Incontro con Andrée Ruth Shammah:
il Teatro Parenti sempre più vicino alla nostra zona
A fine stagione i teatri chiudono i battenti. Ci sembra di vedere, secondo le immagini che il teatro stesso ci ha tramandato, il palcoscenico vuoto; la debole luce delle lampadine, gli attori e le comparse che chiudono le casse e ripongono i costumi in un magazzino ingombro, oscuro, e polveroso. E ancora, ognuno che pensa alla vita di fuori, forse alla solitudine o alla mediocrità dell’esistenza, e noi che ci allontaniamo come ombre nella notte portandoci dentro la malinconia del tempo che passa.
Ma è davvero questo il teatro?
Abbiamo incontrato Andrée Ruth Shammah e subito quel mondo ci ha rivelato quanta passione, quanta energia e quanto lavoro ci siano dietro le quinte, come siano vive le sue sollecitazioni e come esso sia ancora parte di noi, con le sue proposte, le sue rivisitazioni, le sue scoperte. E’ di questo che abbiamo parlato con la Shammah, che al teatro ha dedicato una vita, rappresentandolo a livelli di eccellenza per noi e per la città di Milano.
Viene spontaneo riprendere il filo del discorso iniziato in occasione della presentazionedella stagione appena trascorsa, quando sembrava profilarsi l’intenzione di lasciare ad altri la guida del teatro Franco Parenti. Oggi quell’ipotesi sembra lontana; è nato, con alcune iniziative già svolte, un progetto di grande rilievo che offre ai cittadini un teatro per la zona. Che relazione c’è tra questi due momenti?
“Per più di dieci anni ho lavorato per questo teatro tra grandi difficoltà. Abbiamo avuto la gestione di un bene pubblico di proprietà del Comune in concessione d’uso, con il carico delle spese, limitati finanziamenti e senza possibilità di accedere ai prestiti bancari. Ha poi dominato in tutti questi anni l’idea di un teatro come fatto privato e, nel mio caso, addirittura personale, legato alla mia storia e alle vicende della mia vita. Ha sicuramente pesato il fatto di essere donna, di voler essere indipendente e non schierata politicamente, ebrea ma non protetta dalla comunità ebraica perché laica. Si stanno ora aprendo delle possibilità con il riconoscimento da parte del Comune del diritto di superficie per l’accesso al credito, e nello stesso tempo si è fatta strada la consapevolezza che il mio lavoro è stato rivolto a chi ha amore per il teatro, ma anche alla città. La consapevolezza di questo mio impegno mi fa desiderare di proseguire su questa strada nella speranza di raccogliere dei frutti.”
Recentemente la sua attenzione è stata rivolta alla zona e si è concretizzata in due serate aperte ai cittadini. Come nasce questo progetto?
“Sto riflettendo su come dare l’avvio ad una esperienza nuova che ha nel teatro il suo punto di riferimento, ma si allarga alla realtà circostante, del cerchio in cui si può iscrivere lo svolgersi della vita quotidiana.L’idea è quella di creare una rete di comunicazione e contatti che produca un forte senso di appartenenza, che ha i suoi punti di forza nella vicinanza e nella prossimità ideale e fisica degli eventi, come in un villaggio. Se poi il teatro può offrire una propria produzione di eccellenza a livello nazionale riconosciuta dalla critica questo rafforza il senso dell’appartenenza. E’ su questi due piani che si vuole giocare la nostra presenza.”
Con altre parole ancora Andrée Ruth Shammah ci parla dei conti che ha fatto con se stessa e con la propria storia, dei pregiudizi che l’hanno accompagnata, delle rinunce fatte, del tempo sottratto a cose importanti, continuando tuttavia a lavorare senza cedere, per non uscirne menomata. In questo intreccio di sentimenti è l’origine del suo progetto, la sua volontà di realizzazione.
Quali sono gli aspetti organizzativi del progetto?
“Bisogna ricercare gli strumenti per dare informazione e possibilità di partecipazione alle forme più diverse della vita sociale, si può offrire una tesserina che permetta di fruire di facilitazioni o sconti in banca, nei negozi, nelle librerie, su tutti i teatri, i ristoranti o altro, presenti in zona. L’informazione diventa in questo modo capillare e ci permette di costruire una forte identità nelle persone. Vorremmo allargare già da adesso il limite della nostra zona a Porta Romana, la 1, e viale Bligny. la 5.Il vostro giornale può sostenere una iniziativa di questo tipo, e proporre un primo incontro con le associazione, le organizzazioni, via Orti, e i singoli cittadini.Si può lanciare una grande tavola rotonda con un bel titolo, che bene esprima le nostre intenzioni e raccolga le proposte e i bisogni di tutti. In un secondo momento può essere coinvolto il Consiglio di zona, che è un organismo politico.”
Ci può dare qualche anticipazione sulla prossima stagione?
“La prossima stagione offre una molti filoni di spettacolo: uno nasce dal rapporto con gli altri teatri di Milano, con lo Smeraldo per esempio, o con compagnie che hanno perduto la sede.
Un altro è intitolato “I ragazzi terribili” perché porta in scena grandi artisti, da Villaggio ad Albertazzi, Paolo Poli, Adriana Asti. Abbiamo poi in cartellone una significativa produzione di grandi autori italiani contemporanei e non, “La stagione italiana”, e spettacoli di autori milanesi, Bertolazzi, Tessa e Porta, nati dalla collaborazione con la regione Lombardia.
E’ una stagione molto ricca, ci sono attori straordinari. Siamo però totalmente allo sbaraglio perchè ancora non è stata riunita la commissione ministeriale che affida i contributi, non sappiamo se ci saranno i tagli, né cosa farà il Comune. C’è chi dice che durante le crisi c’è chi tira i remi in barca e c’è chi investe, io sono per avvicinarsi alla seconda ipotesi.
Dopo molti incontri augurali, ci stiamo avviando alla vera inaugurazione del teatro che sarà il 16 gennaio 2010.”
Parlare a chi ama il teatro, ritrovarsi, sentirsi parte di una realtà, vivere naturalmente la città: questa è la sua idea di teatro.
Raccogliamo questo messaggio di Andée Ruth Shammah riconoscendo un sottile filo rosso che ci collega con la nostra esperienza, e le auguriamo un pieno successo dell’iniziativa.
Vanda Aleni
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