La cascina profumata

Sorge alla fine della via Rogoredo, si chiama San Martino e nei campi e nelle serre sono coltivate diverse erbe aromatiche. Quelle che in cucina sono, a volte, indispensabili. Come il finocchietto selvatico per la pasta con le sarde

Nascosta dalla vegetazione, non vista per via di alcuni lavori in corso o perché se passiamo di lì lo facciamo con la fretta, in via Rogoredo quasi di fronte alla via Marignano si apre il cortile della cascina San Martino.Che cosa c’è di curioso in questa cascina e soprattutto nei campi che le stanno dietro? Qui si coltivano erbe aromatiche.Sì, quelle che usiamo per insaporire cibi, sughi, per aromatizzare il pesce, la carne.Parliamo quindi di dragoncello, ruta, salvia, rosmarino, menta, finocchietto selvatico, nepitella, erba cipollina, coriandolo, aneto, timo che crescono su una superficie di 30mila metri quadri.Chi si occupa di “mandare avanti la baracca” è il signor Luigi Limonta, affittuario della San Martino e anche lui, come quello della cascina Zerbone a Ponte Lambro, con la mala prospettiva di essere allontanato se il terreno sarà ceduto dal Consorzio canale navigabile al Comune.Per ora nulla di scritto, solo indiscrezioni, però il problema potrebbe sollevarsi e un altro pezzo di campagna milanese sparirebbe.Sicuramente sotto una colata di cemento. Di questo avremo modo di occuparci in un altro numero.Entriamo invece nella cascina e accompagnati dal signor Limonta ci inoltriamo nei viottoli che dividono le serre sotto le quali crescono tutti questi buoni “odori”. Questa attività è iniziata nel 1982 andando a sostituire una produzione incentrata sulle verdure.Attività monotematica, le piante aromatiche appunto, con la intera produzione che ha un solo cliente.Tutta la produzione viene, infatti, acquistata da una nota catena di supermercati che provvede poi a distribuirla nei propri punti vendita.Una produzione di circa 200 chili ogni giorno che è insacchettata o inscatolata, non qui a San Martino, e poi fatta arrivare fresca sui banchi. Consegne giornaliere che nel periodo natalizio avvengono anche la domenica.Il periodo di maggior produzione va da maggio ad ottobre sia in serra sia in campo aperto.Ovvio che nella stagione fredda le piante sono coltivate al riparo.In pieno campo, invece, si preferisce far crescere quelle piante che non soffrono dei vari momenti meteorologici, tipo il rosmarino o la salvia.Lo spazio a disposizione è veramente vasto e ci sono ancora alcune parti del terreno che non sono utilizzate ma se la richiesta rimane sempre alta non è detto che la produzione non possa aumentare.Senza ricorrere a sostanze che aiutano ad aumentare la resa.E qui entra in campo il signor Limonta che dice: “L’intera area destinata alla coltivazioneè esente da agenti chimici, le leggi in proposito sono rigide, e quindi usiamo solo prodotti per la lotta biologica il che ci fa affermare che il 98 per cento della produzione si può considerare tale.

Anche per l’acqua non ci sono problemi.La cisterna con l’acqua che usiamo per l’irrigazione contiene l’acqua dell’acquedotto. Tanto meno – continua il sciur Luigi - usiamo i diserbanti.Preferiamo adottare il metodo della pacciamatura”.Infatti, molte aree coltivate sono ricoperte da lunghi teli di plastica nera forata solo nei punti in cui fuoriesce dal terreno la pianta aromatica.Così, senza luce, le erbacce non hanno modo di svilupparsi e crescere. “L’unico problema – prosegue “Gigi” – che crea questo tipo di intervento lo possiamo avere d’inverno quando dobbiamo stare attenti nell’innaffiare perché non ristagni dell’acqua sotto il telo che gelando rovinerebbe la pianta”. Di“fare anche prodotti secchi” il signor Limonta non ci pensa nemmeno: “Prima di tutto il mercato non richiede molto questo tipo di prodotto e in secondo luogo far seccare gli aromi significherebbe costi e altri problemi di lavorazione.Preferiamo andare aventi a lavorare sul prodotto fresco”.Mentre ci aggiriamo tra le ultime serre, captando il profumo della menta e quello forte del coriandolo, dopo il piacevole incontro con il signor Limonta passiamo accanto ad una serra dove alcune donne raccolgono finocchietto selvatico preparandolo per la consegna di oggi.Magari domani qualcuno avrà bisogno di quest’erba, ingrediente principe nella preparazione di un gustoso piatto di pasta con le alici. Buon appetito.

Sergio Biagini