Una "Valle" nel sud Milano

 

Nel seguire il percorso della roggia Vettabbia (raccontatovi negli scorsi due articoli) mi sono imbattuto spesso nel toponimo "valle". Ora, questo fatto mi ha incuriosito in quanto, non trovandomi tra i monti ma in piena pianura Padana, non me lo sarei aspettato; ho allora cercato di approfondire questa mia ricerca, che vi propongo nelle seguenti righe.

Innanzi tutto, non ho dati certi sul motivo di tale toponimo, però esistono ben 4 realtà a poca distanza che vi fanno riferimento; ne deduco che il terreno, da quelle parti, doveva avere, in tempi antichi, un avvallamento ingente. Del resto ricordiamo che la zona era ricca di boschi (Nosedo era un bosco di noci), paludi (basti pensare alla bonifica di Chiaravalle, il cui toponimo però non c'entra con valle derivando da Clairvaux) e fontanili, per cui la natura fuori dalle mura di cinta cittadine doveva essere la più varia: perchè quindi non immaginare una valle, al centro della quale magari scorressero la roggia Vettabbia e la Vettabbietta?

Passiamo allora a vedere che cosa è rimasto di queste 4 realtà, ed iniziamo dalla più rilevante. Arrivando da via Ripamonti e dirigendosi verso l'esterno della città, occorre svoltare a sinistra in via dell'Assunta, in un borgo ricco di storia e di arte di cui parlerò eventualmente in un'altra occasione. Proseguendo verso est seguendo la stessa strada si giunge al punto ove sorgeva il Molino della Valle (tuttora ricordato nel toponimo "Molino della Valle - Assunta", utilizzato ad esempio per il costruendo parco della Vettabbia): questo era un mulino che apparteneva ai conti Greppi di Bussero, e che prendeva acqua dalla Vettabbia; se ne può trovare traccia nella biforcazione della roggia stessa, ben visibile dal satellite, oppure dal fondo di via Gargano (in un'area ora un po' degradata): sull'isola posta nel mezzo non vi sono tracce di abitazioni, ma l'area risulta coperta da una lussureggiante vegetazione.

Tornando su via dell'Assunta, poco oltre ci si trova ad un bivio: proseguendo diritto, al termine del tratto rettilineo, proprio là dove la strada svolta a sinistra ad angolo retto, sulla destra si trova un gruppo di edifici di origine rurale. Si tratta della cascina Valle Camponovo, posta dirimpetto alla cascina Valle (pochi metri più avanti, di facciata), che anch'essa si trova a cavallo della Vettabbia, ed è in fase di ristrutturazione; la cascina Valle è situata all'angolo tra la via dell'Assunta e la via Passo Pordoi; sono tuttora visibili i grandi edifici un tempo adibiti alle funzioni rurali. La cascina Valle Camponovo invece si presenta con un piccolo edificio giallo ad uso residenziale cui si giustappongono nella corte altri edifici rurali, e si può presumere che la sua origine sia dovuta ad un nuovo campo acquisito dalla vecchia cascina, che ha richiesto ulteriori fabbricati.

Se a questo punto torniamo indietro fino al bivio precedente e prendiamo la strada che corre verso sud, il nome ci indica dove ci stiamo dirigendo. La via Vaiano Valle, infatti, congiunge la via dell'Assunta con il borgo di Vaiano Valle, per poi proseguire fino al cimitero di Chiaravalle in una cornice molto bucolica (il nostro itinerario odierno si svolge in quello che dovrebbe diventare il Parco della Vettabbia) e riposante, ottima per una passeggiata in bicicletta.

Giungiamo così a quello che fu un paese. Vaiano Valle, infatti, era nel 1861 un piccolo comune, ricco di fieno, grano e granoturco, ma anche di riso, latte, formaggi e gelsi, che aveva le dimensioni di 164 ettari ed ospitava 265 abitanti (comprendendo nel suo territorio anche la cascina Pismonte, ora scomparsa, sita fino a pochi anni fa tra via Marco d'Agrate e via Pismonte appunto, e la cascina Ambrosiana, sita sulla via Vaiano Valle poco oltre il borgo, in direzione di Chiaravalle, e tuttora esistente). Il comune fu poi assorbito da Quintosole e, in seguito, da Vigentino.

La sua struttura è basata su una prima cascina, che si nota sulla destra, là dove la strada piega a destra a 90 gradi: di fronte si apre una piccola carrareccia, che conduce, alla fine, a quella che per secoli è stata una tipica osteria fuori porta, contornata da vari edifici, e che solo pochi anni fa ha chiuso i battenti, dopo esser stata gestita dal "Pelè" (nome d'arte di Giancarlo Peroncini): questo personaggio, protagonista del mondo delle osterie milanesi, cantore e suonatore di bidofono (tipico basso popolare), è passato a fare cabaret dalla sua trattoria fin sui palchi dei teatri cittadini (lavorando anche con Enzo Jannacci). E sulla sinistra, preceduta da un ampio ed elegante portico, anche se un po' degradata, una villa di campagna, dietro la quale si sviluppa un piccolo slargo sterrato su cui insistono altri edifici. Sul suo lato nord, l'abitato è lambito dalla roggia Vettabbia, che poi piega verso sud e costeggia, tramite il collettore di Nosedo, il borgo sul lato est.

Riccardo Tammaro