Generazione reality: piace davvero ai giovani la tv di oggi?

 

Il caso è scoppiato. “Videocracy”, il film documentario di Erik Gandini, è sulla bocca di tutti. Facebook, blog, informazione on line, hanno amplificato il messaggio di questo film, osteggiato dai canali di diffusione ufficiali, come in un grande passaparola.
Che siate d’accordo oppure no con il messaggio lanciato dal film (se non lo avete visto, ecco la recensione ad aiutarvi), che condividiate o meno l’opinione che Gandini ha voluto esprimere sull’Italia e l’italianità televisiva nell’era post-Berlusconi, la redazione giovani questo mese vi racconta che cosa pensano i ragazzi della nostra zona proprio di lei: la televisione. E’ vero che piace? E se si, cosa? I ragazzi sono davvero onnivori? Sono sul serio “divoratori seriali” di reality show e programmi culturalmente poco strutturati? Oppure l’immagine dei ragazzi un po’ “allucinati” dai palinsesti è solo l’ennesima montatura dell’informazione televisiva? A voi la sentenza, potete condividere con noi pensieri e critiche anche sul nostro blog. Come sempre, buona lettura!
Federica Giordani

 

Videocracy - Il potere della scatola magica

A settembre è uscito in Italia il nuovo documentario di Erik Gandini, regista e produttore italiano ma naturalizzato svedese.Il titolo eloquente non lascia dubbi sul tema: il film affronta la questione della tv italiana come mezzo, non più di semplice comunicazione, ma di “popolarità”. Intervistando due icone contemporanee che rispondono ai nomi di Lele Mora e Fabrizio Corona, il regista bergamasco sembra suggerire che l’idea attraverso cui la scatola magica eserciti la propria egemonia mass-mediatica risponda all’espressione “se non appari non esisti”. La tv genera la realtà, conferisce credibilità alle persone, modella il canone delle mode (abbigliamento, sessualità, ecc.), ma soprattutto, essendo uno strumento univoco che non prevede interazione con lo spettatore, crea il tacito consenso. Il potere del video possiede quell’irresistibile caratteristica di essere antidemocratico perché mira ad assopire la coscienza critica del fruitore rendendolo inerme di fronte alla scelte, sia civili che sociali.In Italia, in particolar modo nell’ultimo trentennio, la tv si è dimostrata uno strumento efficace nella costruzione di un consenso di tipo politico, basato sulla distrazione delle masse attraverso una schiacciante disinformazione, al punto che crediamo che solo ciò che vediamo in tv accade realmente e sia dunque degno di importanza. L’effetto di questo atteggiamento ci ha portato a legittimare veline in Parlamento, ad appoggiare guerre in nome degli affari, ad anteporre interessi personali invece di un bene comune.

Nelle sale italiane il film non ha riscosso un grande successo, un po’ per la censura delle reti commerciali, un po’ per il fatto che la forma del documentario difficilmente affascina un pubblico abituato a prodotti d’intrattenimento e più volte mediati dalla stessa tv. Ma probabilmente la sala cinematografica, nonostante l’esiguo incasso, rimane il giusto contesto per Videocracy poiché, come diceva J.L. Godard, “la televisione crea l'oblio, mentre il Cinema ha sempre creato dei ricordi”.
Chiara Orlandi

Le interviste

Talk show, reality, talent show, ma anche intrattenimento culturale, film, informazione socio politica. La televisione italiana offre questo e molto altro ancora.
Erik Gandini nel suo film-documentario dipinge un quadro delle nuove generazioni, cresciute con questa Tv alquanto desolante: giovani pronti a qualsiasi cosa pur di apparire sul piccolo schermo e diventare famosi, corpibelli e forti usati per fare audience, veline (e tutti i loro derivati) la cui personalità viene azzerata in un mutismo sorridente e remissivo.

Ma cosa ne pensano i giovani di oggi? Siamo andati a chiederlo ai ragazzi dell’Istituto Tecnico Commerciale Pietro Verri, di via Lattanzio 38, e a quelli del Liceo Scientifico Einstein, di via A. Einstein 3.
Abbiamo chiesto loro se amano la Tv, quali sono i loro programmi e personaggi preferiti, e se è un loro sogno apparire nel piccolo schermo.

Rai/Mediaset

I giovani intervistati, almeno su una cosa, sembrano concordi: i programmi Mediaset battono quelli della Rai 10 a 2.Amici di Maria de Filippi, Uomini e Donne, Mai dire Grande Fratello, le Iene, i Simpson e i Griffin, Love Bugs e tutti i telefilm per adolescenti, stravincono a livello di audience. La Rai si salva solo con X-Factor e il calcio. Perché questa preferenza? Come dicono le diciassettenni Marika, Francesca e Alessandra dell’Istituto Verri, «la Rai è per vecchi!».

Come prevedibile sono molto seguiti i programmi sulle reti Mtv e All Music, con il loro format americano che associa ai video musicali anche programmi come Pimp My Ride e simili.

Caso a parte sono i programmi di informazione e cultura, quali Matrix e Porta a Porta, che non vengono visti perché mandati in onda in seconda serata, troppo tardi insomma per dei bravi liceali che puntano la sveglia alle 7.

Gli intervistati sembrano in sintonia anche riguardo ad un’altra questione: i reality show.
«Non mi piacciono per niente i reality, chi vi partecipa è gente raccomandata» dice Eliano dell’Einstein, «Schifo!» commentano molto più brevemente i suoi compagni.

Pay Tv/Cavo

Gli esperti parlano di democratizzazione della tv come conseguenza della comparsa delle televisioni a pagamento.
La differenziazione dei palinsesti permette allo spettatore di essere meno passivo nella scelta dei programmi e guardare solo quello che realmente interessa.

Indice dei tempi che corrono è il fatto che il 99% degli intervistati ha la possibilità di scegliere tra tv a pagamento e tv via cavo. La pay tv attira soprattutto per l’offerta sport e per il fatto che i telefilm sono più frequenti e meno in ritardo rispetto alla programmazione americana. In più alcuni programmi come GXT (Un programma in cui giapponesi pazzi organizzano giochi il cui unico scopo sembra essere l’autolesionismo e la derisione, n.d.r.) attirano molto i ragazzi in cerca di svago.

Ci sono anche alcune sparute voci fuori dal coro.Andrea, per esempio, dell’istituto Verri manifesta, a differenza di molti altri suoi coetanei, un certo interesse anche per i canali Sky in cui vengono trasmessi dibattiti di attualità e politica.

I protagonisti della Tv

Oggi è necessario avere talento per fare spettacolo? Tutti gli intervistati pensano che non sia necessario, è richiesta solo una buona presenza scenica data da un bel corpo. «Alcuni nostri amici guardano Uomini e Donne solo perché ci sono delle belle ragazze!» dicono Samuele e Riccardo, sedicenni del Verri.

Francesca, dello stesso Istituto, si dice stupita dall’aver scoperto che Juliana Moreira, ragazza tutta forme e sorriso di Paperissima, è laureata. «Non si direbbe, fa sempre la parte della stupida». E tra i personaggi meno amati c’è proprio la bella Belén Rodrìguez, e per citare Carlo, Antonio, Giorgio e amici vari :«se lei conosce la perifrastica, allora io sono Aristotele!».

Simona Brambilla - Francesca Barocco

 

La recensione

Si è detto tanto sulla televisione: primo mezzo d’informazione, di svago e primo insegnante del bimbo del Nuovo Millennio. Ma quanto questo piccolo apparecchio ha cambiato il nostro mondo?
Giovanni Sartori in “Homo videns” cerca di darci una spiegazione e ci descrive un mondo ai limiti della fantascienza in cui avviene la trasformazione dell'homo sapiens, un “animale simbolico” nato con la diffusione della stampa, in homo videns, un “animale vedente” per cui le cose raffigurate in immagini valgono più delle parole.


La tesi che struttura il testo è semplice: la televisione attuale, e il suo incontrollato uso, assottiglia ogni tipo di capacità critica e nuoce alla formazione intellettuale della persona creando una vera e propria metamorfosi della natura dell’uomo. Nasce un nuovo tipo di essere umano incapace di capire e di distinguere fra vero e falso, la cui unica e totalizzante fiducia sta in ciò che video-vede. I politici lo sanno. I più si limitano a sfruttare questa “seduzione” durante le campagne elettorali. Altri, investono in questa macchina, creando un vero monopolio delle menti che ne rimangono anestetizzate. Al di là del piccolo-schermo, con un telecomando in mano, l’homo videns si sente libero di scegliere, ma può realmente farlo? E, soprattutto, ne è ancora in grado? Il suo pensiero si forma e si ferma all’altezza dell’occhio. Il bimbo allevato dal video-vivere si aliena in una dimensione che non gli permette di scoprire i propri sogni ma, piuttosto, lo atrofizza, lo rende sordo di fronte alla realtà, lo decostruisce.

“Homo videns” è un saggio lucido, spesso tagliente, oggi più che mai attuale, che dà un calcio alle teorie pro-comunicazione di massa. Sartori ci mostra una tecnologia che sottomette il suo inventore, modifica il pensiero e demolisce più sapere di quanto ne produca.

Giovanni Sartori, Homo videns, Edizioni Laterza. 2000. pp. 166 euro 8,00

Irene De Luca.