Sperimentazione di housing sociale a Merezzate/1
Si parla molto, negli ultimi tempi, di “housing sociale” con progetti, concorsi, convegni, libri e realizzazioni: un tema importante per la Zona 4 che, per tutto il '900, si è distinta per una forte vocazione all'accoglienza come testimoniano i numerosi quartieri IACP (ora ALER) e i quartieri di edilizia convenzionata.
L'approfondimento di questo tema, tuttavia, oggi non è agevole. Non vi è infatti un sapere unico e non vi è nemmeno una definizione univoca di cosa sia questo “housing sociale”. In un periodo di crisi economica, inoltre, non pochi sono gli operatori del settore normalmente interessati a ben altri prodotti immobiliari che si sono “riconvertiti al sociale”: una riconversione che a seconda dei casi, come sempre accade, può essere mossa da buone o da cattive intenzioni così che la confusione aumenta per il fatto che a volte il termine housing sociale viene usato a sproposito, con fini ben diversi da quelli sociali.
Vale dunque la pena, senza peraltro alcuna pretesa di essere esaustivi, di proporre alcuni significati generali che il temine “housing sociale” potrebbe avere.
Il primo: la città di oggi, compresa Milano, esprime nuove e più complesse domande abitative. In termini di classi sociali che non trovano accesso alla casa perché non hanno i requisiti per la residenza pubblica ALER ma che neanche hanno la possibilità di accedere al libero mercato; in termini di una maggiore domanda di accesso all'abitare temporaneo quali ad esempio, quella gli studenti; in termini di nuove domande abitative tout court quali l'aumento dei single, i nuovi fenomeni migratori, etc. Ecco quindi che una politica di housing sociale dovrebbe dare adeguate risposte a questa complessità di nuove e vecchie domande abitative, anche con case in affitto.
Il secondo: l'aggettivo “sociale” associato al termine “housing” esprime anche una necessità di vita associata che il solo mero servizio abitativo non può garantire, soprattutto laddove tale servizio venga progettato in quartieri posti in luoghi emarginati dalla città, privi di relazioni con le reti urbane. Fare oggi housing sociale vuol dire invece progettare parti di città (con i necessari servizi collettivi extra-residenziali) dentro e in relazione con le città esistenti (evitando cioè segregazione e facendo in modo che il nuovo entri in forte sinergia con i luoghi esistenti). Lo stesso housing sociale è da considerare come uno di questi servizi pubblici necessari per “fare città” e trasformare gli individui in cittadini.
Il terzo: uno dei modi più virtuosi per evitare fenomeni di segregazione sociale è progettare quartieri con un mix adeguato di utenze sociali così da incentivare coesione e collaborazione tra classi sociali e di età diverse. Una buona pratica di housing dovrebbe oggi considerare tali nuovi equilibri di mix sociali quale una delle sfide più rilevanti. Una sfida che deve partire dal presupposto che la città vitale, giusta e diversificata è per sua natura un'entità ove si confrontano, anche al limite dei conflitti, diverse classi e interessi: ovviamente facendo in modo che questi conflitti non arrivino a degenerazione.
Diciamo in sintesi che, da un punto di vista generale, un approccio corretto oggi all'housing sociale, sia nel caso di ristrutturazione di quartieri esistenti sia nel caso di nuovi interventi, dovrebbe consistere nel darsi l'obiettivo di garantire ai cittadini un uso diffuso di città a 360° e non, come spesso è stato fatto erroneamente in alcune esperienze nei decenni scorsi, limitarsi al mero servizio abitativo, magari in parti emarginate della città oppure secondo l'ideologia del cosiddetto “quartiere autosufficiente” che di fatto era un modo per produrre segregazione e controllo sociale. Garantire a tutti l'uso di città e non la sola casa: questa può essere la massima da attuare partendo dal presupposto non solo che la città esistente debba essere parte del nuovo ma che anche il nuovo dia un valore aggiunto alla città.
L’area di Merezzate interessata è quella contornata di rosso
Tenendo a mente queste osservazioni abbiamo cercato un progetto virtuoso di housing sociale in Zona 4 e siamo andati a intervistare Vincenzo Barbieri, presidente della cooperativa Ecopolis risultata aggiudicatrice di una delle aree pubbliche messe a bando dal Comune di Milano per realizzare un nuovo quartiere. Stiamo parlando del futuro quartiere Merezzate, posto sul lato est dello scalo ferroviario di Rogoredo, appena a nord/ovest di Milano Santa Giulia attualmente in completamento e all'incrocio tra la via Salomone e il futuro prolungamento della strada Paullese verso il centro città. Un ambito urbano dunque in grande trasformazione, sia in termini di tessuto edilizio sia in termini di infrastrutture. (continua)
Vito Redaelli
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