L’immigrato imprenditore

Abbiamo incontrato l’Ing. Augustin Mujyarugamba una prima volta in Consiglio di Zona 4, quando in Commissione Servizi Sociali, su invito del Presidente Massimo Casiraghi, è venuto a presentare l’Associazione di imprenditori e professionisti extracomunitari AIPEL e il progetto a cui stanno lavorando relativo al quartiere Molise Calvairate. Un’esposizione veramente interessante che ci ha spinto a recarci presso la sede dell’AIPEL in viale Molise per approfondire i temi e i problemi dell’integrazione attiva degli immigrati, anche di coloro che, con il loro bagaglio culturale, la loro professionalità ed il loro know how, contribuiscono allo sviluppo locale intraprendendo attività in proprio, producendo prodotti e servizi competitivi, creando quindi posti di lavoro.
E proprio all’AIPEL la Regione Lombardia ha commissionato uno studio di fattibilità su alcuni quartieri (San Siro, via Padova, quartiere Molise-Calvairate) finalizzati ad accrescere la vivibilità complessiva e per favorire un pieno inserimento dei migranti nel contesto territoriale.
Un progetto impegnativo, in corso dal fine novembre e che giungerà a conclusione a fine giugno, che ha significato una analisi attenta del territorio per poter quindi individuare dei piccoli interventi imprenditoriali e la creazione di alcuni servizi usufruibili anche dalla popolazione autoctona, come ad esempio l’assistenza agli anziani e persone non autosufficienti o la creazione di punti d’incontro e ricreativi. Ma il progetto prevede anche un vero e proprio studio di fattibilità, con l’indicazione anche dei termini economici e l’individuazione dei percorsi formativi per l’accompagnamento all’autoimprenditoria.
Il lavoro è ancora in corso, in particolare per il Molise-Calvairate devono ancora essere definite le proposte, mentre l’analisi del territorio è gia completata.
Riportiamo quindi alcuni dati fornitici da Augustin, di nazionalità ruandese, in Italia da 10 anni, laureatosi in ingegneria a Pavia e specializzato in rilevamento dell’inquinamento elettromagnetico.
Ci concentriamo sulla Zona 4, dove esistono 1.100 imprese che hanno come titolare amministratore un immigrato, su circa 10mila presenti nel Comune di Milano.
Di queste, 276 sono nel quartiere Gamboloita-Castagnedo (per intenderci l’area delimitata da piazzale Gabrio Rosa, piazzale Lodi e piazzale Bologna); 175 nel quartiere di Porta Romana; 170 nel quartiere di Porta Vittoria; 162 nel quartiere Molise-Calvairate; 159 nel quartiere nel rettangolo racchiuso tra Piazza Grandi, Piazzale Dateo, Piazza S. Gerolamo e Largo G. Rodari; 154 nei quartieri Rogoredo-Morsenchio e Ponte Lambro.
Anche nella zona 4 i settori merceologici sono simili alla media di tutta la città:
26% edilizia in senso lato (muratura, imbianchini, posa di pavimenti, carpentieri, cartongessisti ecc….); 39% commercio di cui l11% è commercio ambulante, il 9% commercio al dettaglio, il 7% somministrazione (bar/ristoranti), il 6% autotrasporto, e così via coprendo quasi tutti i settori.
La quasi totalità delle imprese immigrate sono delle ditte individuali o comunque società di capitale e come si vede prevale una distribuzione su attività a basso valore aggiunto con scarso contenuto tecnologico, e questo fatto delinea il modo dell’entrata degli imprenditori sul mercato; cioè nei Settori marginali, progressivamente abbandonati dagli autoctoni.
Esiste anche una specializzazione delle etnie in alcune attività economiche: ad esempio le comunità marocchine e senegalesi sono relativamente più specializzate in commercio ambulante, i cinesi nelle attività di produzione dell’abbigliamento e nella ristorazione, mentre gli egiziani nelle varie attività legate all’edilizia e imprese di pulizia. Da notare anche che una delle comunità più rappresentate, i filippini, fanno poco impresa.
Il nostro interlocutore ritiene che le potenzialità per sviluppare autoimprenditoria nel settore dei servizi, dei servizi alla persona o ricreativi-culturali siano buone, anche perché l’offerta pubblica è spesso insufficiente e poco flessibile e in generale vi è l’orientamento anche delle grandi aziende a commissionare alcuni servizi al di fuori dell’azienda (il cosiddetto outsourcing), alimentando la nascita d’attività autonome con modeste barriere all’ingresso, ritmi di lavoro intensi, compressione dei costi. Inoltre il processo di stabilizzazione in atto determina domande specifiche da parte degli stessi immigrati e delle loro famiglie legate alla fornitura di prodotti e servizi propri della tradizione culturale d’appartenenza, altrimenti non reperibili sul mercato italiano.
Fra le domande e le esigenze che Augustin ritiene particolarmente importanti c’è la creazione di Centri di documentazione dove si possano trovare anche testi provenienti dai Paesi maggiormente rappresentati da immigrati, centri culturali di comunità che consentirebbero agli extracomunitari di condividere un luogo di incontro e di aggregazione ricreativo per il dopolavoro; e fa l’esempio dei Centri di cultura degli italiani all’estero.
La conversazione poi procede su molte tematiche, che sarebbe troppo lungo riprendere, ma rimaniamo d’accordo che quando avranno concluso il progetto ci rivedremo per conoscere in dettaglio le loro proposte per il nostro quartiere, nella speranza che non rimangano solo belle idee ma si possano poi realizzare.
Stefania Aleni
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