Anche noi vogliamo andare al MAXIMAL!

 

I saluti prima della pausa per le vacanze estive ve li facciamo a ritmo di musica Techno. Questo mese l’Isola di Quattro vi racconta in presa diretta una serata al Maximal, il primo festival di musica arti e tecnologie in Italia tenutosi a Milano il 13 giugno scorso agli East End Studios di via Mecenate.Un fenomeno quello della musica Techno che dietro la necessità e la voglia di aggregarsi cela anche una vera e propria cultura parallela fatta di suoni, avanguardia e trasgressione. Godetevi l’intervista a due giovani Dj che ci portano a scoprire un po’ meglio questo mondo, e se proprio non siete tipi da ballo elettronico, potrete sempre rifarvi con il libro che vi segnaliamo. Intanto sia ai pigri che agli scatenati, ai giovani anagrafici e ai giovani di fatto, la nostra redazione augura un’estate formidabile, ci rivediamo a settembre e non dimenticate di venirci a trovare anche sul nostro blog! Federica Giordani

L’INTERVISTA

Abbiamo raggiunto due dei ragazzi che si sono esibiti durante il Maximal e abbiamo fatto loro qualche domanda sul mondo della Techno e sulla loro esperienza. Vi presentiamo perciò Nicola e Manuel in un’ intervista a due voci e quattro mani.

Nome d’arte?
N. Nicovasco
M. Dj Rens

Come nasce la vostra passione per la musica Techno?
N. La mia passione per la musica elettronica e techno nasce nella stagione 2002/2003 frequentando alcuni club di electro e house di Milano. Mi sono subito appassionato e grazie ad un gesto d'amicizia ho avuto il privilegio di avere tra le mani una prima consolle per djing all'età di 16 anni. La passione è aumentata sempre di più portandomi a scoprire le varie sfaccettature della musica electro. Conobbi così la techno 2 o 3 anni dopo e da quel momento è sempre stata il filo conduttore dei miei djSet.

M. Grazie a mia sorella maggiore, che aveva ottimo gusto, iniziai ad ascoltare buona musica sin da ragazzino. Chi ascolta techno non è monotematico o estremista. La musica techno è la fusione tra più generi, e quindi devono piacere vari stili di musica come il funk, il jazz, l'house, e il rap, per far sì che si abbia una passione per la techno.

Avete dei maestri? ci sono corsi o scuole per imparare a suonare e scratchare a Milano? Insomma: c'è uno studio dietro la "professione" del dj techno?
N. e M. C'è molta confusione sul ruolo del dj. Fare il dj è una passione variegata e cambia in base ai generi musicali, può andare dall'hobby alla professione. Non tutti i dj devono necessariamente saper scratchare bene.Nella techno lo scratching può essere superfluo, un qualcosa in più per migliorare il set. Il dj Hip-hop invece fa dello scratch un suo strumento fondamentale. Sono culture musicali differenti. E non servono scuole o maestri per imparare a fare il dj. Non ci sono scuole per imparare a fare i graffiti o andare in skateboard. Sono tutte passioni che vanno coltivate da soli con tanta pratica. Al massimo si può contare su qualche "dritta" da qualche "collega" più esperto.

Quale sarà il futuro di questo genere musicale?E come vedete il vostro futuro di Dj?
N. e M. Per noi è una passione, non siamo troppo ambiziosi. Per quanto riguarda il futuro di questo genere...che dire, seguirà la sua evoluzione.Secondo noi avrà un buon seguito!Anche se la musica è arte, e non dovrebbe essere strumentalizzata.

A cura di Simona Brambilla e Francesca Barocco

 

MAXIMAL SOUND, MAXIMAL EXPRESSION TO MAXIMAL PEOPLE

Sound system unici, insuperabili laser show, video impeccabili, aree chill-out, esibizioni circensi e ancora laboratori, workshop, conferenze e concorsi fotografici.Questo e molto altro ancora è il Maximal Festival, evento di musica techno che si è tenuto la notte tra sabato 13 e domenica 14 giugno agli East End Studios di via Mecenate.Una manifestazione unica, per la prima volta in Italia, che ha ospitato circa sessanta artisti provenienti da tutto il mondo. Migliaia di persone per un evento tutto all’insegna della musica techno-elettronica.Genere nuovo e abbastanza sconosciuto, nato nei primi anni ‘80 a Detroit, chesi sta diffondendo sempre più tra i giovani ed è diventato in poco tempo un importante motivo di aggregazione; l’atmosfera techno è caratterizzata dai groove, dai beat digitali e dai potenti bassi e riesce ad avvolgere moltissimi ragazzi in un unico ritmo.

Il Maximal è il primo evento italiano ispirato a una lunga tradizione europea di festival quali il Time Warp in Germania e I love techno in Belgio. Tutti questi festivalhanno un carattere poliedrico: non sono solo momenti di svago e divertimento, ma sono anche occasioni in cui poter esprimere la propria creatività e fantasia rapportandola con il mondo elettronico di oggi. Infatti, oltre alle varie sale dedicate ai ritmi travolgenti della musica techno, uno spazio su due piani ha ospitato proiezioni video sulla nascita di questo genere di musica, conferenze in cui dj esperti hanno spiegato al pubblico come fare techno, una mostra fotografica il cui tema era il “movimento”, istallazioni della NABA (Nuova Accademia delle Belle Arti di Milano) e molto altro ancora. Inoltre giovani artigiani hanno esposto le proprie creazioni insieme agli stand dell’AltroMercato che vendevano prodotti equo solidali.

L’ambientazione musicale è stata suddivisa in sei sale cromatiche: la sala azzurra ospitava la techno di Detroit, in quella verde si poteva assaporare un cocktail di techno ed electro, dal giallo spiccavano sound minimali accompagnati da bassi potenti, il cuore cominciava a battere a ritmo di pura techno appena si entrava nella zona arancione, mentre nella rossa, spazio all’hard techno.


Dj importanti hanno solcato questi palchi da Dave Clarke a Frank Kvitta e Derrick May, ma anche giovani esordienti come NicoVasco e DjRens.

Quasi diecimila persone tra pubblico e organizzatori erano presenti al Maximal. Fin dalla prime ore di sabato pomeriggio interi pullman di ragazzi sono arrivati da tutta Italia, dalla Spagna, dalla Germania, dalla Francia e dal Regno Unito.

Ragazzi europei accomunati dalla passione per la techno music. Insomma, una serata unica per la nostra zona e all’insegna del libero divertimento. Fondamentale è stata la presenza della sicurezza e la collaborazione dei paramedici che hanno saputo gestire anche quelle situazionidi sottofondo legate all’abuso di alcol e sostanze stupefacenti.
Simona Brambilla

 

LA RECENSIONE

Dopo Il mondo senza di me (2001) e Qualcuno ha mentito (2004) il trentaseienne Marco Mancassola pubblica il suo terzo romanzo per raccontarsi e raccontare la sua ultima “love parade”. La storia è un vero viaggio di formazione che racconta, a partire dallo stadio embrionale degli anni ’70, il popolo della dance music, fenomeno complesso e variegato che va intrecciandosi con la cultura di un’intera epoca. La vicenda del protagonista e del compagno di viaggi Leo si colloca in quei tre decenni che vedono l’evoluzione della disco music da “Saturday night fever” in “post-techno”, un iter che muove i primi passi nelle discoteche d’elite, passando per i celebri club newyorkesi e diventando gradatamente peculiarità degli ambienti omosessuali. Se negli psichedelici Seventies la pista da ballo riflette le nuove esigenze di liberazione dei costumi, sul finire degli anni Ottanta l’appuntamento al “party esclusivo” racchiude in sé le tensioni e le disillusioni dell’epoca per implodere infine nel nichilismo più cupo dei Novanta. L’uso delle droghe man mano sempre più pesanti diviene l’elemento distintivo delle serate più ricercate sfociando nel rave-party e nell’uso indiscriminato di ecstasy.

La natural canna lascia il posto alle chimiche pasticche mentre la disco music abdica in favore dell’elettronica, un suono quasi “artificioso” e metafora di una giovinezza alle prese con la ricerca di una vita autentica. La Love Parade di cui parla Mancassola non è circoscritta solo al Festival evento nella Berlino dell’89: raggiunge anche Chicago, Detroit, New York, Londra (come fucina di nuove tendenze) e la serafica provincia italiana dove tutto si consuma nell’ombra. Un saggio memoriale – come lo definisce l’autore – per comprendere la techno e l’humus culturale che la circonda.

Chiara Orlandi

Marco Mancassola - Last Love Parade – Ed. Mondadori