QUATTRO torna ad occuparsi di musica e dopo Vincenzo da via Anfossi questa volta facciamo la conoscenza con un gruppo musicale, Viale 69, formato da quattro trentenni, da alcuni anni entrati nel panorama musicale milanese. A raccontarci la storia di questa band è Ivan Brunacci, uno dei fondatori del complesso.

Prima di tutto perché Viale 69?
"Viale 69 perché siamo tutti nati in viale Ungheria. Si parlava di come chiamare la band quando venne proposto “Viale”. Ognuno voleva aggiungere il numero del civico dove abitava e alla fine, per non scontentare nessuno, è spuntato fuori questo numero, anche con un tocco di... spinto, che non esiste nella via. Così, contenti tutti".
Vi siete sempre conosciuti, vista la comune via?
"Ci conosciamo da trent’anni. Abbiamo iniziato separatamente, poi insieme, ancora con altre band. Verso il 2003 abbiamo fatto una riunione con le band, ci siamo ritrovatie nell'ottobre del 2005 nasce ufficialmente “Viale 69”. All'inizio eravamo tutti di viale Ungheria poi il bassista, bravissimo, una marcia in più, se n'è andato ed al suo posto è arrivato Gianfranco Cassani nativo di Rho-Pero: pure lui un ragazzo di periferia come tutti noi".
Oltre a Ivan Brunacci, la voce del complesso, e a Gianfranco Cassani, per completare la scheda ricordiamo i nomi degli altri componenti che sono Claudio Cagnazzi alle percussioni e Daniele Moneta alla chitarra. Quattro trentenni ognuno con un proprio lavoro in campi diversi ma con una sincera passione per la musica.
Da sinistra: Claudio Cagnazzi (Batteria), Ivan Brunacci (Voce/2 Chitarra, detto Vani),
Gianfranco Cassani (Basso, detto Gianko), Daniele Moneta (Chitarra, detto Il Monney)
Che genere di musica eseguite?
"Siamo essenzialmente un gruppo rock, rock anni 70, un rockche definirei "vintage". Riprendiamo un po' di tutto, quindi parte dei Led Zeppelin, ci rifacciamo al pop attuale. Un miscuglio anche perché veniamo tutti da diverse esperienze. Direi in definitiva che facciamo un rock romantico".
Avrete dei gruppi italiani o stranieri ai quali vi ispirate o fate riferimento?
"Sì, gruppi stranieri sicuramente come detto i Led Zeppelin o i Police. Essendo l'autore dei brani che cantiamo ogni tanto mi piace "rischiare" e spesso faccio riferimento a Gianluca Grignani piuttosto che a Ligabue".
Quando è avvenuto il primo impatto con il pubblico e quali sono state le tappe successive?
"Nel 2005, quando abbiamo scritto i primi brani e partecipato a qualche concorso. Anche se in principio ci dedicavamo di più alla sala di incisione cercando contatti discografici con major o etichette indipendenti. Ci siamo poi resi conto che stare in sala a provare e riprovare diventava logorante e così da due anni a questa parte abbiamo cercato il contatto con il pubblico con i concerti live creandoci un nostro pubblico".
Il vostro maggior successo?
"Il pezzo “Si sta bene”, il nostro cavallo di battaglia, ci ha dato grandi soddisfazioni. Ci ha contattato la Sony Bmc, con la quale abbiamo fatto un videoclip, e in seguito una serie di concerti; un pezzo che piace molto, e poi “Si sta bene” era accattivante per le radio. Sull'onda di questo successo, che ci ha portati a fare dei live e a conoscere persone importanti in campo discografico e musicale, abbiamo composto un altro singolo e siamo stati contattati dalle radio nazionali. Qui devo aprire una parentesi, una nota dolente. Le 14 radio nazionali che ci avevano chiamato, ci avevano posto la condizione di realizzare e commercializzare un nostro cd per trasmettere i nostri pezzi, ma i costi erano troppo alti ed il progetto non è andato in porto. Addirittura una grossa radio voleva, per trasmettere il pezzo, che la chitarra fosse suonata in modo diverso. Una cosa assurda pensare a un dj che non ti trasmette perché a lui non piace come viene suonato uno strumento. Purtroppo se non dai un riscontro non ti mandano in onda: un discorso che colpisce i gruppi che potrebbero emergere e invece restano fuori e non trovano spazio".
Al proposito Ivan ricorda come certi complessi, quali gli “After Hour” o “I tre ragazzi morti” che sono realtà musicali molto forti, che sono in grado di riempire un Forum o fare tre serate di fila al Rolling Stones, mediaticamente non hanno un impatto come può averlo per esempio Vasco, e quindi non vanno in tv, ma quando vai ad ascoltare i loro concerti ti rendi conto delle loro capacità.
Una delusione musicale?
"Il sistema discografico e le radio che fanno il bello e il cattivo tempo. Che trasmettono poco di italiano, i soliti nomi noti, e troppo di straniero. I piccoli fanno fatica a farsi conoscere. Per fortuna i portali come Myspace o Facebook riescono a darti spazio. A volte ti viene voglia di mollare, ma poi la passione è tale che riprendi".
È quanto accade ai Viale 69 che su Myspace hanno un numero di contatti molto alto, con la gente che entra nel loro spazio ad ascoltare la musica, lasciare commenti lusinghieri sul loro modo di suonare. Contatti sono arrivati da gente del settore, artisti, agenzie: il che vuol dire che l'interesse per questa realtà musicale c'è.
Pezzi vostri o brani di altri autori?
"Principalmente pezzi inediti composti da noi. Tra breve usciremo con un EP con cinque brani tra i quali una cover degli Anni 40 che non voglio anticipare anche per scaramanzia. Una canzone molto vecchia ma conosciutissima che abbiamo arrangiato nel sound".
Avete ma duettato con qualcuno?
"No, nel prossimo cd però Stefano Verderi delle "Vibrazioni" ci ha promesso una sua partecipazione. Ovvio che ci farà piacere averlo al nostro fianco".
Discografia passata e recente.
"Dopo "Si sta bene" abbiamo fatto "Viale 69" e adesso sta per arrivare l'ep del quale dicevo prima che uscirà anche grazie allo sponsor che ha creduto in noi. Il titolo non lo abbiamo ancora deciso".
Appuntamenti live?
"Di recente abbiamo fatto un concerto al Legend 54. Ci fermiamo per la registrazione del cd ma abbiamo in progetto una serata al Q beer".
Quale genere di pubblico viene ai vostri live?
"Dai sedicenni ai quarantenni, un pubblico molto ampio. Facciamo affidamento sul prossimo cd per aumentare il pubblico che ci segue".
Riuscite a conciliare lavoro, moglie, morose, figli con la musica?
"Abbiamo un appuntamento settimanale fisso con la sala prove e di media un paio di live al mese, ma direi che riusciamo a conciliare gli impegni professionali, musicali e familiari abbastanza tranquillamente".
Quando farete un concerto in zona 4 così i nostri lettori potranno venire ad ascoltarvi e soprattutto ad ascoltare la famosa cover? (Noi di Quattro sappiamo qual è)
"Spero presto, qui in zona Mecenate al Q Beer; appena definiremo la data e ci accorderemo con il responsabile degli eventi che ci ha fatto suonare al Beach Club di via Corelli in una serata con centinaia di persone, come è accaduto anche alle Scimmie. Quando suoniamo abbiamo un buon riscontro e siamo soddisfatti visto che come Viale 69 siamo i primi critici di noi stessi".
Ci vediamo al Q Beer anche se alzerò l'età media del pubblico.
Sergio Biagini
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