Negozio che va, negozio che viene
Sembra essere un flusso inarrestabile, a macchia di leopardo.
Molti esercizi commerciali chiudono. Una volta il cambiamento di proprietà non presupponeva per certo il cambio di attività, il che consentiva al vecchio proprietario di vendere la sua licenza.
Sono cambiate le leggi dello Stato ma in particolare sono cambiate le leggi di mercato.
Le previsioni sono che i negozi di frutta e verdura, i macellai, le cartolerie chiuderanno per lasciare il posto ad attività finanziarie, parrucchieri, servizi, wine bar, outlet etc..
I dati ufficiali, come spesso accade, non sono sempre coerenti tra loro.
Secondo le elaborazioni di Confesercenti relative al 2008, il bilancio tra mortalità e natalità degli esercizi commerciali è stato negativo tanto che ogni giorno sono costrette ad abbassare la serranda 16 negozi che vengono definiti “di vicinato”.
Secondo una analisi molto dettagliata della Camera di Commercio di Milano alla fine del 2008, il tasso di crescita del settore commerciale è stato dello 0,5%, con punte di eccellenza nel settore moda, secondo un’altra analisi effettuata da AssomodaItalia.
Certo la grande distribuzione ha lasciato pochi spazi …
Per capirne un po’ di più abbiamo chiesto a chi ha il polso della situazione e cioè alle Agenzie immobiliari della zona.
La cosa interessante è che in una zona/paese come Piazza San Luigi non risulta, come ci conferma uno dei responsabili dell’agenzia San Luigi, che negli ultimi 6 anni ci siano state chiusure o cambio di attività, quasi che il microcosmo intorno alla Chiesa, proprio come in un paese, abbia protetto il proprio tessuto sociale. Stessi negozi, stessi clienti, buone relazioni, amicizie familiari, senso di appartenenza.
Se ci spostiamo invece all’agenzia Umbria Immobiliare di viale Umbria, il discorso cambia. Il responsabile dell’agenzia, che ha anche un’altra sede in viale Abruzzi e che opera in zona dagli anni novanta, ritiene che il problema relativo ai negozi dipenda da numerosi fattori:
1) Regole, dettate anche dalla Comunità Europea, troppo restrittive, dai servizi igienici ai metri cubi, ai sistemi di sicurezza.
2) Difficoltà a trovare il personale giovane, in particolare italiano, che accetti orari e regole.
3) La concorrenza della Grande Distribuzione.
4) La mancanza di professionalità o di conoscenza del proprio mercato da parte di persone che si improvvisano commercianti.
Secondo il nostro interlocutore ormai solo il bel negozio in una bella posizione, gestito con intelligenza commerciale, paga.
Ci hanno colpito, a questo proposito, le molte serrande abbassate e non riaperte in via Tito Livio. Dopo il periodo degli anni settanta/ottanta in cui l’apertura del complesso scolastico sembrava aver dato impulso ad attività in qualche modo collegate con gli Istituti, lentamente è iniziato il declino.
D’altra parte la zona, che ha pure condomini di un certo livello, non è fatta per affezionarsi al proprio fornitore: viale largo, tagliato a metà dal tram, trafficato, poco verde, molto passaggio ma poco passeggio con due grossi centri commerciali, incombenti, come Esselunga e Coop.
Abbiamo chiesto al nostro interlocutore , che fra l’altro è nato e vissuto sempre nella zona 4, come giudica la nostra zona da un punto di vista immobiliare. Secondo Mauro Mascheroni, la zona 4, che non è omogenea e le cui le differenze di valore immobiliare da Piazzale Libia al Corvetto ad esempio sono notevoli, ha però una caratteristica comune: la buona vivibilità. Ci sono parchi, servizi sociali, caffè, mercati e supermercati.
D’altra parte il valore di un appartamento è molto legato alla necessità o al desiderio d’acquisto da parte dell’acquirente, più che dal suo valore intrinseco.
In conclusione, la sensazione è quella di una situazione a macchia di leopardo e sembra essere questa: dove c’è un tessuto sociale forte è più difficile il cambiamento. Il tutto però è legato anche ad un fatto generazionale; infatti, l’età media dei proprietari degli esercizi commerciali di zona 4 è di circa 55 anni e quasi nessuno di loro prevede che l’attività venga proseguita dai figli.
Francesco Tosi
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