Tutti a scuola di ballo da Umberto Gallone
Vogliamo oggi raccontarvi di un nuovo straordinario incontro avuto con il maestro Umberto Gallone nella sede storica della sua scuola di ballo, in Via Pietro Calvi. Ci sembra questa una buona occasione per parlare di un dimensione che sta per scomparire, quella legata alla danza, in cui si uniscono equilibrio ed armonia, costanza e fatica, sempre ripagati dal piacere di muoversi seguendo il ritmo della musica.
Nato nel 1924 il maestro Umberto aveva iniziato a ballare all’età di undici anni alla Scala, per una breve stagione interrotta dalla guerra. Successivamente, a cavallo dell’8 settembre del ’43, quando ormai ventenne era stato chiamato a presentarsi per la leva, aveva subito la deportazione in Germania in campo di concentramento, a Kaiserslautern e poi a Metz, il lavoro in miniera a decine di metri sottoterra e la perdita dei compagni. Se l’era cavata: ballava per distrarre i militari e riceveva in cambio qualche piccolo favore che gli permetteva di sopravvivere.
Finalmente il ritorno a casa, nel 1945, a Milano. La fine della guerra aveva liberato le energie di un’intera popolazione, aperto gli spazi agli incontri, ai dibattiti, all’impegno di ricostruire il mondo e forse, più ancora, alla voglia di divertirsi. Si suonava si cantava e si ballava dovunque ci fosse una balera o una cantina.
La strada per Umberto Gallone era segnata; con la moglie, che aveva una scuola di recitazione, iniziò la sua attività di maestro di ballo in via Rovello prima, poi in Cesare Correnti e nel 1952 in via Pietro Calvi. Tutto il mondo dello spettacolo gli è debitore. Hanno mosso i loro primi passi di danza ballerini, attori, cantanti, le ballerine di rivista dello Smeraldo e le spogliarelliste dei night. Si può dire lo stesso per le figlie delle buone famiglie milanesi che frequentavano gli esclusivi istituti delle Orsoline di mattina e completavano la loro educazione nel pomeriggio studiando danza classica. Non dimentichiamo poi la gente comune, giovane e meno giovane. Tutti da lui hanno imparato postura e movimento, i balli di coppia e quelli individuali. Qualcuno è andato tanto avanti nel percorso da conquistarsi titoli importanti, come Bruno Dossena, campione del mondo di Boogie Woogie e BeBop.
Quello che stupisce nella esperienza di questo artista è l’estrema varietà dei balli che proponeva. Nonostante la sua formazione legata alla danza classica ballava il tip-tap, il Boogie Woogie e il jazz, al ritmo veloce di canzoni importate direttamente dagli Stati Uniti e in buona parte legate alla musica afro-americana. Poi era arrivato il rock e, sull’onda di mode che cambiavano in continuazione, le danze caraibiche. L’importante era ballare, incontrarsi, stabilire un rapporto fatto di rispetto, di gesti galanti e di parole che la musica non copre ma accompagna.
Alle pareti della grande sala da ballo della scuola, dal parquet un po’ consumato dagli anni e dai numerosi allievi, sono appesi i numerosissimi ricordi del maestro, i riconoscimenti ufficiali e i diplomi. Molti personaggi sono noti anche a noi, Oriella Dorella, Celentano, Mike Buongiorno, Massimo Ranieri, Andrée Shammah e Franco Parenti. Altri sono più per addetti ai lavori.
A questa straordinaria vicenda personale vogliamo aggiungere qualche notazione umana. Il nostro maestro ha un carattere dolcissimo, il suo animo è rimasto intatto, semplice e candido. Dopo una vita ricca di soddisfazioni la sua passione non è morta o abbandonata nel cassetto, ma riemerge ad ogni piccola occasione e vuole essere ancora trasmessa. A noi ha insegnato un passo di cui, ahimè, già ci siamo dimenticati il nome, ma noi torneremo a trovarlo per risentire la sua storia e stare in gradevolissima compagnia con lui.
Vanda Aleni
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