Ritagli di un fumetto che
fu
GIM TORO
Sono piacevolmente sorpreso che un
personaggio illustre qual è Umberto Eco rispolveri con affettuosa memoria gli
eroi di carta che hanno affascinato un’intera generazione nell’immediato
dopoguerra.
Un periodo confuso, quello degli anni quaranta e cinquanta, ma altrettanto
colmo di speranza, di rispetto e di affetto per l’amico, per il vicino di
casa, per lo sconosciuto che ci camminava accanto, per il bambino che
finalmente gioiva giocando a palla e ci sorrideva.
Ecco, proprio quel sorriso... il sorriso che rinasceva sulle nostre labbra
come un germoglio in piena primavera.
Strade che si affollavano, e negozi che riprendevano la loro attività abbellendo le proprie vetrine dopo tanto tempo di forzata chiusura per
mancanza di prodotti e avventori. E poi, le trattorie, i cinematografi, le balere, gli studenti con i libri trattenuti orgogliosamente con una cinghia
(antenata dell’attuale zaino firmato, superlusso a 5 stelle) e le edicole
che esponevano ogni giorno più giornali, più riviste e fumetti (in verità pochi in confronto alle testate destinate agli adulti).

Di questi ultimi, alcuni protagonisti prevalentemente americani, ricevevano il
consenso dei ragazzi in cerca di avventure esotiche e al di fuori da ogni
forma di oppressione e di proibizionismo.
A contrastare il netto dominio americano, trovavano il loro spazio alcuni eroi
di casa nostra.
Tra i più gettonati: Gim Toro. Un eroe tutto italiano, nato dalla fervida
fantasia di Andrea Lavezzolo e dalla magica matita di Edgardo Dell’Acqua.
Gim Toro, un italo-americano abitante a San Francisco, era un uomo robusto,
affascinante, molto somigliante all’attore Tyrone Power e sempre
accompagnato dagli inseparabili amici, il muscoloso Bourianakis detto Il Greco
e lo smilzo Kid.
Per puro caso, un giorno, andando in giro, scopre che nei sotterranei della
metropoli, i cinesi avevano costruito all’insaputa di tutti una vera e
propria città chiamata China Town, sede dei loro traffici illegali.
Da qui inizia la lotta alla “Hong del Dragone” portando il nostro eroe ed
i suoi amici in innumerevoli avventure nel misterioso Tibet, paese ancora oggi
capace di innescare le più vivide fantasie intersecate da ombre cinesi e di
paranormale.
Indimenticabili i personaggi che contornavano il racconto, da “Colui che
sa” a Sembilang il Malese, alla Vipera Bionda.
Questa avvincente avventura, come consuetudine in quel periodo, era sempre a
lieto fine. Iniziata al termine del periodo bellico, continuò con immutabile
attrazione sino alla fine degli anni ’50.
Edoardo Puglisi
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