Una attrice classica: Anna Maria Guarnieri al Parenti

 

Nel tempo dell’intervista con noi di QUATTRO è riuscita anche a interpretare in poche improvvisate battute una ammiratrice che l’aveva fermata per strada! Abbiamo conversato con Anna Maria Guarnieri nel bar di questa fabbrica di sogni che Andrèe Ruth Shammah ha saputo creare nei locali di quello che in zona ricordiamo come il Salone Pier Lombardo.

L’attrice, fra le più applaudite del teatro italiano, è stata le scorse settimane qui, nella sala Anima del teatro “Parenti”, splendida protagonista con Luciano Virgilio di un curioso testo di Roberto Cavosi, Antonio e Cleopatra alle corse. Il dramma mette impietosamente in scena una intristita coppia di maturi coniugi per i quali le scommesse sulle corse dei cavalli sembrano essere ormai l’unico argomento di conversazione, insieme agli inevitabili acciacchi dell’età: testimonianza del nostro presente non certo luminoso.

L’ultima recita è stata seguita dalla lettura che la Guarnieri, insieme al partner dello spettacolo Luciano Virgilio, ha fatto da par suo del romanzo di Dacia Maraini La terza moglie di Mayer. L’iniziativa entra nelle offerte rivolte alla zona da Andrèe Shammah, incontenibile animatrice del teatro “Parenti”, con il desiderio di incrementare il rapporto della sua cittadella del teatro con il quartiere nel qualeè stata realizzata, fuori dalla tradizionali vie dei teatri. Del progetto si dice ampiamente in altra parte del giornale.

Anna Maria Guarnieri si è prestata volentieri perché lei, milanese di nascita e di studi, a Porta Romana vive, quando può stare a Milano. E la zona è sempre una delle più milanesi, con luoghi simbolo della città, dall’arco della Porta spagnola alla Crocetta, e con teatri importanti, anche se qualche albero è sparito e, come del resto nelle altre zone e non solo a Milano, sono andati via via chiudendosi tanti negozi a conduzione familiare in cui con la spesa si facevano quattro chiacchiere e la giornata pareva più facile.

Il teatro deve sempre rivolgersi al pubblico più ampio possibile, non può, e non intende, limitarsi al richiamo nella zona. Ma è bello che gli abitanti del quartiere in cui sorge sentano con orgoglio la presenza di un ambiente in cui si producono eventi culturali di importanza nazionale, quelli di cui si parla anche in televisione; un ambiente frequentato da grandi attori e da critici famosi.

E una di questi grandi attori è proprio Anna Maria Guarnieri, interprete anche di alcuni film e passatain televisione, dove ha interpretato alcuni dei maggiori successi negli anni dei primi sceneggiati diretti da Anton Giulio Maiano, dalla Cittadella alle Stelle stannoa guardare, al Davide Copperfield. L’attrice da questi generi si è allontanata: riconosce che si tratta di opere che hanno giovato alla fama e al successo, ma non hanno favorito l’apprezzamento delle sue qualità di attrice, valorizzate invece dal palcoscenico del teatro classico.

Sul palcoscenico la Guarnieri ha attraversato tutti i generi teatrali con speciale predilezione per i testi drammatici classici: ripercorriamo recite lontane, emozioni non sopite in chi ne ha memoria.È stata lei, giovanissima,a recitare per la prima volta, e per centinaia di repliche, Il diario di Anna Frank che quasi facevatoccare con mano agli spettatori il gusto della libertà.Al fianco dei maggiori interpreti maschili della nostra scena, ha dato poi vita ai maggiori personaggi femminili shakespeariani, goldoniani e pirandelliani compresi Giulietta, Ofelia, lady Macbeth, Mirandolina. Personaggi affrontati con quasi tutti i maggiori registi italiani da De Lullo a Zeffirelli, da Castri a Missiroli, dalla Shammah a Ronconi. Per lei il regista è essenziale come costruttore dello spettacolo: una rappresentazione non regge se non è sostenuta da un’idea organica che ne coordina tutti gli elementi. L’attore porta il contributo della propria professionalità, creatività, originalità, ma dà il suo meglio adeguandosi alle scelte del regista.

Lo spettacolo riesce se intensamente unitario, curato in ogni aspetto, non per le ambizioni di grandi solisti.Ci diceva che lei quasi neppure legge un copione prima di ascoltare il progetto registico per non trovarsi con degli apriori interpretativi che possano essere dissonanti.Ama quindi affrontare il testo con una sorta di verginità per crescere a poco a poco nella parte quasi lasciandosi costruire dal regista attraverso riflessioni e pazienti prove. La fretta, speso imposta da necessità commerciali, non costruisce buoni spettacoli neppure con attori di qualità.

Il massimo del divertimento per un attore è la purezza della dizione, libera da ricerca di effetti e perfino da psicologismi, libera anche da eccessivi coinvolgimenti personali: l’alta professionalità deve commuovere e divertire lo spettatore, non l’attore. Le lacrime, insomma, devono essere in platea non sul palco! Anna Maria Guarnieri ricorda di questi ultimi anni le recite di testi classici greci che, appunto privi di psicologismi individualistici, pongono lo spettatore di fronte agli universali eterni problemi che si agitano nel profondo di ciascuno, le domande sul destino, sul perché del bene e del male, sulla violenza non lasciano indifferenti neppure oggi: nella suggestione del teatro di Siracusa migliaia di spettatori ascoltano in un impressionante silenzio.

Ma riconosce che anche il pubblico milanese, più di altri, sa apprezzare e va a teatro quando sceglie di vedere uno spettacolo, e non per ragioni diverse: ci auguriamo quindi di rivederla nei prossimi mesi, magari in questa sala, che considera fra quelle in cui si ritrova più volentieri, anche se i progetti a cui sta lavorando non saranno prodotti a Milano.
Ugo Basso