Due donne e l'arte del vetro

 

 

Oki Izumi

Una lastra di vetro tagliata in strisce, levigate e accostate o incollate: ecco come nascono da un materiale, se vogliamo invisibile e freddo, le opere di Oki Izumi, una gentile signora giapponese che da anni vive in via Anfossi dove ha un studio nel quale progetta quello che poi si trasforma, come ha scritto un critico d’arte, “in sculture grafiche, scritture di luce”. La creatività e la commistione di due culture, la giapponese e quella italiana, danno vita ad acquari dove veramente sembra di veder galleggiare dei pesci, guglie che si ergono da pezzi di cristallo grezzo, forme di ogni genere ognuna emanante emozioni diverse o sensazioni a seconda di come la luce attraversa il vetro o si riflette all’interno di queste singolari creazioni.

Oki Izumi arrivò a Milano con una borsa di studio della nostra ambasciata a Tokyo, e dopo gli studi a Brera con importanti maestri scelse questo materiale per creare oggetti molto particolari dalle più disparate forme e dimensioni. Sovrapponendo questi “ritagli” di vetro ecco prendere vita composizioni di piccole dimensioni o di veramente grandi, come quella che fa mostra di sé in Giappone a Isogo. Un’opera di 5 metri e 40 per 2 e ottanta, profonda un metro, composta utilizzando 57 lastre di vetro e al cui interno è stato ricreato lo skyline di una metropoli. Il tutto, racconta Oki, montato su supporti che assorbono le vibrazioni di un terremoto che rischierebbero di distruggerla.

Accostando in modo adeguato il vetro le opere di Oki assumono forme curvilinee dalle quali nascono conchiglie, quinte di vetro che sembrano vele spiegate al vento, grattacieli quasi invisibili per via del vetro bianco che cattura la luce quasi a volersi nascondere in essa, onde che paiono frangersi nell’aria, oggetti come Musical Fossil dove il gioco di disporre il vetro e la luce che lo attraversa danno l’idea di una nota che il tempo ha fermato per sempre.

A testimoniare ancora una volta le qualità creative di Oki, l’artista giapponese inaugura martedì 17 marzo alle ore 18,30 presso l’Associazione Culturale Renzo Cortina in via MacMahon 14/7 una personale di sue opere tra le quali un quadro di vetro appeso a una certa distanza dal muro in modo che ciò che è stato creato all’interno di esso proietti la propria ombra sul muro.

Oki Izumi si diletta infine a creare con piccoli ritagli di vetro piccoli gioielli quali orecchini, collane e braccialetti: piccole miniature delle grandi opere che questa artista sa creare.

 

Laura Morandotti

Andiamo a scoprire come dalle mani di un’altra signora la stessa materia assuma forme diverse usando il vetro colorato, i pennelli per disegnare fiori e altri soggetti, il tutto incastonato nel metallo, tramutandosi in vetrate dall’inconfondibile stile Liberty. Ci troviamo nel laboratorio di Laura Morandotti dove si costruiscono queste piccole opere d’arte, ma dove anche ci si prende cura di loro quando il tempo o l’incuria ne hanno minato la bellezza. A farci da cicerone la figlia Sara.

Gli studi di Laura Morandotti nel campo del design e la sua passione per i colori sono stati la base per iniziare questo tipo di lavoro che da 30 anni svolge nel laboratorio di via Commenda 33 tra vetri colorati, pitture per vetro, un forno dove si compie una parte importante del processo. La principale attività è la creazione di vetrate che nascono su un disegno, diviso in rettangoli ad ognuno dei quali ne corrisponde uno in cartone quale dima per tagliare il vetro nella esatta dimensione. I pezzi che vengono invece dipinti passano successivamente nel forno per fissare i colori e infine, accostati uno all’altro, sono legati insieme da liste di piombo saldate con lo stagno: la vetrata viene poi montata in un telaio per collocarla nella sua definitiva sede. Dirlo è facile, ma realizzarlo significa impegno, precisione e molto buono gusto che, visti i risultati, non manca di certo. Con questa tecnica vengono eseguite ante da sovrapporre ai normali vetri di una finestra o utilizzate per le porte scorrevoli, forme più piccole inserite in porte o vetrate usate come divisori. Un lavoro lungo, ma che alla fine soddisfa chi lo ha commissionato.

Non solo vetrate d’arte, ma lampade Liberty, gioielli, sculture in vetro escono dalle mani e dalla fantasia di Laura la cui competenza e bravura è stata richiesta dalla Fabbrica del Duomo per restaurare le vetrate della facciata riportandole allo stato originale, togliendo la patina del tempo e rifacendo i pezzi mancanti, che devono comunque essere riconoscibili dal resto originale.

La passione per questo tipo di lavoro è passata anche alla figlia Sara che aiuta nel lavoro la madre curando anche la tenuta di corsi per chi desidera imparare queste tecniche. Interessantissima infine la collezione di vetri di Laura Morandotti che testimoniano la creatività, la capacità di animare il vetro con dipinti e giocare con i colori per il piacere dell’occhio di chi li ammira.

Sergio Biagini