Cento anni… elettrici

 

 

In occasione del prossimo, importante anniversario, 100 anni della costituzione dell’azienda elettrica municipale di Milano, la società milanese e la Fondazione AEM hanno organizzato due interessanti mostre dove è stata ripercorsa la storia delle due centrali elettriche installate a Milano, e in particolare le centrali di distribuzione situate, una in piazza Trento, e l’altra, ancora in funzione, in via Bazzi. L’intento è stato quello di portare a conoscenza dei cittadini alcuni aspetti della storia del quartiere in cui abitano e di come queste centrali siano state e siano ancora oggi vettori della modernizzazione tecnologica e sociale.

Primo appuntamento in piazza Trento dove l’edificio che vi si affaccia fu costruito per sostituire la centrale di via Santa Radegonda e per essere di supporto degli impianti industriali che andavano insediandosi nella periferia della città. Le centrali erano e sono tuttora i punti di smistamento della “materia prima” proveniente dagli impianti che in Valtellina nel corso degli anni sono sorti per sfruttare la forza dell’acqua, il cosiddetto “carbone bianco” che sostituì il carbone fino allora utilizzato. La centrale di piazza Trento, con le sue tre imponenti ciminiere, immortalate anche in un quadro futurista di Boccioni, diventa parte del paesaggio dello Scalo Romana e negli edifici affacciati su viale Isonzo, oggi sede della Fondazione AEM, erano ospitati i macchinari per la distribuzione dell’energia elettrica in generale, compresa anche la fornitura di corrente per il servizio tranviario. Edifici di notevole importanza architettonica perché testimoni degli stili dell’epoca non solo esternamente, ma anche nel decoro interno. La centrale di piazza Trento, costruita nel primo decennio del secolo scorso, è stata raccontata attraverso una serie di affascinanti immagini che ne hanno ripercorso la vita.

In una delle foto che pubblichiamo si vedono le fontane prospicienti la piazza e alimentate dalle acque di raffreddamento portate all’esterno per abbassarne la temperatura prima di essere riutilizzate. Vasche che i ragazzi di allora usavano per fare bagni “fuorilegge”, qualche volta finiti in tragedia.

Stesso discorso per la centrale di via Bazzi, nata durante il Ventennio e anch’essa importante per lo sviluppo industriale e per fornire un servizio agliutenti che vivevano nei nuovi quartieri abitativi sorti in questa parte di Milano, in espansione come il resto della città.

Anche in questo caso il “contenitore”, il complesso edificato per ospitare la centrale con le sue complesse macchine, non è un semplice edificio, ma l’esempio dello stile che era in auge a quei tempi con le sue linee architettoniche razionaliste esaltate dal bianco del materiale usato per la costruzione.A chiudere, per ora, queste rassegne, una interessante conferenza sul tema delle centrali elettriche, partendo da quelle valtellinesi fino ad arrivare, seguendo idealmente il percorso della “corrente”, quelle di Milano.

Sergio Biagini