10 anni fa’ nasceva Emergency, in via Bronzetti
I venti di guerra, nonostante la cattura del dittatore iracheno Saddam Hussein, non si sono placati. Ci sono ancora nel mondo centinaia di conflitti, molte volte non “mediatizzati” e quindi sconosciuti ai più, che mietono vittime, soprattutto tra i civili. C’è bisogno ancora di tanta informazione sul tema, principalmente per sensibilizzare le persone che “ancora” non si rendono conto del problema. Questo e anche altri argomenti più “leggeri” sono emersi dall’intervista a Teresa Sarti, presidente di Emergency e moglie del suo rappresentante principale, Gino Strada (intervista che vi avevamo promesso nel numero di gennaio, in occasione della raccolta fondi per l’associazione, organizzata dal gruppo di “Smemoranda”). L’incontro è avvenuto nei labirintici uffici della sede centrale di Emergency, in via Orefici 2 ed è stato anche l’occasione per far rincontrare, dopo più di vent’anni, Teresa Sarti con la nostra direttrice Stefania Aleni (avevano fatto parte dello stessa “Commissione insegnanti”). La signora Strada abita nella nostra zona: “Abito in via Bronzetti dall’87” e ci spiega il suo impegno all’interno dell’organizzazione: “ Sono volontaria a tempo pieno da 4 anni, part-time potremmo dire da 10 anni”. La sorpresa più grande è arrivata quando le abbiamo chiesto dove e in che modo fosse nata Emergency: “Emergency è nata proprio in via Bronzetti, nel 1994. Eravamo intorno al tavolo della cucina con quattro o cinque amici quando Gino (Strada, ndr) ci ha esposto l’idea di fondare un’organizzazione umanitaria per le vittime civili della guerra. Abbiamo subito pensato che fosse diventato pazzo. Ovviamente l’impegno di mio marito per le vittime dei conflitti non era nuovo. Nell’88 aveva lasciato la chirurgia italiana e americana e per fare un’esperienza in zone di guerra con la Croce Rossa Internazionale.

Doveva essere solo per un periodo di sei mesi…invece la “prova” si è prolungata. La maggior parte dei feriti, nelle guerre, è composta da civili. Non solo. In “giro” ci sono ancora 110 milioni di mine antiuomo pronte a esplodere. Noi, come familiari, conoscevamo bene la situazione. Dopo un primo momento di dubbio, ci siamo detti: non ci sono scommesse impossibili. E infatti oggi gestiamo più di dieci ospedali e abbiamo curato oltre un milione di persone”. Un grande impegno per gli altri, che toglie però tempo alla vita in zona: “Prima di Emergency, la zona la vivevo bene, l’avevo scelta proprio per la bellezza delle sue vie alberate. È una zona molto mista, molto varia…manca solo una pescheria. Passo sempre davanti ai giardini di Marinai d’Italia, mi riprometto sempre di andarci, ma, ora come ora, ho pochissimo tempo”. La zona ha però anche un altro merito: “Via Bronzetti è stata una delle vie d’Italia con più bandiere della PACE esposte”. Un bel record. Teresa Sarti, per il ruolo che occupa, ha viaggiato davvero tanto e le abbiamo chiesto dei suoi spostamenti più recenti: ”L’estate del 2002 l’ho passata in Afghanistan, quella del 2003 in Brasile e nel novembre scorso sono stata in Argentina, a Buenos Aires, dove Gino ha vinto il premio “Medico Internazionale dell’anno”. “E Milano, come la vede, ha visto nel tempo cambiamenti evidenti”? “A Milano, purtroppo, non c’è quella rilassatezza che si trova, ad esempio, a Roma. Poi ci sono i problemi del traffico e dell’inquinamento. Bisognerebbe riservare più spazio alle isole pedonali e alle corsie preferenziali, che spesso vogliono dire, a Milano, “la corsia che preferisco”. Per me che giro sempre con i mezzi…”. Rapporti con il Comune di Milano? “Ha donato all’associazione 70.000 euro per un ospedale in Afghanistan e ha consegnato l’Ambrogino d’oro nel ’96 a Emergency e nel 2001 a Gino Strada”. Come opera Emergency sul territorio?, chiediamo. “L’associazione ha 174 gruppi di volontari in Italia. Milano ha un gruppo per zona, in modo che diffondano capillarmente la cultura della pace e facciano informazione, oltre alla raccolta fondi”. Ricordiamo che il gruppo di volontari della zona 4 è operativo da alcuni mesi e si è “presentato” sul numero di QUATTRO del novembre scorso. Mentre Teresa ci riaccompagna all’uscita, passiamo davanti agli uffici ed abbiamo la netta percezione di quanto lavoro e impegno ci sia dietro una associazione ormai così consolidata. “Se non ci fossero più guerre, non ci sarebbe più bisogno di noi”, ci dice. Ma la realtà, purtroppo, è diversa.
Dimitri Squaccio