CHI FA DA SE’ ….
Come ritrovare il gusto di far da soli

Quando racconto a qualcuno che mi diletto a preparare pane, focacce, pizze, etc. in casa le reazioni sono spesso sconcertanti. Non mi chiedono “come si fa?”, mi chiedono “ma si può fare in casa?” Curiosa domanda! Lo facevano i nostri antenati, centinaia di anni fa, e noi che andiamo sulla luna e navighiamo in Internet non siamo più capaci di farlo? Peggio: mettiamo addirittura in dubbio che si possa fare! E questo sarebbe ‘progresso’?!
E’ vero, la moderna organizzazione sociale ha condotto a una sempre più marcata divisione dei compiti, rendendo la società stessa più efficiente, ma qual è il limite fra cooperazione e dipendenza? Fino a che punto possiamo permetterci di rinunciare a conoscenze e capacità basilari senza diventare schiavi di chi ci fornisce i servizi essenziali per vivere? Tanto più nel settore alimentare!
In parole povere: quanto l’incapacità di farci il pane ci rende ostaggi dei panificatori, che a Milano volevano aumentare il prezzo della “michetta” fino a 5 euro al chilo?
E più in generale: quanto l’incapacità (o la mancanza di voglia; o la mancanza di tempo) ci rende ostaggi di chi ci vende cibi pronti a prezzi fantasmagorici, sia pure giustificati dal costo della mano d’opera e degli impianti necessari per produrli?
Gironzolo fra gli scaffali di un grosso supermercato e trovo patate già lessate a 4.90 euro al chilo, spinaci lessati a 5.30 euro al chilo e, più avanti, carote lessate e già affettate (sic!) a 8.68 euro al chilo. Esistono anche kiwi già sbucciati e polpa d’anguria a dadini (… alla faccia della pigrizia !!!). Il tutto, paradossalmente, in tempi in cui il potere d’acquisto dei salari cala vertiginosamente e i soldi sembrano non bastare mai.
Certo, il lavoro e la frenesia della vita moderna ci complicano non poco le cose, ma perché rinunciare, come consumatori, alla possibilità di incidere sul mercato (come dovrebbe essere in un “libero mercato” degno di questo nome)? Perché accettare passivamente prezzi e prodotti senza reagire? In queste righe vorrei stimolare i lettori a rimboccarsi le maniche e a ritrovare il gusto di far da soli. Magari solo di tanto in tanto, o in occasione di un incontro con gli amici; al limite, perché no?, anche per risparmiare … che non è poi un aspetto così irrilevante della faccenda!
Per ora iniziamo con qualcosa di semplice! Sembra che la moda corrente stia decretando la supremazia della “piadina romagnola” sul “panino imbottito”. E la grande distribuzione non vedeva l’ora di rifilarci piadine industriali impacchettate nella plastica a circa 4 euro al chilo (… senza imbottitura, si intende)! Orbene, si dà il caso che le piadine siano più buone fresche e che farsele da soli sia estremamente facile, dato che l’impasto non deve lievitare come il pane. Unici ingredienti: farina, acqua, sale e un po’ di condimento (strutto o olio); consigliabile anche un pizzico di bicarbonato di sodio nell’impasto, che agirà da blando agente lievitante, rendendo l’interno della piadina più soffice e leggermente sfogliato. Costo di un chilo di piadine fatte in casa: da 30 a 50 centesimi ! E allora, al lavoro!
Per una piadina sono necessari 100-150 grammi di farina (a seconda delle dimensioni volute), un paio di cucchiai d’olio, sale q.b. (cioè a piacere vostro), un pizzico di bicarbonato e acqua quanto basta per ottenere un impasto consistente e liscio, ma non troppo duro. Volendo, per impastare, si può usare anche un po’ di latte. Fate una pagnottella tondeggiante e tiratela a sfoglia rotonda spessa 3-4 mm. In mancanza del classico “testo” romagnolo in terracotta (che peraltro sul fornello a gas farebbe ben presto una brutta fine e su quello elettrico manderebbe in tilt la vostra bolletta della luce!) cuocete la piadina su una piastra di ghisa o di ferro spesso, preferibilmente liscia; anche una padella può andar bene, purchè di ferro (l’acciaio si rovina se riscaldato ‘a secco’ e l’antiaderente non fa colorire la piadina come si deve). Cuocetela qualche minuto su un lato, poi giratela e completate la cottura, praticando qualche taglietto col coltello sulla superficie indurita per farla svaporare.
Nessuno vi impedisce di aromatizzare l’impasto con spezie o erbe varie … ma non dite ai “puristi” romagnoli che ve l’ho suggerito io!!! E soprattutto, non scoraggiatevi per eventuali insuccessi iniziali: con la pratica diventerete bravissimi.
Prossimamente, se lo gradite, potremo cimentarci con pane, focacce, crepes, torte e quant’altro!

Francesco Pustorino