1910-2010: ripercorriamo i cento anni dalla costruzione dell’Aerodromo di Taliedo, passando dall’Idroscalo e dall’Aeroporto di Linate

 

In occasione del centenario del “Circuito Aereo Internazionale” del 1910, che ha determinato la vocazione aviatoria del Quartiere Forlanini-Taliedo, la costruzione dell’Idroscalo e dell’Aeroporto di Linate, è interessante ricostruire le vicende che per prime segnarono lo sviluppo urbanistico di questo territorio.

Durante quella importante manifestazione ebbe origine l’Aerodromo di Taliedo, primo aeroporto di Milano: tale struttura, creata fuori Porta Vittoria fra la strada Paullese, il Lambro, le case di Monluè e la linea ferroviaria, aveva la forma di un vasto trapezio e fu chiamata Aerodromo d’Italia, era dotata di numerosi hangars, di un deposito di benzina, di una officina riparazioni e di servizi di vigilanza da parte di guardie, carabinieri e pompieri.

Lo spazio occupato dall'Aerodromo di Taliedo, compreso fra la cinta ferroviaria e il Lambro.
(Fonte: G. GEROSA BRICHETTO - S. LEONIDI, Cinquant’anni fa dal castello di Linate alla città aviatoria, Peschiera Borromeo, Comitato per le Celebrazioni Linatesi, 1983, p. 35)

Lo scalo occupava un milione di metri quadrati di terreno, in una vasta zona agricola di proprietà della Società Immobiliare Lombardo Veneta la quale, dopo una iniziale breve parentesi aeronautica, sperava di avviare operazioni di speculazione urbanistica. La struttura, collegata alla città da una linea tranviaria con capolinea nell’attuale Piazza Ovidio, era gestita dalla Società Italiana di Aviazione (fondata a Milano nel 1908) e per sua iniziativa il 26 aprile 1911 venne inaugurata, sempre a Taliedo, la Scuola di Aviazione.

Il nuovo aerodromo aveva come riferimento diurno il piazzale di cemento costituente il piano di atterraggio e come riferimento notturno lo scalo ferroviario di Porta Vittoria, un chilometro ad Est, e la Stazione di Rogoredo, due chilometri a Sud. I sedimi erano circondati da elettrodi ad alta tensione, da un terrapieno, da condutture telegrafiche e da canali di irrigazione: benché vi si potesse atterrare da tutte le direzioni, le piste di terra battuta erano utilizzate da Sud-Est a Nord-Ovest. Infine, l’aerodromo era in grado di erogare carburanti e lubrificanti per aeromobili e auto, disponeva di attrezzature per i servizi, di manodopera variante dagli otto ai dieci uomini, poteva assicurare infermeria eassistenza medica ed era aperto al traffico nelle ventiquattro ore.

Tra le strutture necessarie figurava la stazione aerologica, che effettuava due osservazioni giornaliere e poteva integrare telefonicamente le informazioni da Torino, Padova e Roma, nonché la prima scuola di volo. L’aerodromo ospitò un insediamento industriale produttore di biplani e monoplani in lega metallica: le Officine Caproni, ubicate a Taliedo grazie alla esistenza del campo militare, di manodopera adeguata e della vicinanza alla città.

Le Officine Caproni (al centro) e l’Aerodromo di Taliedo (in basso) visti da Sud-Ovest.
(Fonte: G. GEROSA BRICHETTO - S. LEONIDI, cit., p. 57
)

Il 19 giugno 1921 Taliedo assunse la qualificazione di “aeroporto” e fu dedicato alla memoria di Emilio Pensuti. Opportunamente ristrutturato, fu aperto però al traffico regolare di linea soltanto nella primavera del 1928, quando una nuova compagnia, l’A.L.I (Avio Linee Italiane), finanziata dalla Fiat, inaugurò il 1° maggio la linea Taliedo-Trento-Taliedo, e il successivo 9 ottobre la Taliedo-Roma, utilizzando trimotori Fokker olandesi in grado di trasportare 8-10 passeggeri. Negli anni successivi il capoluogo lombardo fu collegato con Venezia S. Nicolò di Lido, Torino, Napoli, e con altre città importanti d’Italia e d’Europa, mentre nel 1934 Taliedo sarà già in grado di polarizzare un traffico aereo, costituito da una decina di partenze e arrivi al giorno.

Dalla seconda metà degli Anni Venti al termine degli Anni Trenta la transizione da Taliedo a Linate interseca la realizzazione dell’Idroscalo, oggi legato soltanto simbolicamente all’adiacente aeroporto: infatti nel 1926, in un progetto complessivo teso alla ristrutturazione del campo militare di Taliedo, erano stati inseriti anche studi per la realizzazione di un idroscalo. Nel settembre del 1927 il geometra Gino Utili completò il progetto commissionatogli da Fabio Mainoni, segretario della Lega Aerea Nazionale, che prevedeva una struttura della lunghezza di 2.461 metri, una larghezza da 150 a 300 metri, una superficie di 610.210 metri quadrati, una profondità da 3 a 5 metri ed un volume di scavo di 2.097.755 metri cubi. L’ufficio tecnico della Provincia richiese l’ampliamento dello specchio, in modo che il volume di scavo potesse raggiungere i tre milioni di metri cubi. Infine, si decise che l’Idroscalo ospitasse anche comuni sportivi, in particolare gli amatori degli sport d’acqua.

L'Aerodromo di Taliedo durante una delle giornate del Circuito Internazionale nel settembre 1910.
(Fonte: G. GEROSA BRICHETTO - S. LEONIDI, cit., p. 40
)

Il 28 maggio 1930 ammara all’Idroscalo il primo idrovolante, un 59 bis di tipo militare, ma l’ammaraggio ufficiale di inaugurazione ha luogo il 28 ottobre e in quell’occasione il bacino venne battezzato col nome di Idroscalo Provincia di Milano. Nella realtà l’Idroscalo fu usato molto di rado per arrivi e partenze di idrovolanti e nessuna idro-linea fu mai istituita, anche perché il successo degli idrovolanti fu momentaneo: in breve tempo i velivoli terrestri dimostrarono infatti la loro superiorità e quindi l’Idroscalo di Milano costituisce pertanto il frutto di un errore di previsione.

Nel gennaio del 1933 una nuova convenzione, sostitutiva di quella del 1928, impegnava il Ministero dell’Aeronautica ad espropriare le aree occorrenti per il nuovo campo di aviazione. Intanto il Comune di Milano acquistò dal demanio 800mila metri quadrati dell’Area di Taliedo. Da questa data entrò in uso la denominazione “Aeroporto di Linate”, in sostituzione del toponimo “Lambrate” usato sino ad allora.

La realizzazione dell’aeroporto determinò anche la fine del Comune di Linate al Lambro, fuso con quello di Peschiera Borromeo a partire dal 2 marzo 1934. Gli effetti della scomparsa di Linate al Lambro furono rapidamente e drammaticamente avvertiti dalla popolazione rurale residente (400 persone circa) che dovette abbandonare le proprie dimore, destinate alla demolizione, e quindi trovare una nuova casa e una nuova occupazione.

La superficie del nuovo campo di aviazione, fissata inizialmente in due milioni e mezzo di metri quadrati, raggiunse oltre tre milioni di metri quadrati e la porzione più consistente di territorio, 250 pertiche, fu ceduta da Linate al Lambro, mentre Segrate e Milano si limitavano a dividere le rimanenti 50 pertiche: si trattava di terreni tenuti a prato, a marcita e a risaia, oppure coltivati a frumento e granturco. Su di essi sorgevano ben sette cascine: la Gallarana, in comune di Segrate, nella quale fin dal 1928 la Provincia aveva stabilito la direzione dei lavori dell’Idroscalo; la Cascina Paletta, in comune di Milano, e poi il Molinetto di Santa Corona, il Vighetto, il Vigo, la Barlassina, il Castello, tutte in comune di Linate al Lambro; qualche documento accenna inoltre ad un’ottava cascina, la Fornace, di difficile ubicazione: di sicuro non era a Linate e probabilmente si trattava di una casa di campagna di scarsa importanza. Nella Cascina Paletta si installò la direzione dei lavori e al loro termine essa non fu rasa al suolo completamente: qualche fabbricato fu risparmiato, ed ancora oggi ospita la stazione meteorologica, che si occupa delle previsioni del tempo valide per tutta l’alta Italia.

Il Comune di Milano iniziò i lavori così come era stato concordato con il Ministero dell’Aeronautica: il progetto era ad opera dell’architetto Gian Luigi Giordani di Bologna, vincitore di un concorso nazionale bandito nella primavera del 1934.

L’assieme dei fabbricati avrebbe dovuto ricordare una stazione marina di approdo, con le sue banchine, le sue passerelle, le sue cabine, i suoi fari, ed aveva come caratteristica una grande snellezza delle strutture. Il complesso degli edifici, però, non poté essere realizzato per l’ottobre 1936, data prevista per l’inaugurazione dell’aeroporto, sicché questa slittò ancora di un anno ed il 21 ottobre 1937, benché non completato, l’Aeroporto di Linate fu inaugurato ed intitolato a Enrico Forlanini, l’ingegnere milanese pioniere dell’aeronautica che nel 1877 aveva fatto alzare da terra l’elicottero.

Destinato in esclusiva all’uso civile già nel 1938, l’aeroporto era in realtà più che sufficiente ad accogliere ogni tipo di velivolo: una pista in cemento di 600 metri, trasversale al campo, con asse Sud Est-Nord Ovest, consentiva l’operabilità a tutti i tipi di aeromobili in servizio a quell’epoca. Milano era così collegata con Francoforte, Colonia, Amsterdam, Venezia, Torino, Parigi, Londra, Zagabria, Belgrado, Bruxelles, e Monaco mediante servizi di linea delle compagnie italiane ALI e Ala Littoria, in condivisione con vettori stranieri come Air France, KLM e Lufthansa che nel capoluogo lombardo avevano istituito proprie basi di rappresentanza.

Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, però, bloccò lo sviluppo del trasporto aereo civile e nel 1940, dopo l’ingresso nel conflitto dell’Italia, Linate, come del resto tutti gli altri scali italiani, venne militarizzato: i voli regolari di linea vennero così sospesi e i mezzi in servizio requisiti dall’amministrazione militare.

Terminato il Secondo conflitto mondiale, Linate riprese a funzionare nell’aprile 1947 con un collegamento per Roma operato dalla L.A.I. e reso possibile da un allungamento della pista. Il capoluogo lombardo necessitava però di uno scalo moderno e le stesse compagnie aeree straniere si erano rese conto delle grandi potenzialità della struttura, vicina al centro cittadino, chiedendone l’ammodernamento. La neo-costituita S.E.A. propose e ottenne l’autorizzazione a ristrutturare la pista e l’aeroporto. Il Forlanini sarebbe dovuto servire al disimpegno del traffico nazionale ed ad altri traffici europei, ma questa soluzione poneva una serie di problemi di natura urbanistica, per cui si decise che il Forlanini avrebbe dovuto avere una pista orientata a 350 gradi, lunga 2,2 chilometri e larga 60 metri, affidandone il progetto al Prof. Aimone Jelmoni del Politecnico di Milano, mentre la redazione del piano di sviluppo ed ammodernamento dei due scali toccò all’architetto Vittorio Gandolfi, del medesimo Politecnico.

I lavori a Linate incominciarono il 19 aprile 1958 e l’anno successivo, in data 16 settembre, iniziarono i lavori di costruzione della nuova aerostazione, mentre il 1° agosto 1960 Alitalia trasferì da Malpensa a Linate i voli nazionali e il 15 agosto dello stesso anno anche quelli internazionali. La nuova pista del Forlanini venne inaugurata il 25 settembre 1960 mentre due anni più tardi la S.E.A., ottenne per trent’anni la responsabilità dei due scali. Il 1° giugno 1965 si inaugura il nuovo magazzino merci di Linate e nell’ottobre successivo la S.E.A. realizza l’impianto per la segnalazione luminosa dell’asse pista e della zona di toccata degli aerei. Nell’agosto 1968 la pista di volo venne prolungata raggiungendo gli attuali 2.240 metri. Solo negli Anni Novanta con il progetto “Linate domani” fu creato il molo d’imbarco a jet way, attraverso la costruzione di un nuovo corpo di fabbrica adiacente l’attuale aerostazione e con essa collegato.

Il progetto, affidato ad Aldo Rossi, ha consentito una diminuzione dei tempi di attesa ed ha riguardato anche gli arredamenti interni progettati dagli architetti Orsoni, Facchetti e Cortesi. Nel 1997 sono state rinnovate le piste di rullaggio, mentre nel luglio 2002 è stata rifatta la pista principale. A sua volta, nel corso del 2004 sono stati rinnovati gli apparecchi di illuminazione interni ed esterni l’aeroporto. Infine, all’inizio del 2009, sono iniziati dei lavori di rinnovamento degli interni per trasformare lo scalo sempre più in un city-airport.

L’apertura di Malpensa hub nel 1998 ha ridimensionato il ruolo di Linate. Nel gennaio 2001, al fine di aderire alle indicazioni di alcuni membri della Commissione Europea che davano riscontro a reclami presentati da 12 vettori comunitari, si è ritenuto opportuno modificare le modalità di utilizzazione dello Scalo Forlanini ed oggi il Decreto Bersani-bis ripartisce il traffico aereo sul sistema aeroportuale di Milano.

Andrea Soggiu