
La scuola materna di Via Montevelino mi vide piccina, e sempre nella stessa scuola portavo Marta e Bruno negli anni ottanta, ogni mattina. Li lasciavo alle maestre e ritornavo a casa con Adriano ancora nella carrozzina. Anche la scuola elementare Tommaso Grossi vide la mia famiglia, mio padre ai tempi del fascio e in seguito me e anche i miei primi due figli.
Quanta malinconia scrivere queste cose.
Sono molto fiera di essere cresciuta in quel gruppo di case popolari, se dovessi rinascere è lì che chiederei di farlo, con le stesse persone di allora.
La prima portinaia, la signora Carmela. Non si poteva andare in cortile fino ad una certa età, e
vigeva un orario preciso che, timorosamente, rispettavamo.
La drogheria Nava e l'Attilio salumiere, la bella Luisa che faceva la magliaia, la Signora Maria Sarzi Braga che faceva la sarta, il lattaio che vendeva le scarpette di liquirizia, il sig. Gino benzinaio, la macelleria Bignami, il suo concorrente arrivato dopo, Sereno.
Sotto al mio portone c'erano i bagni pubblici, sempre pulitissimi, che poi trasferirono in via degli Etruschi: la signora Rossi ne era la direttrice.
Quando quei locali furono vuoti arrivò il Sig. Mantovani che vendeva i lampadari, le radio e i televisori con la cassettina a fianco per alimentarli. Mi ricordo che si potevano noleggiare le tv e inserire delle monete per vedere i programmi. Davanti alla sua vetrina ci si fermava per ore a vedere le prove delle primissime trasmissioni a colori. Sembrano tempi antichi, che stranezza. Quanti ricordi mi stanno affiorando. Il profumo di bucato saliva la mattina dal lavatoio, dove la mia nonna e le altre donne lavavano e stendevano la biancheria.
La cioccolata giù al partito nel giorno dell'epifania. . . . sento ancora quel buon odore. Che bello! Non perché ero bambina, era bello davvero.
Dalla parte dei ricchi del viale, quella dei numeri pari, c'era 1° Furiosi che vendeva abiti di qualità, un negozio di casalinghi gestito da due sorelle, il mercato rionale e la panetteria della Mariuccia, che mi dicono sia rimasta un'istituzione.
Chi ha la mia età e ha frequentato le scuole medie in Tito Livio, non può avere dimenticato il Gigi delle castagne e Scuratti c'è ancora?
In via Cadibona, dove adesso c'è un hotel, allora si andava a prendere il carbone.
Che festa quando inaugurarono la biblioteca, ci sentivamo tutti degli acculturati, era strano dover parlare piano, non l'avevamo mai fatto.
Sapete quale fu il primo supermercato? La Concetta, penso che ancora ci sia il figlio, ma con l'avvento della grande distribuzione questa mia affermazione può fare ridere. Eppure allora spingere quei carrellini e passare tra due scaffali era notevole.
Ci conoscevamo quasi tutti, come in un paese, il Calvairate.
Nonostante i tempi cambiati, quando i miei figli, ormai grandi, ricordano la loro infanzia, sento lo stesso sapore della mia, lo riconosco, è un gusto che resta in bocca per la vita, sapore di viale Molise.
Sono felice di averglielo trasmesso, come mio padre e i miei zii fecero con me.
Sono passati tanti anni, mi sono trasferita in una bella casa grande con terrazzo e giardino, nell'Oltrepò pavese... ora nelle librerie c'è anche un mio romanzo, ma quando mi scatta la malinconia mi sento un pochino quel ragazzo della via Gluck. . . . e piango un po'.
Fabrizia Scipioni
Fabrizia Scipioni, nata in viale Molise 47 il 19 giugno 1959 (auguri
per l’imminente compleanno), ha scritto un romanzo breve “Color
nostalgia”, già alla sua prima ristampa, e in vendita presso la libreria Il
Libraccio di via Arconati. In
attesa di leggerlo e farne la recensione nel prossimo numero di QUATTRO,
pubblichiamo questa sua bella pagina di ricordi che ci ha inviato.
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