimolo a sperimentare nuovi progetti intelligenti e innovativi. La seconda, più direttamente legata al futuro del Toti riguarda il suo progetto museografico finale, ovvero le modalità espositive del sommergibile all’interno di quello straordinario spazio leonardesco che è il Museo della Scienza. Al momento poche sono le informazioni disponibili: in una prima fase dovrebbero venire aperti due varchi nel fianco del Toti per poter visitarlo dall’interno e, in una fase successiva, dovrebbe essere realizzato un nuovo ingresso al museo, dalla via Olona, dedicato esclusivamente al sommergibile. La speranza è che la qualità del progetto architettonico-espositivo sia elevata almeno quanto la spettacolarizzazione del viaggio urbano del Toti: che, ad esempio, l’allestimento sia in grado di attualizzare e migliorare la meravigliosa spazialità tridimensionale che caratterizza oggi numerose sale del museo; che la fruibilità del sommergibile, sia materiale (collocazione nel museo e percorsi espositivi) che in termini di memoria storica (testimonianze dei militari che ebbero l’occasione di portare il Toti in missione), sia massima; che il progetto illuminotecnico possa simulare adeguatamente le atmosfere e le sensazioni degli abissi marini. In una cultura-civiltà sempre più protratta verso le seduzioni immateriali delle reti virtuali, il Toti rappresenta una risorsa significativa della cultura-civiltà materiale del secolo scorso: tale risorsa è certamente da valorizzare ma, dal punto di vista delle tecniche di comunicazione culturale, questo significa potere utilizzare tutti gli strumenti di comunicazione possibili, compresi quelli spettacolari ed interattivi, per istituire un nuovo rapporto tra didattica e maieutica. L’augurio è che il Toti sia l’occasione per una nuova sperimentazione museografica virtuosa per Milano verso questa direzione. 

Vito Redaelli