In via Comelico, l’informatica si fa musicale

 

Come anticipato nel numero precedente di QUATTRO, torniamo ad occuparci in modo più ampio del Corso di Laurea di Informatica musicale, che ha sede in via Comelico 39, angolo viale Umbria.
E’ una lunga chiacchierata quella che facciamo con il prof. Goffredo Haus, coordinatore del Corso, che spazia dalle sue interessantissime ricerche ai contenuti di questo Corso, dai problemi dell’Università più in generale ai problemi di una sede che, letteralmente, “fa acqua”.

Prof. Goffredo Haus

Innanzitutto abbiamo voluto sapere come e quando è nato questo particolarissimo Corso di laurea
“Il Corso esiste dal 2002 ma nasce come gemma da una attività che c’è da 30 anni, ovvero il Laboratorio di informatica musicale. Dopo la laurea (in fisica ad orientamento cibernetico, perché allora non c’era Informatica) ho continuato a fare ricerca e l’attività è cresciuta fino a far nascere anche un Corso di laurea.
Il Corso di laurea era nato in collaborazione con la Facoltà di lettere per la parte che riguardava la comunicazione, ma aveva il nocciolo principale di tecnologia e scienza qui a Scienze; da quest’anno questa parte umanistica non c’è più, per cui la nuova denominazione “Informatica musical”e rende più trasparente il fatto che il contenuto è prevalentemente di informatica.”

In che cosa consiste l’attività del vostro Laboratorio di informatica musicale?
“Come Laboratorio abbiamo sempre fattoprogetti, che man mano sono diventati di dimensioni significative e dagli inizi degli anni ‘90 siamo stati in grado di finanziare tutti i nostri progetti con prestazioni tecniche e professionali, per cui non usiamo soldi pubblici per pagare le ricerche.Le prestazioni sono per enti pubblici o privati: abbiamo digitalizzato e informatizzato l’Archivio del Teatro alla Scala, l’Archivio fonico del Teatro Bolshoi, l’Archivio Storico Ricordi.Abbiamo curato la ricerca musicale del portale culturale del Ministero dei Beni culturali, e molto altro ancora.”

Complimenti…..
“Nel 1998 ho dato al Teatro alla Scala un sistema in cui potevo cercare le partiture digitalizzate canticchiando un motivo o cercare le registrazioni audio scrivendo delle note sullo schermo.
La Scala non ha saputo valorizzarlo, per cui non ho più portato avanti questa possibilità con loro.
Nel frattempo siamo molto evoluti e facciamo delle cose decisamente avanzate: siamo riusciti a ottenere la standardizzazione a livello mondiale della codifica della informazione musicale a più strati, una codifica in cui ci sono dentro le strutture musicali, la partitura coi suoi simboli sia in forma grafica che in forma astratta, l’audio, le timbriche e con questa codifica a più strati è possibile interagire coi contenuti musicali in modo più esteso, ma nel modo che le ho detto poco fa: riconosco se c’è un violino, scrivo delle note e trovo l’audio o il video che le contengono.”

Chi lavora con lei nel Laboratorio?
“Per i progetti del Laboratorio siamo 10-12 persone, di cui solo 2 di ruolo; le altre persone vengono pagate per fare la prestazione e l’attività di ricerca.
Infatti, entrare in Università è difficile, anzi adesso è impossibile nella situazione attuale. Comunque, a livello mondiale questo è il posto dove c’è la concentrazione maggiore di persone che studiano le tecnologie musicali e dove ci sono i progetti più importanti. Siamo ormai arrivati a dei risultati trasferibili all’industria, l’industria discografica, dei media, broadcast, della informazione musicale, perché con queste nuove tecnologie la musica può essere fruita in modo diverso rispetto al cd o dvd, è il modo di interazione che è completamente diverso.”

Torniamo al Corso di laurea……
“L’abbiamo aperto per tanti motivi, primo perché c’è molto gente che studia musica e non vive di musica, per cui cambia strada per sopravvivere; adesso c’è qualcuno che studia musica e campa di musica con le tecnologie per la musica. Molti, infatti, sono interessati a questi lavori vicini alla musica, non necessariamente o non solo a suonare o a comporre.”

Altre novità in questo anno accademico?
“Apriamo il nostro primo Corso di laurea magistrale per chi esce dalla triennale di Informatica musicale che si chiamerà Informatica per la comunicazione. Questo nuovo Corso non è specializzato per la musica, ma ha un percorso per chi sviluppa tecnologie musicali.
Nella triennale lo studente impara ad usare le tecnologie disponibili, anche le più avanzate, ad usarle e integrarle e a trovare soluzioni informatiche; nella Magistrale formeremo la capacità di costruire soluzioni proprie non usando quelle fatte da altri: il numero di chi vi accederà sarà più limitato, sia perché il percorso è più difficile, sia perchè questa figura è numericamente meno richiesta.”

Da dove vengono i vostri studenti?
Geograficamente vengono dal Nord Italia, Lombardia principalmente. Invece per quanto riguarda gli studi precedenti, il grosso viene dall’area informatica, ma molti anche dalle altre scuole superiori.

Arrivano preparati?
Non arrivano preparati: non sanno l’italiano, non sanno matematica, sono un disastro, man mano che si va avanti la scuola italiana è preoccupante…
Come per le altre Facoltà, circa la metà arriva in fondo, anzi abbiamo una mortalità inferiore. Tra l’altro abbiamo la soddisfazione che i nostri laureati alla triennale trovano lavoro facilmente; la nostra è ancora una situazione privilegiata.

Due parole sulla sede, è vostra? Qui prima c’era una azienda di materiali isolanti, la Monti e Martini.
Mi avevano detto che c’era la Lepetit….
Noi siamo in affitto dalla proprietà, che è il fondo pensioni Cariplo. Dovevamo andare in una sede nuova, avevamo già acquistato il terreno in via San Faustino, a Lambrate, ma con i tagli subiti ora non abbiamo i soldi per realizzare l’edificio e abbiamo dovuto rinunciarvi. Questo edificio cade a pezzi, c’è l’impiantistica da rifare, ci sono continui allagamenti. In origine il contratto era vantaggioso perché includeva anche la manutenzione straordinaria, ma adesso ci troviamo in difficoltà proprio per le cattive condizioni dello stabile. Inoltre la sede è anche insufficiente, per cui i corsi dei primi due anni li teniamo a Città Studi, mentre quelli del terzo anno e i dottorati sono qui: spostamenti che portano via tempo e creano non pochi disagi.

La sede di via Comelico

Peccato, perché in un momento in cui si parla di merito ed eccellenza, ci sembra che questa Facoltà andrebbe certamente più sostenuta. Stefania Aleni