Ci troviamo nella palestra Accademia di via Mameli 3, dove ogni lunedì si tengono i corsi di danza dell’Associazione Danze Antiche, e con noi c’è Chiara Gelmetti e Luisa Del Vecchio, rispettivamente direttore e consigliere di questa associazione.
Nata nel 2001, dapprima come gruppo di appassionati di danza e musica antica, successivamente, il 6 febbraio 2003, si è costituita in Associazione con lo scopo di diffondere e promuovere l’arte e la cultura dal ‘300 al ‘700 attraverso rappresentazioni che si svolgono preferibilmente nei luoghi e nei contesti storici in cui sono nate.
Cosa spinge una persona ad avvicinarsi alle danze antiche?
“Il mio primo incontro con queste danze – ci racconta Chiara Gelmetti – avvenne una sera del 2001 quando una insegnante di danza antica mi fece provare. Improvvisamente, e come me altri, restammo affascinati. Mi sembrava di averle fatte da sempre e da quel momento è iniziata la mia avventura”.
Lo stesso dicasi anche per chi frequenta i corsi: persone che svolgono lavori diversi si avvicinano a questa forma di arte e si appassionano. “Per quanto mi riguarda – interviene Luisa Del Vecchio – ho incominciato per caso cantando in un coro di musiche rinascimentali e dopo un po’ mi sono domandata come venivano ballate queste danze. E da lì ho iniziato”.
Nei corsi tenuti dall’ADA si insegnano prettamente danze rinascimentali dall’inizio del ‘400 fino al ‘600, quando i movimenti e i passi di queste danze vengono trascritti, mentre nel Medioevo il modo di ballare le musiche era molto spesso lasciato alla personale interpretazione dei ballerini. Sono pochi in questo periodo infatti i testi che “codificano” i movimenti.
Anche il numero delle persone che eseguono queste danze varia. Si va dalle due, tre, quattro persone ai gruppi, come nelle country inglesi, fino ad arrivare ai balli in cerchio, caratteristici del nord Europa, dove i ballerini arrivano anche a trecento. Dipende anche dal periodo, ad esempio nel ’400 le basse danze, così chiamate, erano per lo più una espressione interiore, personale, dell’io, mentre nel ‘500 si sente la necessità di apparire, e questo si riflette nelle coreografie e negli abiti; nelle danze barocche, invece, il perfezionismo è massimo nelle coreografie e ricostruzioni. In questo periodo appaiono testi e trattati teorici che consentono una esecuzione fedele.

La presenza femminile è preponderante mentre gli uomini, numerosi ai corsi per principianti, proseguendo “lasciano”. “Forse – ci dice Chiara –, ma èuna mia impressione, è la paura di mettersi in gioco che li fa rinunciare”.
Per essere un buon ballerino ci vuole costanza e applicazione per raggiungere buoni livelli di interpretazione dei movimenti e dei passi, ma già al primo anno si può essere in grado di eseguire danze semplici o, come accaduto a due ragazzine, di debuttare in una rappresentazione in costume dopo un solo corso di danza.
Il gruppo ADA partecipa spesso a rappresentazioni storiche ambientate in contesti rinascimentali o medioevali, come castelli o rocche, riscuotendo notevole successo.
Da dove provengono gli abiti?, chiediamo ancora. “Il gruppo cosiddetto storico di ADA ormai possiede degli abiti propri la cui fattura ha preso spunto da illustrazioni dell’epoca; altrimenti ci si rivolge a noleggiatori specializzati ma sempre rispettando la tradizione”.
Sul sito www.danzeantiche.org informazioni più dettagliate e anche il modulo di iscrizione per chi volesse avvicinarsi a questa particolare realtà.
Sergio Biagini
Le danze medioevali si rifanno a quelle contadine come struttura e sono legate alle feste rituali del popolo. Successivamente vengono “classificate” e troviamo termini quali saltarello, trotto, carola, farandola, estampida la cui interpretazione risente della creatività del danzatore. Questo genere di danze sono abbastanza semplici con passi ritmici e figure ripetute come nelle carole, eseguite in cerchio, o le farandole, in fila, dove i ballerini si prendono per mano.
La danza rinascimentale, innovativa rispetto ai secoli precedenti, si sviluppa durante il Rinascimento in Europa, in particolare nell’Italia settentrionale e vede la separazione tra danza popolare e danza di corte, la comparsa di maestri di ballo e trattati teorici, dove sono codificati, descritti e talvolta illustrati i passi e le figure delle diverse danze: bassa danza, saltarello, quaternaria, piva e più tardi la pavana e la gagliarda.
Le danze barocche hanno il massimo sviluppo in Francia sotto Luigi XIV dopo l’introduzione della danza rinascimentale italiana da parte di Caterina De’ Medici. Ne sono testimonianza gli sfarzosi balletti di corte con coreografie di effetto e passi molto virtuosistici. Branle, corrente (danza a due eseguita in ordine di importanza dei ballerini) sono in seguito sostituiti dal minuetto, la bourrée, il rigaudon, la gavotta e la contraddanza.

![]() |