Dalla nostra inviata sul fronte della moda


Il messaggio e-mail del direttore era un po’ criptico “Sigma, questa è la SM, scatenati!”
La sa che odio le e-mail, almeno tanto quanto lei odia i telefonini, soprattutto da quando il tesoriere le ha detto di tenere le spese sotto controllo. Poi deve aver “percepito” anche lei che i prezzi sono aumentati. Chiamo io a mie spese e chiedo delucidazioni: SM è la settimana della moda! Ci voleva tanto a scriverlo per esteso!
Prendo l’incarico come una promozione, perché di solito voleva andare lei a fare la cronista di moda, poi, chissà, forse non l’hanno fatta più entrare per protesta contro il suo abbigliamento anni 50. Lascio perdere la dietrologia e mi accingo ad organizzare questa settimana che già immagino frenetica, mi vedo di corsa a rincorrere sfilate, presentazioni, shows e drinks. Mi procuro la pagina del Corriere della Sera (lo posso citare, perché non è un nostro diretto concorrente) con tutto l’elenco degli eventi e incomincio a lavorare di evidenziatore: giallo per le sfilate, verde per le presentazioni, rosa altri appuntamenti, ovviamente solo quelli della zona 4.
Mi presento alle prime due sfilate in programma, Prada in via Fogazzaro e Byblos in corso XXII Marzo 32, ma capisco subito che “non c’è trippa per gatti”: “ha l’invito?” “ci vuole l’accredito” “è una rivista di moda la sua?” “non è in elenco”, e via vergognandosi di tanta ingenuità. E sì che ero attrezzata: nello zainetto tenevo macchina fotografica digitale modello un po’ vecchio, bloc notes da vera giornalista, alcune copie di QUATTRO (chissà mai incontro Armani, gliene dò una copia e lui si abbona, spero abbonamento sostenitore, così gli arriva a casa), biglietti da visita su carta pergamenata, un vero lusso.


Ripiego allora sulle presentazioni e tutto diventa più semplice: fasce orarie ampie, pochi filtri, grandi sorrisi quando mi qualifico al bancone della press e “le dò la cartella stampa” “grazie, le farò avere una copia del giornale”. E poi, almeno vedo dei vestiti, dei golf, dei pantaloni che potrei perfino mettere io, non ho detto comprare, ho detto indossare. Perché i prezzi, per i poveri mortali che pensano che il prezzo dell’insalata abbia raggiunto cifre spropositate, sono inabbordabili. Ma questo è un problema dei buyers, o no?
E così mi beo della vista dei vestiti di Calvin Klein indossati da manichini senza testa (che impressione) fluttuanti in mezzo ad un salone enorme; palpo i maglioncini di cashemere e seta di Avon Celli (lo show room è una stanza di 20 metri quadri al secondo piano di via Sciesa 24, magari è all’inizio, e con i prezzi delle location….), faccio visita a Irma Bignami in via Botta 8 (qui i metri quadri sono 16 e i modelli hanno tutta l’aria di essere i figli adolescenti dei suoi amici). Da Ruffo, invece, in via Fiamma 18, è tutta un’altra musica: ambiente sofisticato, molti stranieri, creativi (almeno, si atteggiavano a creativi) più interessati al drink e a fare conversazione che ai “capi” appesi alle pareti mediante molle elastiche. Ma la presentazione più bella è stata alla Palazzina Liberty, completamente trasformata per la sfilata di Agnona: qui era stato creato un ambiente circondato da tendaggi bianchi che scendevano dal soffitto a delimitare uno stage per la sfilata, praticamente continua per tutto il pomeriggio con brevi interruzioni, e una parte a salotto con gigantesco lampadario di vetro, morbidi divani (a dir la verità non li ho provati, però sembravano morbidi) e grandi cuscini. Mi sono fatta prendere dall’atmosfera glamour e ho accettato un drink rosa, pensando che fosse un succo di frutta e invece era champagne! Lo champagne alle cinque del pomeriggio non è la mia merenda abituale, ma sono entrata subito nel personaggio e per un po’ mi sono aggirata per la Palazzina ad ammirare la collezione e a guardare le modelle, ovviamente belle, alte e magre, che facevano la passerella. Però nel loro incedere c’era qualcosa di innaturale: non so se erano le scarpe col tacco troppo alto o avevano male ai piedi a furia di andare e venire, ma sollevavano troppo le ginocchia e facevano passi corti. Ecco, mi viene in mente adesso a che cosa assomigliava la loro camminata, a quella di un cammello. Io ci sono anche salita su un cammello, che cosa credete, sembravo una vera beduina del deserto. Comunque è stata proprio una bella settimana per me: e quella gonnellina che mi piaceva tanto potrei anche comprarmela, risparmiando sulla lattuga…..

Sigma