SOGNARE CON LE MARIONETTE
Intervista a Cosetta Colla

Favole, sogni, fantasie, l’arte insomma di una tradizione marionettistica bicentenaria che qualche fata buona, a seguito di vicende non liete, ha portato nella nostra zona. Così da qualche mese, il Teatro della Quattordicesima in via Oglio ospita la sede, pur se provvisoria, delle marionette di Gianni e Cosetta Colla, in convivenza con la compagnia del Teatro milanese: doppia vita quindi per un locale ancora abbastanza nuovo e periferico, ma già con una propria storia nella vita culturale della zona Quattro. In orari diversi, per spettatori diversi, la poesia del racconto in cui tutto è possibile si alterna al realismo del dialetto: emozioni e riflessioni che il teatro ogni giorno ripropone a chi vuole sognare sorridere pensare.
Una fredda mattina, appena dopo che un fiume di bambini, stupiti per avere scoperto che a raccontare per immagini non è solo la televisione, rifluisce alla loro quotidianità, anche noi di Quattro siamo accolti in questo tempio della fantasia dall’accattivante cordialità di Cosetta Colla, sesta generazione della famiglia di marionettisti più nota in Italia, animatrice della compagnia e regista della gran parte degli spettacoli prodotti. Conversiamo in sala, di fronte al palco dove si affollano marionette classiche e moderne protagoniste di decenni di storia e ancora in scena dove hanno appena concluso, con un finale a sorpresa, Le avventure di Pinocchio.
Le prime testimonianze dell’attività marionettistica dei Colla risalgono al principio dell’Ottocento, con spettacoli viaggianti fra i diversi stati della penisola non ancora unificata e già dalla metà del secolo due fratelli si separano dando vita a compagnie diverse che, pur con alterne vicende, hanno continuato fino ai giorni nostri con repertori e soluzioni artistiche differenti. Teatro per adulti in epoche in cui soprattutto in località minori era l’unico spettacolo a cui fosse possibile assistere, rappresentato anche in chiesa e perfino occasione di dibattito politico, il teatro delle marionette ancora in anni vicini a noi ha messo in scena spettacoli di grande rilievo anche musicali: sono Gianni e Cosetta Colla a muovere le marionette che partecipano nel 1985 al teatro alla Scala al Viaggio a Reims di Rossini diretta da Claudio Abbado con la regia di Luca Ronconi.
Cosetta Colla parla della sua lunga esperienza di teatro e riconosce di avere anteposto l’arte alla famiglia a cui ha rinunciato. Trascina con la sua passione: la marionetta è il prolungamento delle mani e dei nervi di chi la muove e le dà voce; la vitalità del marionettista passa attraverso i fili delle marionette, vive, così sensibili che se l’operatore svolge il suo lavoro con tecnica adeguata, ma senza anima, la marionetta lo avverte, sfugge ai comandi, non ubbidisce e resta rigida. E il pubblico partecipa, incantato e coinvolto, con un incredibile silenzio rotto da suggerimenti dati dai più giovani ai diversi personaggi o da esclamazioni di timore e di consenso per quanto accade sul palcoscenico. Il coinvolgimento comporta l’identificazione e Cosetta ricorda l’emozione con cui un detenuto, chiamato a dare voce a Pinocchio in uno spettacolo organizzato in carcere, abbia concluso la recita con la celebre frase: “Sono contento di essere tornato una persona normale”.

E’ Gianni Colla, il padre di Cosetta scomparso novantaduenne nel 1998, l’ideatore della svolta che introduce le scelte stilistiche che caratterizzano la successiva produzione di questo ramo della famiglia, un’eredità oggi già raccolta dalla nuova generazione, in particolare la nipote Stefania che collabora con la zia nella sceneggiatura degli ultimi spettacoli. Gianni negli anni della guerra lascia l’attività marionettistica per dedicarsi al teatro di prosa e la stessa Cosetta, per suggerimento del padre, frequenta e si diploma all’accademia di arte drammatica alla scuola di Esperia Sperani, formatrice di tanti celebri attori. Quando riprende a muovere marionette, Gianni opera con una disciplina e un rigore che fanno dell’arte marionettistica un genere raffinato che pretende una qualità alta da tutti i collaboratori e dalla figlia in particolare che, dopo alcune esperienze sui palcoscenici di prosa, torna a lavorare con lui.
L’impegno minuzioso nella produzione degli spettacoli della compagnia non trascura nessun aspetto, dalle musiche alla recitazione alle scene e, soprattutto, alle amate marionette costruite e vestite con attenzione al dettaglio fino alle mutande. Le marionette di Gianni Colla sono pensate come individui e, mentre nel passato le stesse marionette, cambiando abito, potevano agire in testi diversi, ormai vengono costruite, come le scene, per ogni singolo copione rappresentato. Alla ideazione delle marionette partecipano ora anche famosi artisti contemporanei, come il pittore Luigi Veronesi, mentre il genere, nel teatro di Gianni e Cosetta, si rinnova con la presenza in scena, in determinati momenti, anche di attori: non è quindi più possibile realizzare una colonna sonora con doppiatori, mentre viene valorizzata l’abilità attoriale dei marionettisti. Il risultato è uno spettacolo completo, costruito con il contributo di molteplici forme artistiche, dalla letteratura alla musica, dalla pittura alla scultura, dalla recitazione alla danza.
La diffusione del cinema e il successivo affermarsi della televisione lungo gli anni sessanta allontanano il pubblico adulto dalle marionette, nonostante la qualità degli spettacoli e il repertorio di testi d’autore, da Shakespeare a Pirandello: Gianni e Cosetta decidono allora di dedicarsi a un pubblico di bambini scegliendo testi destinati a loro, ma senza ridurre il livello tecnico e artistico dello spettacolo. E’ una scommessa impegnativa: se la rappresentazione non riesce a incantare i giovanissimi, anche di pochi anni, la platea diventa ingovernabile: i bambini non hanno autodisciplina e se non sono coinvolti scorazzano per il teatro disturbando. Ma lo spettacolo non deve annoiare gli adulti che, se non apprezzano, fanno altre scelte anche per i loro piccoli e il teatro resta vuoto.
Le scelte si rivelano appaganti: la compagnia ha il successo che merita, anche se pare difficile trovare una sede stabile: prima il minuscolo teatro Litta, poi il Teatro dell’Arte e, per oltre un decennio, gli Olivetani a cui è legata la fama recente della compagnia, fino al trasferimento in questa sala della Quattordicesima oltre agli spettacoli dati fuori Milano e all’estero, dove però è difficile trasportare la complessa struttura necessaria per le rappresentazioni. Il pubblico non scorda le emozioni e resta fedele: basta la metropolitana per giungere anche qui insieme a chi, con pochi passi, sta scoprendo un mondo di sogno e di poesia.
Ugo Basso
![]() |