La corsa all’oro al tempo della crisi

 

Da qualche tempo si sono diffusi in cittàmolti punti acquisto oro, che richiamano con insegne colorate ed esplicite la loro attività.
Quello che prima era un mercato secondario,qualche volta clandestino, ora, grazie anche alla nascita di società di franchising ben organizzate, non lo è più: il tabù è caduto.
Nel bene e nel male, nella società di oggi, la comunicazione, la promozione, l’invito “ad entrare” ha sconfitto la riservatezza ed ha sdoganato un mercato, d’altra parte, assolutamente lecito, se gestito con correttezza, secondo le norme previste dalla legge.

Se hai nel cassetto oggetti in oro dimenticati, vecchie collanine stampate, anelli ricevuti in dono da amori finiti, braccialetti mai messi, regalati dalla zia per la prima comunione, non vergognarti: vendili a chi li compra.
Certo in questo periodo di difficoltà economiche, le vendite di oggetti in oro è aumentata di molto, il più delle volte per necessità vera, ma qualche voltaanche per permettersi uno sfizio in più: TV a 54 pollici, cellulare multiuso, scarpe firmate.

Ciò è confermato anche dal fatto che, secondo i titolari dei negozi, i venditori di oro non sono quasi mai persone anziane, pensionati mal messi ma, nellamaggior parte dei casi, persone dai trenta ai cinquanta anni che cercano di soddisfare, nonostante la crisi, il loro bisogno di status simbol.
Abbiamo cercato di saperne di più entrando in Internet, dove abbiamo trovato una miriade di proposte, tutte da valutare con molta attenzione.
Si può fare tutta l’operazione oro per via telematica e c’è anche chi, su richiesta, invia un kit che spiega come procedere alla vendita, dal ritiro a domicilio con un blindato portavaloriin busta antimanomissione, alla valutazione ed al relativo pagamento in 24 ore.
Ci sono poi offerte di franchising, shop con foto di gioielli, esempi di moduli di vendita e di acquisto, assicurazioni, password, siti criptati etc.

Abbiamo quindi pensato che forse il sistema più semplice per capirne di più era quello di suonare il campanello e di entrare in uno dei negozi di zona 4 che si sono attrezzati per acquistare l’oro.
Uno dei titolari del negozio di Viale Umbria ci ha innanzitutto confermato di operare in franchising che, in questo caso, è “Oro in euro” e che “Compro Oro” non è un marchio mal’insegna merceologica di ciò che il negozio offre, come quella di bar o tabacchi o lavanderie.
L’insegna deve il suo impatto alla semplicità e alla immediatezza del messaggio, ai colori, ai caratteri molto visibili. Niente messaggi sublimali, niente studi grafici sofisticati, niente giochi di parole: “ComproOro“, punto e basta. Se vuoi entra.

Ho suonato il campanello, dicevo, e sono entrato in un ambiente a sua volta separato dal retro dauna parete di vetro e da uno sportello attraverso il qualeparlare con il responsabile. Nel retro computer, bilancia di precisione, casseforti, scrivania.
Nel periodo di tempo in cui sono stato nel negozio ho avuto modo di incrociare tre diverse tipologie di cliente.
Un giovane padre sudamericano che cercava un piccolo braccialetto per la figlia bambina.
Un anziano signore che chiedeva informazioni sul costo dell’oro in acquisto e in vendita.
Una signora moldava che desiderava vendere una piccola catena d’oro perché, a suo dire, le ricordava un periodo non felice.
Questo ultimo caso mi ha dato modo di capire in tempo reale i meccanismi della trattativa. Il responsabile del negozio pesa il monile e fa la sua valutazione, il cliente accetta e compila l’atto di vendita sul quale appare il suo nome, indirizzo, codice fiscale e numero della carta di identità. Il numero progressivo della transazione, che appare sull’atto di vendita, viene dal negoziante trascritto sul Registro della Questura in dotazione al negozio stesso. Il cliente riceve subito, in contanti, gli euro: Oro in euro appunto.

Veloce, semplice, immediato e definitivo. Niente a che vedere con il Monte di Pietà dove il cliente rimane proprietario.
L’oggetto in oro dovrà essere messo in vendita dal negozio tale e quale o inviato a una società fonditrice.
Secondo gli operatori del settore, il monilepuò anche essere venduto al 50% in meno rispetto al valore di mercato dell’oro lavorato. Anche perché questo sistema di acquisto non tiene, ovviamente, conto del valore artistico dell’oggetto ma solo ed esclusivamente del valore dell’oro pesato.
Mercato in grande espansione, si diceva, tanto è vero che sono previste, da quasi tutte le società di franchising, le aperture di nuovi negozi non solo in Italia ma anche inEuropa, cominciando da Spagna e Germania.
Che sia la nuova moderna corsa all’oro? E’ certo che qualcuno ci guadagnerà.

Francesco Tosi