Là dove c’era il mulino, ora c’è…

E’ rimasta una spiga nel logo del Grand Visconti Palace di viale Isonzo 14, per ricordare che lì c’erano la sede e i silos dei Mulini della Saiwa (Mulino Verga il nome esatto).Un imponente edificio con alte pareti scure su cui si aprivano piccole aperture, con due torri su via Mantova ed un grande ingresso in cui entravano i vagoni ferroviari provenienti dallo Scalo Romana che portavano la farina fin dentro il Mulino.

prima

In cerca di spazi per un nuovo grande hotel, il signor Leonardo Groppelli ha “adocchiato” il Mulino Saiwa e valutato che quella poteva essere una buona sede per un hotel con le caratteristiche che il Grand Visconti Palace voleva avere.

durante

Mantenuto lo skyline e lo stile dell’edilizia residenziale d’epoca (che si può vedere, ad esempio, in via Mantova), il resto…… è tutta un’altra storia, essendo stato ricostruito ex novo al 75 per cento per diventare, secondo le parole del direttore, Claudio Gnoni, un “resort in città”, un hotel per una clientela d’affari, ma anche un centro benessere, un luogo dove è possibile trovare oltre al confort il relax, ad esempio sostando nel giardino d’inverno o, con la bella stagione, nel giardino all’italiana, che, invisibile dall’esterno, crea una vera oasi di tranquillità.

Un hotel che può sembrare forse esclusivo, ma che vuole anche essere un luogo dove entrare a vedere una mostra allestita nella grande hall (ad esempio a gennaio erano esposti dei bellissimi falsi d’autore), o a partecipare ad eventi che via via verranno promossi. Dunque, una presenza viva e di qualità, volendo sintetizzare la sensazione che abbiamo avuto.

Stefania Aleni

In giro per un grande albergo, ovvero la mia prima volta…..

Le grandi porte girevoli, i facchini e i dipendenti in uniforme, i clienti che entrano ed escono in una giornata fitta di impegni, o che rimangono seduti sorseggiando un drink o leggendo il Financial times (FT per gli amici).Questi erano vecchi sogni di bambino, legati a nomi come Hilton, Astoria, Four Seasons.Invece anche a me, studente universitario poco più che ventunenne, è stato concesso di entrare nelle sale del potere alberghiero, nelle cripte del relax, nell’intimità più segreta della quasi mondanità fattasi hotel.“Quasi” perché il Grand Visconti Palace non è uno di quegli alberghi di lusso sfrenato, che si possono trovare qui a Milano nelle zone più centrali della città o nel quadrilatero della moda: è un quattro stelle, per semplificare da un punto di vista iconografico.Ma a me basta.Le stesse fantasie d’infante mi si concretizzano davanti: uscieri che salutano anche se non ti conoscono, gente che si nota per l’eleganza e lo status sociale che legge o sorseggia, proprio che sognavo da piccolo.E poi queste hall enormi, coi divanetti di cortesia, e le mille persone che vanno e vengono, che rendono il tutto ancora più affascinante.Mi è stato addirittura permesso di visitare le zone esclusive del Grand Visconti Palace, io esploratore nella selva sconosciuta, astronauta atterrato su un pianeta lontano, archeologo che scopre poco a poco qualcosa di una civiltà diversa, poco reale, poco accessibile.Mi trovo a vedere la piscina, 20 m per 7, incantata perla all’interno del centro benessere (ben-essere, un augurio): sale adibite ai massaggi, alla cura del corpo, novella beauty farm persino in un albergo.I giardini poi, quello estivo e quell’altro invernale, sospiri invitanti per pomeriggi ozianti.

dopo

 

Per terminare con la suite nella torre.Niente di megagalattico, non temete: ori, gioielli, tigri, pavoni, liane e odalische li lasciamo alle illusioni, ai libri di favole e agli straricchi che popolano i centri esclusivi.La suite però è di tutto rispetto; situata in una delle due torri, si sviluppa su tre piani: sala da pranzo, bagno ad ogni piano, camera da letto, e, al terzo e ultimo piano della torre, grande vasca idromassaggio (da loro chiamata piscina) con televisione al plasma e vista panoramica sulla Madonnina, in lontananza ma visibile, smog permettendo.Rimaniamo lì ad osservare la suite, gli accorgimenti, il gusto che tende al moderno nella realizzazione stilistica (che si diversifica da quello classicheggiante della maggior parte della struttura), la vista dalle finestre: proviamo una strana sensazione di rotondità, voglia di rimanerci per un paio di settimane.Guardiamo in faccia la realtà: avremmo voluto rimanere lì, coccolati dall’idromassaggio, viziati dal televisore ultramoderno, storditi dall’ascensore interno che ti permette di andare dal primo al secondo al terzo piano senza fare troppa fatica.

La sensazione è quella della sorpresa, della giocosità di un posto come quello, di un certo piacere estetico anche.E ora, ritornando tra dipartimenti, esami, assistenti, studentesse da corteggiare, libri e libri e libri su cui annoiarsi, intravedo il futuro.Non è fatto di ori, gioielli, tigri, ecc ecc, ma da qualche ozioso (va bene anche non ozioso) soggiorno nella suite su tre piani al Grand Visconti Palace.

Gabriele Rigola