Una sera, passando per via Maestri Campionesi al 22, ho notato che la luce del negozio Phil Good era ancora accesa e dalla vetrina vedevo persone che dipingevano, allora da curioso quale sono,stavo per entrare, ma Philippe Invernizzi mi ha bloccato sulla soglia, - devi venire a vedere una cosa molto importante – mi dice. Dopo aver salutato e augurato buon lavoro ai suoi amici intenti a dipingere, mi ha trascinato fino alla sua “Phil–Mobile” (una Citroën C3 trasformata in coccinella) con la quale mi ha condotto fuori porta, in un magazzino di materiali edili, al quartiere dell’Ortica.
Scendiamo dalla macchina e davanti alla porta del magazzino ci accoglie un trombettista dai lunghi capelli che rivolto alla luna soffia le note struggenti di ‘Round Midnight’. Entriamo etroviamo, chino su un bancone di legno, un uomo con gli occhiali sulla punta del naso e barbetta brizzolata, intento a levigare con serena concentrazione una grossa radice. Philippe non perde tempo e dopo pochi attimi sta già cesellando con martello e scalpello le gambe di un crocefisso ligneo. Pur essendo tutti gentili e sorridenti sembrano scordarsi di me e per un po’ rimango in silenzio ad ascoltare questo inaspettato e singolare concerto delle note di tromba, armonicamente fuse con i ritmici colpi di scalpello e il fruscìo regolare della carta vetrata sul legno.
Il tempo di guardarmi intorno ad osservare tubi di gomma appesi alle pareti, tubi di rame piegati e modellati come ali di angeli – ora ricordo di averli visti esposti come paralumi nel negozio Phil Good – tubi innocenti e materiali per ponteggi, elmetti da cantiere, scaffali, scale, latte di vernice, tavole di legno, il tempo di guardarmi intorno, dicevo, e voltandomi vedo che sotto i ritmati colpi di scalpello il volto del cristo sta assumendo le sembianze del trombettista dai lunghi capelli ondulati. Non mi tengo più ed inizio a fare domande, scopro cheil musicista è Giulio Scocchia, giovane allievo del trombettista Emilio Soana presso l’Accademia Civica di Jazz di via Colletta, lo scultore è Massimo Baldini, le cui sculture in pietra sono esposte in questi giorni in una galleria di via Padova. E finalmente anche Philippe si prende una pausa e si allontana dal suo crocifisso per venirmi a rispondere “ognuno ha la sua croce, una fidanzata, una mamma, un amico…”
Ma voi chi siete?, taglio corto io.
“Siamo un’associazione culturale che si chiama Fatti d’Arte”…
In che senso?
“composti di arte”, pur facendo lavori diversi, sentivamo la necessità di esprimerci, di produrre qualcosa, dei fatti concreti, che la gente chiama arte…
Quale arte in particolare?
Abbiamo capito che piuttosto che farsi una delle tante sostanze che oggi circolano sul mercato, era più interessante e creativo “farsi” un quadro, una scultura, un vaso, una canzone…
Quindi un modo diverso di evadere dalla realtà?
Si, ma un modo creativo di evadere, non fuggire. Un modo attraverso il quale esteriorizziamo qualcosa che è dentro di noi, un vissuto, una credenza, una speranza.
Qual è la vostra modalità di produrre, di “fare” arte?
Ci incontriamo il martedì in via Maestri Campionesi 22, nel negozio Phil Good, che per l’occasione si trasforma in atelier di pittura e dove si rimane a volte fino a notte fonda, alcuni vengono qui a scolpire, dove si può fare più rumore, il mercoledì alcuni si incontrano per suonare nello studio di musicista e pittore, ma presto la nostra associazione affitterà il locale qui accanto, più grande di questo, dove potremo fare tutto nello stesso luogo: scolpire, dipingere, suonare, danzare, invitare gente ad unirsi al nostro entusiasmo e tirar fuori quello che hanno dentro.
Nel negozio esponiamo già i nostri prodotti e c’è un interesse crescente per le nostre opere. Alcuni di noi già vendevano, altri hanno iniziato a vendere le proprie opere grazie alla nostra associazione ed è una gran soddisfazione…
Ma voi vi proponete come professionisti?
Parafrasando una frase del film Forrest Gump, io dico che “artista è chi arte fa”. Più di una persona, entrando nel negozio, ci ha definiti “nuovi impressionisti”.Il desiderio di incontrarci e di fare arte insieme nasce da un comune sentire, da un desiderio di rinnovare le nostre vite,in modo che ci sia più condivisione, più vicinanza. L’atmosfera che si crea è bellissima e ci diamo a vicenda la forza e la costanza per andare avanti e dare il meglio di noi stessi, ognuno a modo suo e con le proprie motivazioni…
Obiettivi futuri?
Varie iniziative per animare il quartiere, trovare una serie di locali dove esporre a rotazione le nostre opere ed esibirci anche dal vivo. Per Natale organizzeremo una festa per proporre i nostri “arte-fatti” come regali di natale alternativi…ma una festa fatta d’arte!
E cioè?
Venite e vedrete!
Carlo Ambrogi
L’associazione “Fatti d’Arte” offre possibilità molto interessanti per i suoi associati, come quella di usufruire di uno spazio espositivo con vetrina su strada e l’utilizzo di due laboratori.
Per informazioni, tel. 02 54122159, 335 6323003, e mail lokomotiv04@yahoo.it
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