Ma c'è da ridere in zona 4? Intervista a Diego Parassole
I nostri cani pascolano insieme in via Nervesa e così ho avuto modo di incontrare Diego Parassole, cabarettista, attore, scrittorecheabita in zona 4 dietro Corso Lodi. L’altra seral’ho rivisto a La Nuova Libreria Scaldapensieri di via Don Bosco, dove ha presentato il suo nuovo spettacolo “Che bio ce la mandi buona” che ha iniziato il suo giro a fine gennaio dal Teatro della Cooperativa di via Hermada a Milano.
Molto interessante la serata, una “prova di lettura teatrale in forma cabarettistica” durante la quale Diego Parassole ha presentatoil suo spettacolo ma anche i libri da cui ha preso spunto per le sue divagazioni umoristiche, leggendone alcuni brani.
Libri tosti, poco pubblicizzati, tutti dedicati a consumi eco sostenibili: da “Qualcuno vuole dartela da bere” di Giuseppe Altamuraa “Il libro che le multinazionali non ti farebbero mai leggere” di Klaus Werner-Lobo a “I mostri nel mio frigorifero” di Stefania Cecchetti. Diego, davanti al microfono, ha composto una sorta di Cabaret con Libri, testando davanti a noi, pubblico, l’impatto delle sue battute, rafforzandone qualcuna, eliminandone un’altra, chiarendone un’altra ancora.
Lo spettacolo, che sta avendo un ottimo successo, è completato dalla presenza di esperti del mondo dell’eco compatibilità che rispondono, alla fine, alle domande del pubblico.

Nel suo recente passato, il signor Diego Parassole ha avuto una doppia vita e spesso, all’improvviso, indossava una tuta e si trasformava in Erminio Pistolazzi, partiva per i palcoscenici di tutta Italia, si affacciava dallo schermo televisivo efaceva ridere, molto ridere.
Non so che differenze caratterialici fossero tra l’unoe l’altro ma fisicamente si assomigliavano molto: tutti e due non sono alti e neppure smilzi ed hanno una voce inconfondibile, un po’ stridula, con un leggero accento piemontese.
Diego Parassole è uno dei comici più interessanti degli ultimi anni, per intenderci è un comico che fa ridere, cosa ovvia ma che non sempre avviene nell’ultima generazione nata dalla e nella TV e sopratutto fa ridere non ricorrendo a tormentoni vocali o imitazioni. E’ stato a bordo della grande nave scuola di Zelig ma prima si è diplomato in drammaturgia presso la storica e milanesissima Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi.
Le sue chiavi comiche sono il candore e la mancanza di volgarità con cui costruisce i suoi monologhi, incentrati sui difetti della nostra società in cui tutti ci possiamo riconoscere: la famiglia, il matrimonio, il lavoro, lo sport, il sesso ed ora la bioetica.
Il signor Parassole non so, ma certo il suo personaggio non è aggressivo ma solo un po’ polemico e sfigato con quegli occhiali e i capelli ritti in testa, sempre alla ricerca di risposte a domande esistenziali nonostante il tono leggero. E’ libero e coatto allo stesso tempo. E’ minoranza e maggioranza. Ora con questa sua entrata nel mondo della bioetica è come se la dicotomia tra interprete e personaggio si fosse annullata: l’uomo e il comico si sonofusi in un’unica persona e hanno trovato l’equilibrio per usare la loro forza comica al servizio della loro anima ecologista. E ancora si ride, si ride molto ma - come posso dire? - seriamente.
Ci siamo incontrati per scambiare quattro chiacchiere e ne ho approfittato per chiedergli, innanzitutto, se i bar, i negozi o il parco dove porta il cane o il supermercato della zona 4, possono essere fonti di spunti per i suoi spettacoli.
Secondo Diego questo avviene proprio perché questa zona, intorno al quartiere di San Luigi, è molto simile a un paese: l’ortolano, la cartoleria, il bar, la pasticceria, l’idraulico, la libreria, il parrucchiere sono luoghi dove c’è ancora il gusto di parlare e anche di cazzeggiare; ma è anche una zona di confine tra Porto di Mare e Porta Romana e quindi ricca di contraddizioni e di stimoli che per un artista della parola sono la base del suo lavoro.
Una bella zona, quindi, nonostante tutto, dove le strutturepubbliche fondamentali funzionano ma dove manca, secondo Diego, un qualcosa per essere meno periferica in senso culturale.
Ho chiesto a Diego se ci sono ancora delle occasioni per riderenella nostrasocietà ose è sempre più difficilesoprattuttoper un comico far ridere. Secondo lui un “comicoserio” dovrà sempre di più occuparsi di politica ma, attenzione, della nuova politica. C’è nell’aria la voglia, soprattutto da parte dei giovani di impegnarsi in obiettivi comuni che non siano più le ideologie partitiche del secolo scorso ma i grandi temi del futuro che sarannoil clima, la biodiversità, l’ambiente, l’acqua e l’impegno civile.
Utopia? Può darsi. Per il momento ridiamoci su con leggerezza, umorismo e sensibilità critica incamminandoci con Diego Parassole sui sentieri di Gaber, Jannacci, Fo.
Francesco Tosi
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