L’ultima fattoria vicino al Duomo
A sette chilometri dal centro resiste, per ora, al cemento una cascina di 200 anni. Qui novanta mucche producono latte ma una spada di Damocle incombe sul futuro della struttura.

Estesa su una superficie di 43 ettari, con 90 capi da latte e 80 manze da riproduzione, una produzione giornaliera di 20 quintali di latte che riforniscono la Centrale del latte: ecco la cascina Zerbone di Angelo ed Egidio Arioli posta all’estrema periferia di Milano ben visibile quando si imbocca l’uscita Mecenate della tangenziale Est.
Una cascina ubicata a soli sette chilometri dal Duomo è un fatto abbastanza insolito per una città come Milano e non solo. Un pezzo di campagna racchiusa tra casermoni di cemento, le corsie della tangenziale e nei pressi del centro cardiologico Monzino. Una curiosità che ha spinto noi di Quattro a recarci sul posto per conoscere più da vicino questa realtà.
Eccoci allora a fare quattro chiacchiere con il signor Arioli, nato e cresciuto qui, e che ha in affitto questa struttura, proprietà del Consorzio canale navigabile. Siamo già alla seconda generazione di affittuari: il padre del signor Angelo portava al pascolo nei prati attorno la cascina le sue mucche già nel lontano 1933. Settant’anni quindi che la cascina della zona di Ponte Lambro vive ed opera.
Nella struttura si trovano quasi duecento mucche suddivise tra quelle da latte e quelle da riproduzione: tutte di razza frisona italiana che è andata a sostituire nel tempo la originaria bruno alpina. Qui tutto è monitorato: dai controlli sanitari all’alimentazione bilanciata in base a specifiche tabelle, dal mangime al controllo del latte fino al momento della riproduzione della quale si occupa un veterinario. Perché in cascina non ci sono tori. La fecondazione delle mucche avviene attraverso l’inseminazione artificiale. Dentro un contenitore pieno di azoto liquido sono conservate, infatti, le provette con il seme dei tori: ottimo quello di origine americana ma anche quello proveniente da consorzi italiani dove ormai si sono raggiunti livelli di efficienza non indifferenti. Il toro è scelto su un catalogo secondo la qualità della mucca. A mucca buona, quella cioè in grado di produrre anche 35 litri di latte al giorno, buon toro. Tutto questo per avere poi capi che assicurino un’alta qualità, ma anche quantità, nella produzione di latte
A questo proposito le vacche da latte garantiscono ogni giorno una “fornitura” di venti quintali di latte, con una media di 20/25 litri per capo, che sono poi prelevati dai mezzi della Centrale del latte per essere lavorati e finire magari nel caffelatte che beviamo al mattino.


“Latte assolutamente di qualità – ci dice il signor Arioli – grazie alla tracciabilità in ogni fase della produzione. Genuino come il mangime che usiamo per le nostre vacche”.
Un fattore importante quello dell’alimentazione. Tutti i componenti che formano l’alimentazione provengono, esclusa la soja, dai campi attorno e che, per chi conosce la zona, arrivano a lambire il fast food all’inizio della Paullese. Così il granoturco, l’erba medica, la farina e la soja, in dosi ben bilanciate, dopo la triturazione sono mescolati ai sali minerali utili creando un mix perfetto per la crescita delle bestie. “La quantità giornaliera di foraggio che diamo agli animali – prosegue l’amico Angelo – si aggira attorno ai trenta chili per capo e la preparazione avviene con una macchina che compie queste operazioni automaticamente”.
Al di là dell’alimentazione bilanciata, le mucche hanno la possibilità di uscire dai recinti e pascolare negli spazi attorno alla cascina dove rientrano solo per la notte. I nuovi nati hanno a loro disposizione un’altra parte della struttura, dove sono curati e allevati con attenzione prima di essere messi in commercio.
E mentre il signor Angelo ci accompagna nella visita, mostrandoci macchinari, attrezzature, indugiando su alcuni particolari, ci rendiamo conto di quanta passione quest’uomo metta nel suo lavoro, di quanto sia affezionato a questa attività e di quanto sia competente.
Come sul discorso dei concimi chimici dei quali il signor Arioli non ne vuole sentir parlare: “Uso il letame delle mie mucche e basta, che è la cosa migliore, l’utilizzo della chimica è estremamente limitato, solo in casi eccezionali”.
Due sono i momenti particolari della giornata, la mattina presto e le cinque del pomeriggio quando è il momento della mungitura. Le vacche sono portate all’interno della cascina dove un impianto automatico provvede alla mungitura e contemporaneamente incanala il latte in due contenitori nei quali viene raffreddato fino a 4 gradi. Entro dodici ore dalla prima mungitura il latte giunge alla Centrale per essere lavorato. Anche questa fase del lavoro è svolto nel più completo rispetto delle norme igieniche e con controlli minuziosi sulla qualità del latte.


Mentre passeggiavamo con il signor Angelo nell’aia non sembrava vero di sentire, praticamente in Milano, odori e afrori dimenticati: il profumo dell’erba, quello del granoturco tritato da dare alle mucche, quello pungente del letame. E pensare che a nemmeno cento metri passano camion, auto con i loro fumi di scarico. A questo riguardo ci è sorta spontanea la domanda se le emissioni delle auto non potessero in qualche modo “contaminare”. “No – risponde il signor Angelo -. Non sono state riscontrate sostanze nocive e ciò è dovuto al fatto che la distanza di rispetto di 25 metri dalla tangenziale fa sì che non ci possa essere contaminazione”.
La cascina Zerbone, che ha oltre duecento anni di vita e li dimostra tutti e alla quale andrebbero fatte alcune migliorie, diventa meta di studio per le scolaresche, sia delle materne sia delle elementari, che vengono in visita per vedere come “si fa il latte” e anche dal prossimo ottobre si apriranno le porte a bambini ed insegnanti. Ma…
Ma un domani forse questo non sarà più possibile. Ma questo ve lo racconteremo nel prossimo numero…..

Sergio Biagini