I cento anni della Cartoleria Bonvini:
quando il Redefossi scorreva in corso Lodi
Il 9 luglio festa in Via Tagliamento 1 per il centenario della cartoleria Bonvini, un pezzo di storia di Zona 4 che stiamo per narrarvi con il contributo di ricordi di Luigi Cambieri, genero del fondatore Costante che aprì “bottega” con la sorella Gina.
Una storia che, dicevamo, inizia poco prima della Grande Guerra, quando i due Bonvini aprono, nell’allora Riparto Gamboloita 47, questo esercizio che forniva le scuole e gli uffici allora insediati in Zona, ma la cui attività si spingeva ben oltre.

I fondatori Costante e Luigia
“Certo – racconta Luigi – avevamo clienti, soprattutto ditte, fabbriche fino a Poasco, San Donato, Chiaravalle e poi fornivamo tutte le grandi industrie che un tempo erano distribuite in questa parte di Milano”. Ecco riaffiorare i nomi della Brown Boveri, della TLM, “non so, ma si diceva che quello lì lavorava per il Viola”, forse il cognome del proprietario, racconta Luigi, la Vanzetti in via Nervesa e la Motomeccanica in via Oglio, dove Luigi, prima di sposare la figlia di Costante lavorò per diversi anni in fonderia a produrre parti dei trattori e cingolati: “me ricordi che in temp de guerra gh’era gli ingegner tedesc a controllà la produziòn e a fà i collaudi”.

Una storia, quella che affiora, affascinante come affascinante è il negozio, per gli arredi mai cambiati, consumati dal tempo, logorati dall’uso, con le vetrine dove sono esposti quaderni e libri, gli scaffali, tutti rigorosamente in legno che occupano lo spazio fino al soffitto. Costante Bonvini diceva “L’affitto si paga fino al soffitto, quindi lo spazio si occupa fino al soffitto”.
Entrando nel negozio non si può fare a meno di notare una cassettiera formata da tanti piccoli cassetti in cui sono custoditi i pennini che ancora di questi tempi qualcuno usa per scrivere in bella calligrafia, e si andava dal Bonvini a comprare l’inchiostro sfuso. Come restare poi non sorpresi dai cassetti con ribalta dove trovare i quinterni a righe o quadretti? E i famosi quaderni dalla copertina nera con i bordi colorati di rosso che molti dei nostri lettori avanti con gli anni hanno di certo adoperato?
Poi c’è il retro. Qui il tempo sembra essersi congelato e ti pare di fare un viaggio a ritroso in una di quelle vecchie botteghe che una volta Milano custodiva tra le sue vie. Entri e sei avvolto dall’odore dell’inchiostro che si mescola al profumo della carta e a quello del legno che regna anche qui sovrano. Ci troviamo nella stamperia, in funzione fin dagli esordi, dove si fanno ancora a mano i biglietti di partecipazione, per le cresime, i matrimoni e anche quelli per i momenti tristi della vita, o dove si “tirano”, su carte la cui qualità non sarebbe esaltata dalle moderne stampanti, le carte intestate o altri stampati di pregio. Tutto intorno mobili in legno nei cui cassetti c’è l’occorrente per la composizione a mano con le lettere nei vari stili e corpi, gli spazi di piombo da mettere tra una parola e l’altra che una volta posizionate nella “gabbia” sono messe in macchina per la stampa. La stampatrice, impiegata per stampare le cose più piccole, e di poco più giovane del negozio, è ancora oggi perfettamente funzionante ed assolve egregiamente il suo compito.

Sempre accompagnati da ricordi e aneddoti, Luigi ci mostra lo stand che Costante Bonvini ideò e costruì per esporre i propri prodotti alla Fiera Campionaria nel 1928, quando si teneva sui Bastioni di Porta Venezia. Una struttura che si adatta ad un angolo, con un piccolo sportello dal quale distribuire una vera e propria rarità, costruita per l’occasione dai carcerati di San Vittore. Si tratta di un libretto composto da una copertina rigida al cui interno era applicata una lastra di legno traforato con la sagoma dell’Italia formata dalle regioni quali pezzi di un puzzle. Ogni regione aveva contrassegnato il capoluogo da un piccolo foro nel quale andava infilata una bandierina racchiusa con le altre in una bustina a corredo del tutto. Infine, togliendo le regioni, sotto appariva la cartina dell’Italia fisica.Un’Italia ancora con l’Istria e che comprendeva anche la Savoia oggi francese. Un piccolo capolavoro di pazienza e dal valore non indifferente visto anche che i pezzi prodotti furono pochi e tutti numerati.
“Ai tempi di mio suocero – racconta ancora Luigi, arzillo ottantenne, - la nostra cartoleria svolgeva anche un servizio di raccolta e stampa di fotografie, tramite una signora che lavorava in casa, mi pare abitasse in viale Montenero, alla quale portavano tutti i lunedì i rullini da sviluppare e stampare e dopo una settimana i nostri clienti potevano osservare le loro opere”. Costante fu un ottimo fotografo, amico del Chierichetti di Corso di Porta Romana, che ritrasse alcuni angoli di una città ormai rimasta nei ricordi dei più anziani, e la foto che correda quest’articolo lo dimostra. Un Corso Lodi dove scorre il Redefossi, con in primo piano la ciminiera della Falck. “Mio suocero, come fotografo faceva le foto da mettere negli ovali degli anelli soprattutto delle persone che partivano per la guerra e lasciavano un ricordo di sé. Costante fu un uomo di marketing ante litteram: ebbe l’intuizione del porta a porta quando girava per i dintorni in bicicletta per reclamizzare i propri articoli presso i circoli sociali e le bocciofile, offrendo anche assistenza a quanti privi di conoscenze legali necessitavano di un aiuto in tal senso. Un’impresa fu anche quella di riuscire a salire sulla mongolfiera manovrata da Ferrarin, un audace aviatore del tempo, e sorvolando Milano lanciare depliant pubblicitari.
Bonvini non era e non è solo cartoleria ma anche giocattolaio e libraio: quando attorno suonava la sirena delle fabbriche a scandire la pausa pranzo molti degli operai delle fabbriche andavano dal Bonvini per comprare giocattoli per i figli o libri che a quei tempi costituivano un gran regalo. Per la cronaca, Pinocchio e Cuore i più richiesti. Oggi invece i giocattoli sono stati abbandonati, ma sotto Natale nel negozio di via Tagliamento la gente entra per chiedere le statuine del presepio, uno degli ultimi posti in Milano (forse) dove si possono ancora trovare: quelle belle, fatte a mano.
Inarrestabile il flusso di ricordi che arriva da Luigi che lamenta un significativo calo del lavoro per la concorrenza di altre forme di distribuzione e per gli impegni economici sempre maggiori per mantenere in vita ogni tipo di attività a conduzione familiare. A queste considerazioni negative fa da contrappeso un fattore impossibile da riscontrare in un grande magazzino o nei grandi negozi: la familiarità. Spesso clienti del Luigi, oggi affiancato dalla figlia Giovanna nel mandare avanti la “baracca”, entrano e si fermano per due chiacchiere, per parlare della vita, del mondo ed escono con un saluto, un sorriso con la certezza che domani, “e fino a quando siamo qui”, chiosa Luigi, c’è un posto dove trovare cordialità e buonumore. Dove si sente ancora risuonare la parlata meneghina come recita il cartello appeso alla porta del “Bonvini”: “Se parla milanes”.
Sergio Biagini
![]() |