CI SONO ANCORA POETI?
Colloquio con Marta Rodini

 

Certo che i poeti sono fra noi, anche nella nostra zona: e se di poesia discorrono quasi solo fra loro, magari negli incontri pubblici presso la Casa della poesia alla Palazzina liberty di largo Marinai d’Italia, sono anche per noi di aiuto a guardarci attorno con stupore, a cercare nei simboli che ci circondano accessi alle grandi domande sull’uomo e sulla sua vita luminosa e misteriosa. Di questo e d’altro abbiamo conversato presso la sede di QUATTRO con Marta Rodini, a pochi mesi dalla pubblicazione di Arabeschi al nero, Edizioni Archivi del ‘900, pp.73, 10 €, la sua ultima raccolta di poesie insignita del premio intitolato alla poetessa Antonia Pozzi. Già, arabeschi, sottili eleganti trame che sfuggono all’occhio affrettato.

Se la poesia di consumo, come si dice con brutta espressione, nel nostro tempo convulso e commerciale conta pochi frequentatori, se una raccolta di poesie è un successo quando vende qualche decina di copie, l’attività di produzione poetica e la scrittura sono ben più diffuse di quanto si pensi, anche tra i giovanissimi. Ed è fenomeno da non trascurare, anzi, da incoraggiare, per esempio con specifiche iniziative, come i concorsi a premi riservati ai giovani. Così scopriamo che autori di poesie non sono solo i poeti che Montale definisce “laureati”, che scrivono sul biglietto da visita l’essere poeti come una professione. Ci sono poeti autentici anche in persone che vivono altre attività professionali, e la famiglia, e magari un impegno politico: pure riescono a ritagliarsi momenti di silenzio in cui il quotidiano si allontana per riaffiorare nei versi, segnato da un ripensamento nel profondo dell’umano.

Marta Rodini ritiene la poesia, prima che scrittura, una discesa nell’interiore profondo, dove si collocano gli archetipi prelogici della conoscenza, dove il reale non ha ancora preso la forma imposta dalle necessità del vivere, la profondità nella quale anche il linguaggio affonda le sue radici. Da questa area assoluta, dove ancora tutto è possibile e il vissuto ritrova echi e suggestioni allo soglia del mistero, la poesia, quasi scrittura sacra, risale e trova, attraverso la sofferta ricerca del poeta, ritmi e forme, le “lettere del colloquiare senza fine” che danno lucidità nel leggere il vissuto di ogni giorno.

Così l’impegno umano e civile, dovere per l’intellettuale di ogni tempo, secondo Marta Rodini, per il poeta non consiste nello scrivere o dibattere di problemi nella scrittura poetica, perché salve poche eccezioni, come Pier Paolo Pasolini, il poeta non si esprime nella comunicazione di massa. Il poeta vive il suo impegno facendosi cittadino più attento e sensibile, e proprio questa attenzione, maturata nella ricerca silenziosa dell’interiore, si esprime nel guardare il reale con una consapevolezza che si fa giudizio, e azione.

Ma la capacità del poeta di attenzione e di emozione non tocca solo il mistero dell’uomo: alimenta l’ispirazione nel guardare i dettagli di quanto sta attorno, dettagli che nel guardare di Marta Rodini diventano frammenti capaci di suggerire significati esoterici, o anche solo di trovare luci di originali bellezze: siano le foglie che cambiano colore nel naturale ritmo delle stagioni, siano le bacche rosse che sembrano più vive sugli alberi innevati di piazzale Martini…

Ugo Basso