Enrico Beruschi: da Drive in a Telemann
Sta diventando un habitué della zona 4 Enrico Beruschi, protagonista nella stagione teatrale 2006/07 del Nuovo Teatro Oscar della commedia brillante di Sergio Cosentino “Quel tranviere chiamato desiderio”, e poi nella scorsa stagione musicale dell’Orchestra da Camera Milano Classica protagonista e regista della pergolesiana Serva padrona, e infine quest’anno alle prese con il Pimpinone di Georg Philipp Telemann, ancora alla Palazzina Liberty lo scorso 1 e 2 marzo.
Come se non bastasse, lo troviamo anche come narratore nel concerto ARIE D’OPERA, organizzato in Università Bocconi il 2 aprile dall’Associazione musicale di zona Il Clavicembalo verde, all’interno della rassegna La Musica e il Bene.
Molti si stupiranno che Enrico Beruschi, noto come attore comico e cabarettista, possa firmare la regia di opere liriche, ed anche noi abbiamo avuto la curiosità di scoprire “come e perché”.
Eccoci allora ad intervistarlo presso la sede de Il Clavicembalo verde in via Salomone 61.
Prima di arrivare a scoprire “come è arrivato a Telemann”, ci facciamo fare un brevissimo riassunto della sua carriera: diploma di ragioniere, studi universitari in Cattolica non conclusi, 15 anni di lavoro in ufficio in varie aziende, e dal 1972 inizio della carriera professionistica di attore.
Primo amore il cabaret: al Derby Club di Milano dal 1972 al 1976 ed a "Il Refettorio" dal 1977.Nel ’77 arriva la televisione e nel ’79 il teatro, dove ha sperimentato ambiti e generi molto diversi.Sempre in quegli anni debutta anche nel cinema prima con delle particine, poi in commedie-cult degli anni settanta-ottanta, fino al 1990.Innumerevoli gli spettacoli in televisione, fra tutti ricordiamo il più famoso, le prime tre edizioni (e tre telegatti) di Drive in fra il 1983 e il 1986.Dalla televisione manca da 15 anni, anche se recentemente ha partecipato ad alcune fiction TV.
Ma adesso parliamo di musica classica…..
“La musica classica è stata presente nella mia infanzia e gioventù – ci racconta Beruschi -Da bambino ho ricevuto una educazione musicale dalla mia famiglia; in particolare mia mamma era una appassionata di opere liriche e mi cantava le arie d’opera quando avevo 6-7 anni.
La mia prima opera l’ho vista a 15 anni: la Traviata con la Callas.”
Poi questo infantile e giovanile interesse è rimasto sopito per moltissimi anni, “anche se –precisa- in Drive in interpretavo un personaggio che era appassionato d’opera.”
Ma il “salto” quando arriva?
“Dieci anni fa Massimo Scaglione voleva mettere in scena Giuditta di Lehar, un’opera in 5 atti del 1934 che era stata eseguita una volta sola nel 1945 a Trieste.La musica è bellissima ma il testo francamente improponibile (è la storia di un soldato italiano disertore per amore)!Nel quarto e quinto atto c’è un personaggio buffo che avrei dovuto interpretare, invece sono diventato narratore fin dall’inizio.Da lì è ritornata fuori la passione per la musica classica, e da allora ho preso parte ad altre opere, in ruoli cantati o interpretativi.Ad esempio nel Don Pasquale, chiamato dal Maestro Marcello Rota, interpretavo il maggiordomo ed il notaro; e poi ho fatto Elisir d’amore, La vedova allegra, Il barbiere di Siviglia…..”
Ma la sua partecipazione quali elementi di novità porta?
“Lo scopo è modernizzare le opere, spiegarle ad un pubblico più ampio; mentre siamo molto rigorosi sulla qualità musicale ed artistica dell’orchestra e dei cantanti, io quando faccio il narratore mi assumo il compito di raccontare in modo divertente ciò che avviene, per scoprire che spesso le storie sono ancora attuali, a distanza di due o tre secoli.E allora perché non rendere questa attualità anche sulla scena?”
E come?
“Ad esempio nel Pimpinone la mia giovane scenografa Katia Giammarino ha fatto indossare agli interpreti vestiti di oggi ed anche il mobilio era moderno.”
Anche un bel risparmio…..
“Certamente! Mettere in scena un’opera è estremamente costoso, noi riusciamo invece ad offrirla a costi contenuti.E’ per questo che alcuni mi detestano….”
Finché c’è un pubblico che la ama, non si preoccupi….
E infatti non si preoccupa per niente.
Stefania Aleni
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