Porta Romana: sarebbe ora di spacchettarla!

 

 

“Al termine del corso, in piazzale Medaglie d’Oro, si erge la porta Romana, un tempo parte integrante delle mura spagnole; l’arco fu costruito nel 1598 su disegno di Aurelio Trezzi in occasione dell’ingresso in Milano di Maria Margherita d’Austria, diretta Madrid per unirsi in matrimonio con Filippo III di Spagna. Il prospetto esterno, di sapore sanmicheliano e ispirato agli archi romani di età imperiale, è rivestito da un disegno dorico a colonne binate spezzate da bozze squadrate; sopra la trabeazione, scandita da metope, un alto attico incornicia l’iscrizione dedicatoria; i fornici laterali furono murati in periodo successivo. Il prospetto interno, che contiene un’altra lapide, mostra i grandi portoni in legno.“

Copio questa descrizione dalla Guida rossa di Milano pubblicata dal Touring per ricordare che a sostenere la megapubblicità da anni al centro del piazzale Medaglie d’Oro non è un traliccio di tubi metallici, ma la Porta Romana, il monumento toponimo di una delle zone più caratteristiche della nostra città. Al quotidiano di chi ci abita e al turista, italiano o straniero, è così negato uno dei monumenti simbolo di Milano.

Non ho bisogno di ricordare qui la planimetria della città e la sua storia nell’epoca della dominazione spagnola raccontata anche da Manzoni: il suo romanzo è collocato esattamente trent’anni dopo la costruzione della Porta. Ma la fisionomia stellare di Milano moderna prende forma proprio dal disegno delle mura spagnole, i bastioni per i milanesi, scandite dalle porte che ancora oggi danno il nome ai quartieri. Nascondere la porta forse meglio conservata della cerchia, e quindi migliore testimone di quel che è stato, come peraltro quasi nascoste da mega pubblicità sono le mura che dalla Porta si staccano verso ovest lungo viale Filippetti, è un impoverimento e una negazione di identità.

Non esageriamo! È una condizione temporanea: nel nostro futuro brilla l’Expo e i visitatori per l’occasione potranno godere la Porta spacchettata. Non mi considero incallito conservatore innamorato del passato e non credo neppure siaun passato da rimpiangere quello della dominazione spagnola, ma da conoscere, perché sono le nostre radici. Per rimpinguare le casse municipali ci sono modi meno offensivi: speculare sull’arte e risparmiare sulla cultura non credo sia molto moderno né che prepari le nuove generazioni ad affrontare con maturità e consapevolezza il tempo a venire.

Anche se fosse necessario un intervento di restauro, occorrerebbe procedere nel più breve tempo possibile, magari rivestendo il ponteggio con l’immagine stessa del monumento. Sommergere la solidità della storia con l’effimero della pubblicità, rimuovere la consapevolezza di quel che siamo con l’aggressivo invito al consumo è forse una scelta, ma certo un simbolo del tempo e non mi sembra un buon simbolo, né, per la verità, un buon tempo. Ugo Basso