“Mobbing” e “precario” sono due termini entrati a far parte del vocabolario corrente. Se sul primo, parola con cui si intendono violenze psicologiche da parte di superiori o colleghi nei confronti di un lavoratore, ancora si ha qualche difficoltà forse a causa della sua difficile definizione, sul secondo non ci sono dubbi: il precario è un lavoratore instabile, spesso sfruttato e per la maggior parte della volte giovane. Questo mese l'Isola di Quattro vi porta a conoscere Roberta Palma, 30 anni, romana, che ha voluto trasformare la sua esperienza da precaria vessata dal mobbing in un libro autobiografico, “Al diavolo piace il calcio”. Un esordio letterario con la casa editrice SBC di Roma, che apre una nuova finestra su questo tema.Abbiamo anche voluto dare voce ai ragazzi della nostra zona proprio su questo tema così importante, che riguarda certo le nuove generazioni ma, a ben vedere, non solo loro. Buona lettura!
Federica Giordani
L'INTERVISTA
Di precariato e mobbing si parla e si scrive: che cosa offre il tuo libro rispetto alle altre pubblicazioni in merito?
Il mio libro non è un trattato scientifico e neanche un manuale d’uso sul fenomeno del mobbing e del precariato, è soltanto la condivisione di un’esperienza. Descrivo dinamiche lavorative di un ufficio in una grande Azienda con le bassezze, le lotte per primeggiare e i vari atteggiamenti tipici di questi ambienti “malati”. Molti lettori mi hanno confermato di immedesimarsi nei personaggi della storia trovandosi ad aver vissuto esperienze simili sia come vittime che anche come carnefici.
Questo libro è uno sfogo o è il tentativo di mettere in guardia altri ragazzi come te?
Ho scritto questo libro per puro caso. Avevo lasciato quel posto di lavoro e in me era rimasta tanta amarezza. All’inizio non mi ero neanche resa conto bene di quello che mi era successo e il perché mi ero trovata in mezzo a quella guerra che non aveva nessun senso. Ho iniziato a scrivere di notte, quasi per tenere un diario, per sfogarmi. Scrivere per me è sempre stato un hobby personale, mi aiuta a tirare fuori tutte quelle cose che a parole non riesco a dire. E poi tiene vivi i ricordi, sia belli che brutti.
Ci possono essere dei lati positivi nella flessibilità?
Flessibilità vuol dire precarietà e non solo lavorativa ma anche per la vita privata. Avere un lavoro flessibile significa non avere la possibilità di richiedere un mutuo o un qualsiasi tipo di finanziamento, significa avere sempre l’angoscia del contratto che sta per scadere, non avere nessun punto fermo per poter realizzare i propri sogni senza essere pervasi dall’ansia. L’ unica nota positiva potrebbe essere quella che in qualche modo il lavoro nero è stato almeno parzialmente debellato, anche se esistono tipologie contrattuali che possono essere considerate “nero” legalizzato in quanto non danno nessuna garanzia e vengono usate in maniera impropria.
Una testimonianza diretta come la tua, può avere un ruolo politico?
Alcuni giovani hanno scritto libri su questi argomenti e la mia testimonianza si aggiunge al disagio di altri. Se se ne parla, vuol dire che il problema è reale e la comunicazione è la base da cui partire per poterlo risolvere. Nel mio piccolo, ho inviato il libro a personalità della cultura e della politica, ricevendone un solo, qualificato riscontro (da Walter Veltroni, ndr).
Nel tuo blog si trova un commento non molto simpatico forse da parte di un tuo ex collega di lavoro. Hai usato nomi di personaggi e azienda reali?
No, i nomi sono stati cambiati, ma sono sicura che chi di loro l’ha letto si sia riconosciuto a pieno nelle descrizioni. In una libreria proprio accanto a quella Società, il libro è andato a ruba: lo dico con una velata e perfida soddisfazione!!
Che consigli ti sentiresti di dare a chi vive ilmobbing sul lavoro? Lottare o arrendersi?
Dipende dalla propria situazione, ma per affrontare una situazione di mobbing ci vuole molto coraggio anche perchè non è semplice dimostrare di esserene vittima. Il mio consiglio è di combattere per far valere i propri diritti, cercando di non farsi sopraffare dalla negatività della situazione e chiedendo aiuto ai sindacati e alle associazioni.
Parliamo di Roberta scrittrice: come sei arrivata alla pubblicazione?
E' stato tutto molto spontaneo: ho fatto leggere il manoscritto a mio padre e lui mi ha aiutato a sistemarlo, proponendomi di farlo diventare un libro. Cominciai ad inviarne copie ad alcune case editrici e con sorpresa ricevetti diverse proposte di pubblicazione.
Hai intenzione di intraprendere una carriera editoriale?
Ancora non ho le idee molto chiare su questo argomento, anche se in realtà ho iniziato a scrivere già qualcosa.Certo che se la fonte dell’ispirazione dovesse essere ancora un’esperienza così traumatica, forse è meglio non scrivere più. Scherzo!
Domanda di rito ai nostri giovani esordienti: consigli agli scrittori in erba?
Io consiglierei di scrivere senza preoccuparsi troppo della forma, ma iniziando a raccontare i contenuti.Una volta finito il racconto si è solo all’inizio dell’avventura, perché bisogna sistemarlo: leggerlo e rileggerlo per correggere, tagliare o aggiungere dettagli.
E' importante inviarlo senza timore: le proposte potrebbero arrivare.
LA RECENSIONE
Al diavolo piace il calcio, la Roma, Francesco Totti e il Totocalcio: il diavolo lavora alla Tradex Lt.
Capita, a volte, camminando per strada, di alzare lo sguardo e vedere dentro le vetrate di alcuni palazzoni, lunghe file di neon che si ripetono uguali dal primo all’ultimo piano e che illuminano tanti piccoli “omini” ricurvi davanti ad un monitor o che corrono da una scrivania all’altra. Quasi un mondo a parte.
Per Roberta Palma, questo mondo è stato vita “reale” per 8 mesi e mezzo; con questo libro, scritto in modo semplice e apparentemente sereno, ha cercato di esorcizzare un’esperienza nata come un paradiso e trasformatasi in un inferno.

Precaria da sempre, disoccupata di tre mesi in tre mesi, Roberta, trentenne, come molti, si era affidata ad una agenzia interinale, con la speranza di trovare un posto di lavoro sicuro, fisso, stabile.
Piena di fiducia, volontà e con il sogno che fosse finalmente la volta buona, l’ultima porta da sfondare per vivere una vita “normale”, si tuffa nell’esperienza di una società di servizi assicurativi, con la promessa di un ambiente di lavoro sereno, in cui non sono ammesse discriminazioni o sfruttamenti. Una settimana di prova, i fatidici tre mesi, poi forse altri tre e, se va tutto bene, l’assunzione.
Giorno per giorno, però, Roberta si ritrova in un ambiente che si dimostra tutt’altro che sereno, tra atteggiamenti infantili e maschilisti, invidie e vendette incrociate, dove la mortificazione è all’ordine del giorno: con l’angoscia di poter perdere il lavoro, la protagonista-autrice paradossalmente combatte e spera di mantenere il posto in un mondo che le sta lentamente distruggendo la vita privata e l’autostima, un mondo in cui il “precario” di turno è l’ultimo gradino della scala sociale e il primo capro espiatorio.
Roberta Palma, Al diavolo piace il calcio. Una storia vera di mobbing e precariato
SBC Edizioni, pp. 142, euro 13,00
Simone Paloni
LE OPINIONI DEI RAGAZZI
Alcuni ragazzi della nostra zona hanno risposto alla domanda: “Precariato: ha solo una connotazione negativa o è sinonimo di flessibilità e maggior professionalizzazione?”
1. Alessandra 23 anni studentessa e stagista
Ho fatto lavori a progetto, in un call center, finito il progetto si va a casa, è precariato puro.Un lavoro stabile dà sicurezza personale al di là della decisone di sposarsi e mettere su famiglia.
2. Chiara 22 anni , studentessa
Ha solo una connotazione negativa, non l’ho mai vissuto ma il fatto che una persona cerchi lavoro significa che ha bisogno di stabilità e soldi, il precariato è una situazione in bilico. Spero che il mio futuro non sia da precaria.
3. Sara 27 anni, studentessa
Può avere anche una connotazione positiva perché è cambiata la mentalità delle persone.
4. Matteo 26 anni, ricercatore
Potrebbe essere positivo ma al momento è negativo: potrebbe significare più possibilità di accesso al mondo del lavoro per le nuove generazioni, ma al momento la struttura è troppo fossilizzata. Dovrebbero cambiare la mentalità e l’assetto socio-politico.
5. Andrea 23 anni, studente, insegnante di chitarra
Studio Lettere non vedo molte prospettive rosee per me. La struttura generale del mondo del lavoro dovrebbe essere più a misura di giovane.
6. Davide 22 anni, studente e lavoratore saltuario
Un giovane che ha bisogno di un lavoro non si fa problemi ad accettare un contratto a tempo determinato, però la flessibilità del lavoro non è qualcosa che noi cerchiamo.
7. Luana 20 anni studentessa, lavora come maestra nei pre-scuola con contratti a progetto
Ha una connotazione negativa perché non consente di fare progetti, ma è anche positivo perché permette ai giovani di fare pratica in diversi campi. Ha connotazione negativa per chi si deve mantenere.
8. Francesco 20 anni studente
Trovare una sfumatura positiva è dura. Precariato ed eccellenza sul lavoro sono due cose diverse. Sembra un po’ uno sfruttamento. E’ contro i diritti conquistati in passato in campo lavorativo.
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