UN’ESPERIENZA DI LABORATORIO SUL QUARTIERE MOLISE-CALVAIRATE
problema sì, ghetto no


Come molti altri studenti in passato, l’anno scorso anche noi ci siamo ritrovati a studiare il Molise-Calvairate. L’ambito è quello del laboratorio di urbanistica dei professori Graziosi e Bellaviti (II anno di Pianificazione territoriale urbanistica ambientale al Politecnico). Il lavoro è solo apparentemente semplice: studiare il quartiere, analizzarne potenzialità e debolezze e disegnarne un progetto di recupero.
L’obiettivo non è certo nuovo, ma quello che cambia è che si è cercato di applicare un metodo radicalmente diverso. Abbiamo studiato certe tesi/progetti che sono stati fatti sul Molise-Calvairate ed abbiamo visto come, in passato, si siano proposti interventi di recupero incentrati su una nuova pavimentazione, sull’installazione degli ascensori o sulla riverniciatura delle facciate.
Se questi interventi possono essere anche giusti, il metodo dimenticava qualcosa di fondamentale: l’analisi degli attori sociali e politici del quartiere per cercare di capirne l’evoluzione, la storia, le dinamiche e le possibili risorse su cui far leva per un intervento integrato perché l’urbanistica non può prescindere dalla dimensione sociale, economica o politica.
Il quartiere Molise-Calvairate è un buon esempio di urbanistica, almeno nel suo disegno originale del 1933/38 di Cesare e Maurizio Mazzocchi (padre e figlio), grazie agli ampi spazi interni ed alle tipologie a ballatoio. Un disegno originale e di qualità che, tuttavia, è stato abbandonato a se stesso per lungo tempo, evidenziando i problemi tipici e comuni ad altri quartieri di case popolari.
Il metodo di analisi si è indirizzato su due linee principali. Da una parte una “canonica” analisi urbanistica basata sui sopralluoghi, sull’osservazione diretta, sullo studio dei progetti presenti nell’area; dall’altra un’analisi della dimensione “sociale” attraverso, soprattutto, interviste dirette agli attori protagonisti della vita del quartiere. Dall’analisi urbanistica e sociale abbiamo ricavato un’immagine condivisa del quartiere: tutti sembrano rendersi conto che i problemi sono legati alla presenza delle case popolari e che sono di natura sociale, legati fondamentalmente all’affollamento di anziani e di malati mentali.
Questa è, telegraficamente, l’immagine che si ricava del Molise-Calvairate, ma non è tutto. Dal punto di vista urbanistico ci sono almeno tre elementi fondamentali da considerare. Innanzitutto la BEIC, la nuova grande biblioteca europea che sorgerà sopra alla Stazione di Porta Vittoria (per saperne di più: www.beic.it). Poi, a sud-est, il nuovo quartiere Montecity del Gruppo Zunino che si presenta come uno dei più grandi interventi d’Europa. Infine, un fattore da non dimenticare è la presenza dei Mercati Generali, una struttura di grandissime dimensioni e di grandissima importanza.
Tutti e tre questi elementi sono noti, conosciuti e se ne parla già da anni, ma è importante tenerli sempre presenti quando si parla del Molise-Calvairate perché saranno/sono progetti che cambieranno il volto di tutta Milano.
Alla luce di questi grandi progetti, abbiamo cercato di analizzare il sistema di politiche di servizi sociali presenti nel quartiere. Si siamo accorti che la maggior parte di essi fa riferimento alle due realtà cattoliche di maggior importanza a Milano: la Caritas Ambrosiana e la Compagnia delle Opere. Sorprende la quantità di progetti di assistenza sociale presenti nel quartiere, tuttavia studiando il meccanismo dei bandi sociali che li finanziano sorgono dei dubbi di efficacia. Di fronte a tanto impegno da parte di privati sostenuti (giustamente per il loro impegno) da soldi pubblici, i risultati non sembrano soddisfacenti, tutt’altro.
Alla luce di queste considerazioni, siamo riusciti a mirare meglio l’ambito su cui intervenire. Tanti dei progetti già avviati prevedono che oltre alle funzioni principali (Beic) si intervenga anche su queste situazioni di disagio, commettendo quello che alla lunga è un errore.
Con chiunque si parli, si cade a dire che quelle case sono la sede di tutti i problemi, che lì ci stanno gli sciagurati e che lì bisogna intervenire. Tutte le politiche, tutti i politici e i tecnici continuano a parlare del Molise-Calvairate come di un ghetto dalla situazione difficile, per alcuni drammatica, e continuano a riversarci su interventi. Con tutto ciò, si perde la sostanza del problema dimenticandone la natura e dimenticando di cosa si parla, perdendo di vista il problema. Continuare a riversare politiche di intervento finisce per accrescere la sensazione di “ghetto”, innescando un circolo negativo di esclusione e degrado.
L’intervento da noi proposto al termine del laboratorio era suddiviso in due ambiti. Sul breve periodo una razionalizzazione tesa alla cooperazione/integrazione tra servizi sociali. Difatti, spesso i problemi si sommano diventando di ardua gestione (ad esempio, anziani con figli malati di mente). Sul breve periodo l’idea era quella di far leva sui grandi progetti già avviati per iniziare a considerare le case popolari parte integrante nel processo di riqualificazione. Cercare di ragionare in termini di coerenza d’insieme e far sì che lo sviluppo che le aree conosceranno non sia diffuso a macchia di leopardo.
Questo principio abbiamo provato a coniugarlo anche sul lungo periodo attraverso la valorizzazione delle aree dismesse dell’ ex-macello e l’arricchimento del ruolo del Parco Alessandrini, in particolare quest’ultimo dev’essere una risorsa verde capace di dialogare col contesto, mentre ora appare un po’ “impiccato” tra la circonvallazione (Viale Puglie) e la ferrovia.
La direzione, a nostro avviso, è quella di integrare le case popolari in un processo più ampio (magari più graduale) perché continuare con interventi specifici, oltre che aver dimostrato dei limiti, finisce per aumentare la sensazione di ghettizzazione.

Nicola Francesco Dotti
nfdotti@fastwebnet.it
Studente di Pianificazione territoriale urbanistica
ambientale del Politecnico
di Milano