Paesaggi urbani
3 edifici in 100 metri

Le discipline socio-economiche insegnano come le città siano sempre artefatti sociali in trasformazione: esse si modificano continuamente al pari della società che le vive. Milano e la Zona 4 non costituiscono eccezione, e non é necessario osservare solo i cosiddetti "grandi progetti" (Montecity-Rogoredo, P.ta Vittoria, etc.) per rendersene conto. Un caso emblematico lo si può, infatti, trovare nell'isolato individuato dalle vie Colletta, Muratori e Friuli, un'area dimensionalmente molto contenuta (circa 130m x 180m) dove nel giro di pochi mesi si sono aperti tre cantieri per altrettanti edifici.
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Il primo edificio (edificio n°1 sulla planimetria), su via Colletta angolo via Emiliani, ha preso il posto di un interessante esempio di architettura produttiva, un autosalone, ora demolito; il secondo (edificio n°2), angolo Colletta-Friuli, occupa quella che per anni é rimasta un'area inutilizzata; il terzo (edificio n°3), su via Muratori, di fronte al supermercato UNES, è stato realizzato su un lotto a forma irregolare che ospitava dei capannoni polifunzionali.
Come interpretare questi fenomeni? Tra i numerosi giudizi possibili, ci preme sottolineare due considerazioni, tra loro interrelate.
La prima: stiamo assistendo ad una sostanziale modificazione del paesaggio urbano del quartiere, non solo con i "grandi progetti", ma anche attraverso sostituzioni puntuali che sommate tra loro portano ad un ricambio sociale e spaziale di rilievo: esse coinvolgono le funzioni e le attività che la città dismette e gli spazi residuali rimasti nel tempo incompleti. Questa tendenza non é necessariamente un male, ma insegna a non sottostimare l'importanza delle multiple microtrasformazioni.
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La seconda: una volta scoperto che Il paesaggio urbano, anche all'interno della città consolidata, é in continua trasformazione, si tratta di capire come questo cambiamento stia avvenendo, e quale contributo le nuove architetture (in questo caso di edilizia prevalentemente residenziale) offrano verso il disegno di questo nuovo paesaggio, anche nel rapporto con l'insieme delle preesistenze. In questa logica, i tre edifici in esame si rivelano molto interessanti rappresentando altrettante tendenze progettuali intorno alle quali continua ad oscillare buona parte della cultura architettonica italiana contemporanea.
L'edificio di via Colletta, angolo Emiliani, dei tre quello ancora più in fase di cantiere tanto che ci facciamo aiutare dalla simulazione prospettica esposta sulle impalcature, si presenta come un singolo volume imponente, di 8 piani fuori terra, che sceglie di dialogare con l'edificio, poco significativo, a lato, riproponendone l'allineamento sulla strada, piuttosto che con la pregevole chiesa moderna, ed il suo sagrato, di fronte: colori pastello, logge e loggette ne caratterizzano il prospetto principale. L'impressione che se ne ricava é quella di un edificio un po’ decontestualizzato, ovvero il tipico prodotto con il quale il mercato immobiliare di oggi risponde ad una diffusa domanda edilizia di generica qualità.
Quello all'angolo tra le vie Colletta e Friuli offre spunti contraddittori: da un lato, l'impianto urbano complessivo é intrigante, con la "torre" sull'angolo ed il lungo corpo basso sulla via Friuli che testimoniano il tentativo di interpretare l'isolato urbano in modo innovativo, inserendo elementi possibili (asimmetria, contestualizzazione). Dall'altro, tuttavia, rende esplicite le difficoltà della disciplina progettuale odierna nel dare definizione compiuta al dettaglio architettonico e ai prospetti: i materiali, le finiture e i colori, i serramenti e le scossaline in rame, complessivamente non convincono; così come alcune scelte formali, quali il disegno delle balconate della torre sull'angolo, o la trama prospettica del corpo basso, tolgono all'edificio quella leggerezza che, forse, sarebbe necessaria.
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L'edificio di via Muratori esprime, infine, anche grazie alle forme irregolari del lotto, il coraggio di una scelta plurale, non omologa, con tre volumi distinti: il corpo sobrio rivestito in pietra chiara, e dignitosamente rifinito, a completamento dell'allineamento stradale; il volume razionale cubico, forse un omaggio all'architetto milanese Aldo Rossi, in mattoni a vista, verso l'interno della corte; un terzo corpo di fabbrica, anch’esso in pietra, di collegamento tra i due precedenti. Tra i casi in esame, é quello che meglio sembra ricercare un'attualizzazione della cultura architettonica milanese all'avanguardia negli anni '50/'60.
A ben vedere, é anche proprio intorno a queste tre tendenze che si dibatte il faticoso tentativo di riportare l'architettura italiana contemporanea alla luce europea.
Vito Redaelli
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