Un’ idea andata a canestro
Quando nasce l’idea All Basket? “È nata negli anni 60 con me e Rubini, uno dei maggiori rappresentanti del basket italiano – racconta il titolare, il signor Basilio – quando ci accorgemmo che non c’era nessuno che s’interessava degli articoli per il basket. Allora insieme a un altro atleta dell’Olympia di Milano che aveva aperto un maglificio a Trieste (dove lavorava un certo Missoni) gli chiedemmo se poteva fare indumenti per la pallacanestro. Da lì è nato tutto il discorso di specializzarci nel settore che allora era una nicchia nel panorama sportivo italiano”.
Questa in breve la nascita di quello che è stato per anni il punto di riferimento per molte squadre dell’universo basket, dove si poteva trovare tutto quanto serviva ad un team (parola allora sconosciuta) per giocare sui parquet dei palazzetti italiani. Nel ‘65 la svolta. Un gran giocatore, Pitt Bradley, oggi Senatore USA, fece conoscere al signor Andolfo materiali che già si usavano negli Stati Uniti, tra i quali le All Star rosse. Chi ha qualche annetto credo ricolleghi subito il colore delle scarpe con quella che è stata una delle squadre più amate: la Simmenthal. Ai suoi tempi non c’era avversario in grado di fermare la furia delle famose “scarpette rosse”. Trofei, campionati, coppe a più non posso, gloria in Italia e all’estero. Ma torniamo al signor Basilio che prende la palla al balzo e inizia a commercializzare anche in Italia tute per allenamento, calze tubolari e altri articoli esclusivamente legati al mondo della pallacanestro. Inizia così a servire quasi tutte le compagini italiane e anche estere come il Real Madrid o il Paris St. Germain. Un’attività che rimane leader in Italia fino a quando produttori locali ed europei fiutano anche loro il “business” e, spinti dall’espandersi della disciplina sportiva, si buttano sul mercato e fanno concorrenza all’All Basket, dove nel frattempo sono passati i campioni più conosciuti e ammirati dai tifosi: Driscoll, Mc Adoo, il mitico Mike D’Antoni, Julius Irving e l’elenco potrebbe continuare ricostruendo la storia del basket italiano degli ultimi quarant’anni.
Di fronte alle mutate esigenze di mercato e ad una saggia intuizione, il signor Basilio si ricicla. Fare il grossista non era più il caso, meglio cambiare e aprire al pubblico il negozio di via Caltanissetta di fronte alla sede dell’Olympia. Idea vincente anche se i contatti con le squadre non s’interrompono. Poi nel 1989 All Basket si ingrandisce e si trasferisce, aprendo gli attuali “cinque occhi di vetrina”, in via Anzani.
Orami le grandi squadre sono sponsorizzate dalle grandi case ma il negozio di via Anzani rifornisce ancora di palloni, maglie, scarpe, alcune sembrano uscite dal film di Star Trek, le compagini minori o le società giovanili della galassia pallacanestro. “Oggi solo il 10% della clientela è composto dalle società, una volta era il 90%, il resto è il privato che viene qua a comprare la maglietta da indossare, o per andare in palestra”. Una parentesi: si fa presto a dire palloni o scarpe. I palloni sono in cuoio sintetico, il solo omologato per tutte le manifestazioni fino alle Olimpiadi, o in gomma-nylon, non omologato, e usato per giocare all’aperto. Il cuoio naturale è impiegato solo per i palloni utilizzati nel campionato americano della NBA. Il campo stesso influenza la scelta del pallone, quello duro vuole un pallone sgonfio, quello elastico un pallone gonfiato al massimo.
Per le scarpe vale lo stesso discorso: le caratteristiche del piede di un giocatore o il modo di camminare giocano un ruolo importante nella scelta della scarpa giusta, quella perfetta non esiste, per consentire quelle modifiche che danno il massimo confort e di conseguenza il massimo rendimento del giocatore. “Sembrano dettagli ma hanno la loro importanza”- ci conferma il signor Basilio che del basket è un grande innamorato (ci ha anche giocato).
Talmente appassionato che ricorda tutti i giocatori che ha visto calcare i campi da gioco in tutti questi anni ed è amareggiato che la pallacanestro, come molti altri sport, stia perdendo la base, le leve su cui contare. “I giovani, ma forse più dei giovani la colpa è dei genitori, praticano poco sport. Anche le scuole non hanno programmi validi come quelli che ci sono all’estero” – chiosa Basilio. Ribadisce anche che stiamo perdendo competitività per questo. Si dovrebbe fare di più, secondo lui, per mandare i giovani su un campo di qualsiasi genere, sia da calcio, sia da basket, o su una pista o in una piscina. “E poi ci lamentiamo quando leggiamo che tre ragazzi su 10 sono obesi o hanno problemi di sovrappeso e vanno incontro a disturbi cardiaci nel tempo” è il commento amaro, ma vero, di Basilio Andolfo, ultimo custode di un’attività che forse non festeggerà i cinquantanni: vorrebbe lasciare, Basilio.
Gli auguriamo di spegnere tutte quelle candeline. Vorrà dire che i campi da basket saranno attivi. E i giovani avranno un indirizzo sicuro dove trovare una divisa per fare bella figura. Via Anzani 3, zona Quattro. Sergio Biagini
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