Quando, nel 1962, fu messo in vendita il condominio di Corso Lodi al 47, uno degli argomenti della Società costruttrice per promuoverne l’acquisto fu che, dati del Comune alla mano, lo Scalo Romana sarebbe stato dismesso e al suo posto sarebbe sorto un parco di 200.000 mq. per dare al quartiere il suo polmone verde.
Tanti anni sono passati e la natura ha fatto il suo corso: le robinie si sono rafforzate, erbe spontanee di vario genere che farebbero la gioia di un botanico si sono radicate sui binari moribondi, i padiglioni si sono lentamente trasformati in catapecchie aperte a tutti i vandalismi, i cartelli che vietano l’entrata agli estranei, minacciando l’assalto di cani inesistenti, sono divelti, a terra.
Forse era proprio questo il Parco preannunciato negli anni 60: assolutamente naturale, senza l’intervento dell’uomo, a parte frigoriferi, sedie, armadi, lavandini buttati nelle scarpate che, per loro natura, non fioriranno mai.
A dire il vero c’è chi usufruisce del parco o meglio c’è chi cerca tra i binari e le catapecchie dismesse un luogo dove incontrarsi.
Da qualche settimana lo Scalo si è rianimato ed è ritornato ad essere luogo di aggregazione per fuggitivi e diseredati, tribù di maschi soli, senza famiglia.
Prima, essi si riparavano, si fa per dire, dentro le rovine della stazione, ora, che lo scalo è stato “bonificato” e le sue strutture sono state rase al suolo al 70%, durante il giorno si riuniscono sui vecchi marciapiedi, tra cumuli di sacchetti di plastica e di rifiuti accendendo fuochi per ripararsi dal freddo.

E ridono, parlano in cerchio tra di loro, si aggregano per giocare un baseball semplificato, qualcuno si riposa su una vecchia branda arrugginita, qualcuno si fa la barba, qualcuno prega. Nuova misera agorà per un popolo di giovani, accumunato non tanto dalle origini ma dal bisogno di sopravvivenza.
Il teleobbiettivo della fotocamera consente solo, dall’interno di una stanza di fronte, una visione statica e muta di questa umanità fuggitiva in attesa; ma di cosa?
Nella città Scalo quello che colpisce il guardone con il teleobbiettivo, è che a questa umanità si mischiano indifferentemente, durante la giornata, operai dei servizi elettrici, impiegati e operai delle Ferrovie, auto della Polizia e treni che, sia pure in quantità ridotta, continuano a sferragliare avanti ed indietro sui pochi binari agibili.
Ma da qualche settimana qualcosa sta avvenendo nello Scalo. C’è un via vai di auto sia anonime che con il simbolo di Polizia e Carabinieri e gli abitanti dello scalo arrivano in gruppo verso le dieci del mattino e se ne vanno verso le cinque del pomeriggio come se un’organizzazione ne decidesse gli spostamenti. E nello scalo romana di onlus che collaborano con le FF.SS. e il Comune ce ne sono almeno due: i Fratelli di San Francesco d’Assisi e Arca che si occupano, in accordo con il Comune, dell’emergenza inverno e che intervisteremo nelle prossime settimane per saperne di più..
Certo bisogna aver pazienza: primo a poi la nuova, fantomatica linea Milano Mortara farà piazza pulita di tutto, anche degli abitanti di Scalo… o no? Ma questa è un’altra storia.
Francesco Tosi
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