Il paese di via Barzoni 11: abbattere o non abbattere?

 

I residenti di via Barzoni 11 sono decisamente arrabbiati. Qualche settimana fa qualcuno di loro si è mezzo strozzato con il caffè del mattino leggendo i titoloni dei giornali che recitavano più o meno: “Via Barzoni: demolire per ricostruire”. Ma come? Buttano giù le nostre casette rosse? Demoliscono il nostro paesino sorto negli anni '50? Ma soprattutto: perchè non lo sapevamo? Cerchiamo di capire che cosa è successo, ma soprattutto che cosa potrebbe succedere.

L'area su cui sorgono i sessanta alloggi popolari a due piani, è di proprietà del Comune di Milano e, da qualche anno, le case sono amministrate dalla Romeo Gestioni.Senza soffermarci sulle maledizioni che i residenti delle case a canone sociale di Milano continuano a lanciare a questa società, spesso irreperibile se non quando si tratta di apparire sottoforma di bollettini postali per il pagamento delle spese, andiamo invece al punto: il piano di riqualificazione di via Barzoni 11 presentato dal Comune e da Aler attraverso un comunicato stampa del 9 aprile scorso. Nella comunicazione ufficiale si legge: “Abbattere per ricostruire. Una possibilità che diventa una soluzione per rispondere all’emergenza casa. Aler insieme al Comune di Milano, danno vita ad un progetto nella zona sud-est di Milano, in via Barzoni” e il presidente di Aler Loris Zaffra scrive: “Stabili compromessi dal tempo, saranno abbattuti e al loro posto verrà creato un nuovo complesso che ospiterà il doppio delle famiglie.

Il progetto ha un obiettivo chiaro, sottolineato anche dall'architetto Leonardo Cascitelli di Aler durante una apposita commissione tenutasi in Consiglio di Zona il 5 maggio scorso: l'area di via Barzoni non è satura, ossia, troppi pochi abitanti su una superficie troppo ampia e, con la fame di case che c'è bisogna intervenire, creare più alloggi; nella fattispecie, il doppio di quelli presenti, passando da 60 a 120 appartamenti. Un'ottima idea, un buon proposito. Il problema è che in quei 60 appartamenti da abbattere in via Barzoni, perchè vecchi e degradati, qualcuno ci abita, magari dal primo giorno in cui le case vennero costruite, e loro hanno detto no.

Hanno detto di no all'abbattimento per ben due volte: una il 13 marzo e l'altra il 28 aprile scorsi durante due incontri informali avuti con il Comune ed Aler. Chiariamo: nessuno dei “barzoniani” è felice di vivere in una casa con il tetto di amianto, né di avere le facciate della case che si sbriciolano, né i cortili dissestati, ma da lì ad usare le ruspe c'è una distanza che, a vedere le facce dei residenti, è incolmabile. Loro si domandano e domandano al Direttore Centrale del Settore Casa Lides Canaia, che fine hanno fatto i circa 900mila euro che il Comune aveva stanziato per la riqualificazione delle facciate e la rimozione dell'amianto: i lavori dovevano partire pochi mesi fa, ma impalcature ed operai non si sono visti. Però in lontananza si sente il rumore delle ruspe, adesso. L'architetto Canaia ha detto: “I 900mila euro c'erano ma a fronte di 20mila persone che cercano casa noi con questo piano realizziamo 120 nuovi alloggi”. Insomma, forse i soldi saranno usati per il nuovo progetto o forse non ci sono più. Ma non è finita, perchè la stessa Canaia ha spiegato che quello presentato ai cittadini in commissione, anche se di residenti ce ne erano solo 3 perchè per un disguido non erano stati avvisati dal Consiglio di Zona (forse la commissione verrà ripetuta), non è definitivo, perchè Aler con questo progetto ha solamente partecipato ad un bando della Regione per avere fondi.

Se Aler vince il bando, si inizierà a lavorare con i residenti per trovare un accordo, altrimenti salta tutto. Se i soldi dalla Regione arrivano, però, il progetto parte e si cercherà di venire incontro ai residenti il più possibile, così come conferma anche l'ufficio stampa di Aler.

Tiriamo le somme: il progetto c'è, i soldi non ancora e i residenti non vogliono nemmeno sentir parlare di abbattere le casette.

Se vi capita provate a fare un giro in via Barzoni 11, finchè c'è: troverete un paese, di quelli con le sedie fuori dalla porta, i bambini che corrono per i cortili in assoluta sicurezza e tutti che conoscono tutti gli altri. Un pezzo di Milano così, vale 60 nuovi appartamenti? Forse si potrebbe pensare ad una soluzione diversa.

Federica Giordani