Giancarlo Bozzo: L’ultimo metro per arrivare allo Zelig
(capirete leggendo l’intervista)

Fateci caso: quando guardate Zelig Circus il venerdì sera alle 21 su Canale 5 (se non l’avete guardato finora, non perdetevi le prossime puntate, perché è veramente troppo da ridere), fate caso ai titolo di testa e leggerete “Un programma di Gino&Michele - Giancarlo Bozzo”. Gino e Michele ormai li abbiamo intervistati, non rimaneva che Giancarlo Bozzo, dopo aver verificato però che fosse di zona 4.
Per intervistarlo dobbiamo però “emigrare” in viale Monza dove c’è il locale Zelig, sulle rive della Martesana. Anche lui è zona 4 doc, della compagnia di piazza Grandi, liceo classico al Berchet, “succeduto a Michele nella conduzione del doposcuola e delle attività dell’oratorio per i ragazzini presso la Chiesa del Preziosissimo Sangue di viale Corsica”. Giancarlo infatti è di qualche anno più giovane “perché, non si vede? dai un po’ si vede, non ho i capelli bianchi”.
Dopo il liceo c’è il volontariato, la politica, rubriche varie a Radio Popolare, la creazione di una cooperativa che gestiva il Propaganda. “Con Gino&Michele abbiamo fatto molte cose insieme: nel 1978 abbiamo organizzato per Radio Popolare un campionato del mondo di calcio della provincia di Milano con giornata finale al Giuriati: c’erano 5000 persone, famiglie al completo, abbiamo fatto attività sportive, spettacolo la sera con comici e cantanti, un vero successo. Nell’’82 sempre per la Radio e in collaborazione con l’Anteo abbiamo organizzato la visione su grande schermo dei Mondiali, l’abbiamo chiamata “Milano è mondiale” ed era la prima volta in Italia che si faceva una cosa di questo genere, con uno schermo 8x6 e una macchina che costava 700 dollari al giorno di affitto, una cifra impressionante per noi.”


Ripercorrendo un po’ la sua storia, arriviamo all’’84, anno in cui apre una birreria, che si chiamava L’ultimo metrò; notiamo che i titoli di film sono un elemento ricorrente per le sue “imprese”, vedi Zelig e Bananas, la Società creata nel 1995 che gestisce il marchio Zelig, e ci mettiamo per un po’ a disquisire di cinema: “Woody Allen non è solo un riferimento per noi ma è un riferimento cinematografico o letterario; secondo me in Italia farebbe molte cose a teatro, i suoi testi e copioni sono molto teatrali”.
Abbiamo fretta però di arrivare a Zelig: “Nell’’85 ho deciso di aprire Zelig: ho chiesto a Michele e Gino che allora lavoravano all’Elfo con Paolo Rossi e Bisio di darmi una mano per i contratti con i comici perché volevo fare cabaret; all’inizio magari non c’era la certezza di riuscire a fare cabaret tutte le sere ma Paolo Rossi poi ha posto lui la condizione “veniamo tutte le sere”, ed è iniziata l’avventura. La prima settimana abbiamo cominciato con David Riondino.”
Tutto facile? “I primi anni sono stati appassionanti, abbiamo fatto cose incredibili per quei tempi, però sono stati duri, anche economicamente (“ma adesso ti sarai rifatto” ci scappa): facevo tutto dalle pulizie alla programmazione. Però volevo far quello, non pensavo al futuro, anche se mio padre mi diceva “ma quando ti sistemi?”. In anni più recenti, poi, nel 1997, c’è la prima trasmissione televisiva su Italia 1 “Facciamo cabaret”, che poi diventa Zelig.”
Ma perché non sei così famoso, come meriteresti? ci viene da chiedergli. Ci rassicura subito: nel mondo dei comici è molto famoso e gli viene riconosciuto un ruolo di padronanza assoluta nel rapporto con loro. Certo non è una figura pubblica come altri, ma a un direttore artistico di un’azienda che fa 3000 spettacoli in un anno e autore che ha collaborato con così tanti comici, le soddisfazioni professionali e umane non sono mancate e non mancano. “Basta che non mi prendano per quello che fa il caffè, altrimenti mi arrabbio”.
E quali testi hai scritto, domandiamo curiosi. “Ad esempio, ho collaborato ai testi del primo spettacolo teatrale di Aldo Giovanni e Giacomo, metà di quello spettacolo è finito ne “I Corti” e l’altra metà nel Telone. Un altro spettacolo molto divertente è stato “Ritorno al gerundio” con Cornacchione.” E poi giustamente precisa che quando si fa cabaret non c’è un copione fisso, le battute vengono fuori al momento, lo spettacolo si costruisce insieme.
“Scusate, io fra cinque minuti devo andare a prendere mio figlio all’asilo…” ci avverte a un certo punto.
Allora parlaci un momento della nostra zona…..
E ci dice che è la zona della sua vita, quella intorno a piazza Grandi, via Cipro, via Piolti de’ Bianchi, una zona abbastanza vivibile, con un po’ di verde, il parco Forlanini vicino, vicinissima al centro città, ma vicina anche all’aeroporto, una vera comodità. “Una zona che mi è molto cara e a cui sono molto affezionato.” E deve proprio andare…
Ma allora dovremmo proprio portarlo in zona 4 lo Zelig!! Proviamo a trovargli una sede? Si accettano proposte.

Stefania Aleni
Gabriele Rigola